Passannante

ITALIA - 2011
3/5
Passannante
Napoli, novembre 1878. Giovanni Passannante, giovane cuoco lucano, decide di attentare alla vita del Re d'Italia. In realtà, il suo attacco provoca al Re solo qualche graffio, ma lui viene prima condannato a morte, poi graziato, e in seguito sbattuto a marcire in una segreta sotto il livello del mare prima di essere imprigionato in un manicomio criminale. E' qui che muore nel 1910, ma a causa del suo gesto gli viene negata la sepoltura e il suo cranio esposto nel Museo Criminologico di Roma. Da allora la sua storia viene dimenticata. Sarà grazie alla estenuante battaglia di tre uomini testardi, idealisti e un po' incoscienti - un teatrante, un giornalista e un cantante - che i resti di Giovanni Passannante, nel 2007, troveranno finalmente riposo nel cimitero di Salvia di Lucania, il suo paese natale.
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FARFILMS
  • Distribuzione: EMME CINEMATOGRAFICA
  • Data uscita 24 Giugno 2011

RECENSIONE

di Francesca Baldini
Correva l'anno 1878 e un giovane cuoco lucano, Giovanni Passannante (Fabio Troiano) attenta alla vita di Umberto I (Marco Bianchi Merisi), Re d'Italia. Arrestato e condannato a morte, verrà graziato e rinchiuso nel carcere di Portoferrario sull'Isola d'Elba. Lì vivrà per anni in condizioni disumane in una cella sotto il livello del mare, fino a quando verrà portato nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà nel 1910. Dopo la morte, cranio e cervello, così come gli scritti, furono esposti al Museo del Crimine di Roma, dove grazie alle teorie di Cesare Lombroso, Passannante rientrava nella categoria dei criminali abituali. Infine tutti i membri della sua famiglia saranno internati a loro volta, mentre il paese da dove proveniva, Salvia, piccolo centro della Basilicata, sarà costretto a mutare il nome in Savoia di Lucania.
Un caso, quello di Giovanni Passannante, dimenticato dalle cronache ufficiali, che tocca i tasti della storia italiana, nell'anno in cui se ne festeggia l'Unità. Coraggioso il regista Sergio Colabona che, alla sua opera prima, prende spunto dalla realtà per creare il tessuto narrativo, alternando la rievocazione storica con l'attualità. Trascinante il personaggio di Ulderico Pesce che nel film, come nella realtà, ha portato avanti la battaglia, poi vinta, insieme al cantante Andrea Satta e al giornalista Alessandro De Feo, nel film Marchitelli (Alberto Gimignani). Una campagna, la loro, protratta per oltre dieci anni al fine di poter seppellire i resti del giovane anarchico nel cimitero del suo paese natio. Pesce, grazie allo spettacolo teatrale su Passannante, che ancora oggi porta in scena, riesce ad alleggerire il racconto di una vicenda dai contorni tristi.
Un film dai toni sociali che fa riflettere su temi come l'abuso di potere, la vendetta, la dignità di sepoltura e il trattamento dei detenuti. Un cinema che riesce ancora a denunciare, seppur tra mille sforzi, il sistema delle ingiustizie attingendo dal passato, con registi che sempre più traghettano dal piccolo al grande schermo.

CRITICA

"Com'è che una vicenda abbuiata nei libri di storia - una riga, un nome a stento tra le pagine -, chiusa per anni nella teca polverosa di un piccolo museo di Roma diventa una folgore? Perché quella di Giovanni Passannante è una storia che ti cattura l'anima, ti scuote furiosa a distanza di un secolo, e nei suoi terrificanti dettagli insegna - meglio di qualsiasi saggio - che per completare l'Unità d'Italia bisogna che siano uguali e con uguali diritti tutti gli italiani. (...) Un patchwork sul filo conduttore delle musiche sottilmente struggenti dei Têtes des Bois, che ricuce frammenti di film in costume a spezzoni tv sui Savoia, sequenze dallo spettacolo di Ulderico e cronache di ordinaria burocrazia in cui i nostri piccoli eroi moderni (Sarta, Pesce e il giornalista) cercano di riportare quel che resta di Giovanni a casa. Al suo primo film, dopo una lunga carriera come regista televisivo, Colabona gioca su sguardi e insoliti tagli di prospettiva per raccontare in poche scene la vicenda storica. Con una scrittura intuitiva che non intralcia gli incroci frequenti con le altre parti, dove qualche volta verrebbe voglia di dire a Ulderico, come fece Risi con Moretti, «spostati e fammi vedere la storia di Passannante...». L'interpretazione intensa e vibrata di Luca Troiano (nel ruolo protagonista), per esempio, l'umanità ambigua dell'avvocato (un calibratissimo Roberto Citran), l'amarezza rassegnata della madre (Maria Letizia Gorga). Ma è al tosto, tracimante e appassionato Ulderico, che, in fondo, si deve questo ritorno di fiamma per uno sfortunato italiano coraggioso. Da far conoscere e diffondere. Ancora. Perché Salvia insiste a chiamarsi Savoia, rimuovendo identità, dimenticando la (vera) storia." (Rossella Battisti, 'L'Unità', 22 giugno 2011)

"Il film, costruito come una sorta di inchiesta, tra presente e passato, racconta la battaglia condotta da tre cittadini - un teatrante, un giornalista e un musicista - per porre rimedio a un torto di Stato. (...) Una storia che sembra fare il paio con quella, altrettanto vera e terribile, rievocata da Abdellatif Kechiche nel film 'Venere Nera'; e certo non consola che solo nel 2007, dopo un rimpallo di responsabilità tra ministri alla Giustizia (Diliberto, Castelli e Mastella), i resti del poveretto siano stati sepolti nel piccolo cimitero di Savoia di Lucania. Pure in segreto, alla presenza di agenti della Digos, onde evitare 'disordini pubblici'. (...) Partendo da una sana indignazione morale, ma qua e là scivolando in inutili affondi demagogici volti ad 'eroicizzare' la figura del disubbidiente in polemica col ritorno dei Savoia, 'Passannante' svolge opera di meritoria informazione civile. E ci ricorda come una certa retorica risorgimentale debba fare i conti anche con pagine, vergognose, di burocrazia disumana, di inciprignita ferocia. Colabona, che viene dalla regia del 'Grande Fratello', cita giustamente Antigone, il diritto ad essere seppelliti, d'intesa con gli altri due animatori del film, il teatrante Ulderico Pesce e il musicista Andrea Satta. Per loro 'Passannante' fu «un idealista che non hai mai chinato la testa, anzi gliel'hanno tagliata da morto». E citano l'ode proibita che gli dedicò il socialista Pascoli prima di finire in gattabuia." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 22 giugno 2011)

"II film riunisce materiali eterogenei: gli spettacoli su Passannante di Ulderico Pesce, il tentativo (di Pesce e di Andrea Satta, il cantante dei Têtes de Bois) di seppellirne le spoglie, la ricostruzione (in costume) della storia. Molto ambizioso, molto discontinuo, assolutamente insolito." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 24 giugno 2011)

"Esordio di Sergio Colabona, che sulla strada di 'Passannante' ha trovato l'attore Ulderico Pesce, già impegnato con il cantante Andrea Satta e il giornalista Alessandro De Feo (Marchitelli nella finzione) nella battaglia contro la damnatio memoria e per la sepoltura dell'anarchico. Tra attualità (...) e rievocazione storica, il teatro di Pesce e il ritorno dei Savoia, un piccolo, imperfetto film, che ha il merito di rileggere una pagina dimenticata della storia patria: allora, le dimensioni non contano, le sbavature non si vedono, Passannante finalmente riposa in pace. E lotta con noi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 luglio 2011)
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