Prigionieri del male

ITALIA - 1955
Una giovane giornalista russa, Nadia Ulianova, viene inviata in Italia per compiere un'inchiesta sul cattolicesimo, considerato naturalmente dal punto di vista comunista. A Vienna Nadia prende l'aereo che deve portarla a Roma. Tra i suoi compagni di viaggio c'è un sacerdote cattolico, Padre Lorenzo. Durante il viaggio, l'aereo, investito da un ciclone, precipita in mare; tra i superstiti vi sono Padre Lorenzo e Nadia. Il nome di quest'ultima, pubblicato dai giornali, attira l'attenzione di Elena, una signora di origine russa, sposata con un ingegnere italiano che pensa che Nadia possa essere la sua sorella minore, rimasta in Russia tanti anni prima. Cedendo ai pressanti inviti della sorella, Nadia, lasciata la clinica nella quale era ricoverata, si trasferisce a Napoli, in casa di Elena. Quando Elena, che non può avere figli, si reca col marito a Pompei per adottare un bambino, Nadia li accompagna. Poiché è atea, deride la gente che crede nella Madonna. Recatasi agli scavi, Nadia fa la conoscenza di Sergio, giovane archeologo polacco, che ha dovuto lasciare la patria in seguito alle persecuzioni comuniste. I due giovani si sentono vicendevolmente attratti da un sentimento di simpatia, che si trasforma ben presto in amore. Ma quando viene a sapere chi è Nadia e qual'è la missione che adempie in Italia, Sergio s'allontana da lei. Nadia ne è disperata ed accusa ingiustamente Padre Lorenzo, vecchio amico di Sergio, di averlo allontanato da lei; mentre il sacerdote si dà invece da fare per riconciliarli. Egli scopre però che Sergio è affetto da una terribile malattia: la lebbra. Nadia dichiara di voler star vicino all'uomo amato e quando gli incaricati dell'ufficio sanitario vengono a visitare Sergio, ella invoca in cuor suo la Madonna. L'invocato miracolo si compie: sul corpo di Sergio non c'è più alcuna traccia del terribile male. Nadia e Sergio andranno insieme a Pompei a ringraziare la Madonna.

CAST

CRITICA

"E' un lavoro modesto: mediocri la regia e la recitazione, nitida la fotografia". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 39, 1956).
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