Prima comunione

ITALIA - 1950
E' la mattina di Pasqua, il commendator Carloni, proprietario d'un vapoforno, si sveglia di soprassalto ai colpi di clacson del proprio autista che gli ha portato sotto le sue finestre, perché tutti i vicini la vedano, l'automobile appena comperata. Mentre si veste, ammirando dalla finestra la vicina di casa, viene a sapere che il vestito per la prima comunione di sua figlia Anna non è ancora arrivato. Carloni strepita e, dopo le insistenze di sua moglie Maria, decide di andare lui stesso dalla sarta. Quando arriva il vestito è pronto, manca solo l'etichetta. Carloni sbuffa, poi, vedendo la figlia della sarta alla finestra, smette di trattar male sua madre e decide di pazientare finché l'etichetta è cucita. Ma sulla via del ritorno gli capitano una serie di imprevisti: l'automobile si guasta, un taxi gli viene portato via sotto il naso, infine nell'autobus litiga con un passeggero e scende per picchiarlo. Intanto affida il pacco col vestito ad un povero zoppo che ha scambiato per il giornalaio; ma quando la rissa è finita, lo zoppo e il pacco sono spariti. Carloni torna a casa amareggiato e furente e i pianti della piccola Anna lo spingono ai tentativi più impensati. Tutto è inutile e Carloni se la piglia con la moglie, che si ribella ai suoi ingiusti rimproveri. All'ultimo momento, arriva lo zoppo col vestito. Per mezzo dell'etichetta è riuscito a risalire alla sarta e di conseguenza al cliente.

CAST

NOTE

- FOTOGRAFO DI SCENA: OSVALDO CIVIRANI.

- PREMIO INTERNAZIONALE SPECIALE ALLA MOSTRA DI VENEZIA DEL 1950. NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR REGIA, SCENEGGIATURA E ATTORE PROTAGONISTA (ALDO FABRIZI).

CRITICA

"Tutto il racconto è commentato da una voce fuori campo che, appunto, ci scherza sopra; e, anzi, a tratti è interrotto da brani di poca immaginazione ed espone i fatti come si sarebbero svolti se il signor Carloni avesse meglio dominato i suoi impulsi collerici. E questa è la vera trovata dell'opera, che sarebbe stata tanto più efficace, se non ci si fosse insistito sopra troppo a lungo. 'Prima comunione' non è tutto ugualmente sostenuto, ma è tutto sorridente e tutto grazioso. Pieno di piacevoli invenzioni, esso innalza un genere di per sé dimesso, il genere bozzettistico, e trasforma in personaggi le figure". (Arturo Lanocita, 'Corriere della Sera', 7 settembre 1950)
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