Oliver Twist

REPUBBLICA CECA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA, ITALIA - 2005
Oliver Twist
Londra, XIX Sec. Il piccolo Oliver Twist scappa dall'istituto per giovani orfani gestito dal perfido Sig. Bumble e viene cooptato da un gruppo di ladruncoli di strada che fanno capo al vecchio Fagin. Durante una delle loro scorribande, il gruppetto di furfanti deruba il ricco signor Brownlow, e Oliver, che ha assistito sorpreso e innocente, viene arrestato mentre gli altri ragazzi riescono a farla franca. Tuttavia, quella che potrebbe essere una disgrazia, si rivela per il piccolo orfano una svolta felice perché dopo la testimonianza in suo favore resa dal libraio, il facoltoso Sig. Brownlow lo accoglie nella sua bella e confortevole casa. Ma i guai per il piccolo Oliver non finiscono qui...
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Charles Dickens
  • Produzione: ETIC LIMITED, MEDUSA FILM, R.P. PRODUCTIONS, RUNTEAM LTD.
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 21 Ottobre 2005

CRITICA

"Per il resto la cadenza è classica e composta, fedelmente illustrativa nelle ricostruzioni di una Londra vittoriana brutta, sporca e cattiva, flagellata dalla fame, esasperata dalla brutale contiguità tra ricchissimi e poverissimi e perennemente immersa nella caligine piovigginosa che ispirò i celebri disegni di Gustave Doré su cui scorrono i titoli. A pensarci bene l''Oliver Twist' del Polanski redento (fa certo sorridere sentirlo scagliarsi ultimamente contro i film di sesso e violenza) s'allinea a 'La fabbrica del cioccolato' di Burton: in entrambi i casi i bambini soffrono i tormenti della crescita errando nelle divisioni topografiche di un crudele microcosmo fiabesco." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 ottobre 2005)

"Il quadro dell' Inghilterra ottocentesca, evocato negli studi di Praga e dintorni, è esaltato in un racconto apparentemente più disteso, ma rinforzato da sapienti tagli e accelerazioni. In certi giudizi riduttivi apparsi all'estero, i consensi al lavoro di Polanski si limitano ai suoi meriti di illustratore, ma in realtà in questa pur fedele interpretazione del testo il regista si concede significativi omissis (le nobili origini di Oliver, un particolare datato) e regala a Ben Kingsley, degno di sfidare a distanza Guinness, uno splendido finale. Ovvero la visita che Oliver fa a Fagin alla vigilia della sua impiccagione. In tal modo il film evita il melenso lieto fine di maniera, lasciandoci con il protagonista che versa una lacrima sulla sorte di quello che è stato uno dei suoi persecutori sottintendendo che il modo giusto di guardare il prossimo non è quello di dividerlo fra buoni e cattivi. E' noto che Polanski ha girato 'Oliver Twist' sulle personali memorie delle sue infantili sofferenze come piccolo ebreo errante nella Polonia occupata dai nazisti; e ha immaginato come interlocutori i suoi figlioletti nel raccontare una vicenda emblematica di quella strage degli innocenti che dall'era vittoriana prosegue fino ai nostri giorni come vediamo ogni sera alla tv. Il risultato è l'opera di un grande regista destinata a durare almeno quanto il film di David Lean nell'ideale collana del cinema dickensiano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 ottobre 2005)

"Twist again ma garante Polanski, a spasso nel tempo cinico della Londra '800 per rieditare, con poche infedeltà, in uno stupendo grigio da fumo e fame di poveri, la storia, già raccontata tra gli altri da Lean e Reed in un fantastico musical, del bimbo abbandonato tra le grinfie della buona società inglese. Sembra 'L'Opera da tre soldi' per piccoli, con tutti i sadomasochismi della letteratura dickensiana. Esperto di crudeltà e di angoscia infantile, il regista evita commiserazione e identificazione, pur lavorando sull'horror sociale. Il suo film è una buona riduzione che non prende al cuore ma narra col tempo variopinto di cinema old style: non inventa nulla ma rievoca in pittorica calligrafia. Il piccino sgrana gli occhi sulle cattiverie del mondo, di cui la più folk è quella dello jew sordido di Ben Kingsley." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2005)
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