Ovosodo

ITALIA - 1997
Ovosodo
A Livorno, nel popolare quartiere chiamato Ovosodo, nasce nel 1974 Piero Mansani, figlio di un ex portuale che entra ed esce di galera. Morta la mamma, Piero cresce insieme al fratello ritardato, ad una giovane matrigna molto nervosa e ai libri che gli presta Giovanna, la prediletta insegnante di lettere. Al liceo conosce Tommaso, ragazzo ribelle ed esibizionista, di famiglia molto ricca. Da lui si fa trascinare in un mondo sconosciuto popolato di artisti e filosofi, che per molti versi lo affascina. Conosce anche Lisa, cugina di Tommaso, di cui si innamora: per rivederla fa un viaggio a Roma in autostop con l'amico Mirko, la trova, entra in una casa della Roma bene tra spinelli e nottate in bianco, ritorna stralunato e più confuso di prima nel suo quartiere. Passano gli anni e i sogni della gioventù lasciano il posto alla realtà. Messa da parte la scuola, Piero si iscrive nelle liste di collocamento e viene chiamato per un impiego proprio nella fabbrica del padre di Tommaso, che intanto parte per l'America. Nel frattempo Piero riprende i rapporti con Susy, la ragazza del suo condominio che fin da piccola lo guardava con interesse. Quando gli dice di essere incinta, i due si sposano, e lei la mattina lo accompagna in macchina sul posto di lavoro. Piero è ormai un uomo.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: VITTORIO E RITA CECCHI GORI PER CECCHI GORI GROUP-TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997.

- PREMIO DELLA GIURIA ALLA 54MA MOSTRA DI VENEZIA (1997).

- DAVID DI DONATELLO 1998 PER MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA A NICOLETTA BRASCHI, MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA (TULLIO MORGANTI).

CRITICA

"Brillante, amara e spiritosa, pur se non poco faziosa, commedia sociale del toscano arrabbiato Paolo Virzì, che nella natia Livorno mette in scena con grande acutezza psicologica malinconie e disagi giovanili, eleggendo la fabbrica a fucina dei veri uomini. Tutto bene, anche se si fatica a seguire la voce narrante che parla a raffica con marcatissima inflessione toscana". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 settembre 2001)

"Come si può trovare una forma moderna per la commedia all'italiana, libera finalmente dalle strettoie del mattatorismo e da un sarcasmo sempre più sguaiato? Il merito principale di Paolo Virzì è proprio quello di porsi queste domande e cercare con coraggio una risposta, lasciando la strada percorsa con le sue due prime regie per cercare qualcosa di nuovo. E di nuovo, in 'Ovosodo', c'è prima di tutto il tentativo dell'affresco generazionale, la scommessa di conquistare l'attenzione dello spettatore senza facce note (tutte dirette benissimo, a cominciare da Nicoletta Braschi, spesso altrove mal utilizzata), la voglia di raccontare un mondo prima che una storia, il rifiuto di ogni concessione alla volgarità. Non sono qualità da poco. Che tutto non funzioni alla perfezione lo si capisce da una voce fuori campo un po' troppo debordante, a cui si chiede di risolvere tutto con l'ironia delle battute. Ma che il cammino sia quello giusto lo si deduce dal piacere con cui si esce dalla visione del film." (Paolo Mereghetti, 'Sette', 25 settembre 1997)

"Se il tono è quello della commedia, i caratteri sono quelli della cronaca, di un'autenticità che ha bisogno di ambienti reali e di interpreti presi dalla vita. Una scelta che si riallaccia a quella tradizione di commedia popolaresca tinta di rosa (specialmente al Renato Castellani di 'Sotto il sole di Roma' e 'Due soldi di speranza') che aveva addolcito la lezione etica del neorealismo. Fresco, vitale, scoppiettante, 'Ovosodo' è un film indubbiamente autobiografico, ma che Virzì ha saputo far lievitare attraverso la fantasia e un tocco poetico di leggerezza e spontaneità. Tanto che il personaggio di Piero, così ruspante nella sua candida ironia e così tenero nella sua malinconia, ricorda l'Antoine Doinel de 'I quattrocento colpi' di Truffaut." (Enzo Natta,
'Famiglia Cristiana', 15 ottobre 1997).

"Evviva, evviva, è rinata la Commedia all'italiana, quella cui agli inizi, nei Cinquanta, molta critica aveva guardato con sufficienza, poi consacrata invece dai trionfi allegri (e non superficiali) dei Risi dei Monicelli e dei Comencini. Il merito ce l'ha un giovanotto, Paolo Virzì, che già si era fatto conoscere (e premiare) con altri due film, 'La bella vita' e 'Ferie d'agosto', ma che qui, salvo qualche piccola riserva per difetti ed eccessi di contorno, può dirsi che abbia veramente fatto centro: quasi a pieni voti. (...) Dicevo di qualche difetto: forse il commento del protagonista è un po' verboso e i ritmi e le musiche, se frenati, avrebbero consentito di ridere con più calma, però si ride egualmente e con la gioia di uno spettacolo che rallegra e che rinfranca. Fiorito, per di più, da uno stuolo di interpreti (alcuni professionisti - Nicoletta Braschi, Claudia Pandolfi, Barbara Scoppa - altri presi dalla strada come il protagonista Edoardo Gabriellini) che non potevano essere più bravi. Insomma, ancora evviva!". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 settembre 1997)
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