Oblivion

USA - 2013
2/5
Oblivion
Anno 2077. Il pianeta Terra è stato abbandonato dalla razza umana perché segnato da decenni di guerra contro la terrificante minaccia di esseri alieni. I sopravvissuti sono stati trasferiti su una colonia lunare, ma il riparatore di droni Jack Harper è rimasto a recuperare dalla superficie terrestre le ultime risorse vitali, vivendo e perlustrando i cieli da migliaia di metri d'altezza. Tuttavia, quando la sua missione sta per volgere al termine e Jack potrà finalmente raggiungere la colonia, una donna misteriosa precipita sulla Terra. L'arrivo della straniera innescherà una serie di eventi che costringeranno Jack a rivedere la sua visione del mondo e del passato, facendo nascere in lui un senso dell'eroismo che non immaginava di avere...
  • Altri titoli:
    Horizons
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: omonima graphic novel di Joseph Kosinski e Arvid Nelson
  • Produzione: JOSEPH KOSINSKI, PETER CHERNIN, DYLAN CLARK, BARRY LEVINE, DUNCAN HENDERSON PER CHERNIN ENTERTAINMENT, MONOLITH PICTURES, RADICAL PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 11 Aprile 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Al 30° anno di carriera, c'è una notizia per Tom Cruise: il nome Jack non gli porta bene. Se non al box office, almeno negli esiti artistici: dopo il tremebondo Jack Reacher, ecco il fantascientifico Jack Harper al servizio di Joseph Kosinski in Oblivion. Almeno il titolo non è fedifrago: oblio (subitaneo) è quel che rimane dopo la visione.
Frullato senza denominazione d'origine controllata di Philip K. Dick, ma tratto dalla graphic novel dello stesso Kosinski, porta il buon Tom nell'anno 2077 a fare il riparatore di droni sulla Terra ormai disabitata e infestata, pare, di alieni. Sono stati sconfitti - abbiamo impiegato l'atomica – ma sono resilienti: guidato dalla torre di controllo dalla partner Andrea Riseborough, Tom controlla e sistema, mentre aspetta di tornare sul saturnino Titan, nuova casa dell'umanità. Ma c'è un ma: più di ogni tanto nella sua memoria, resettata ad hoc, si riaffaccia l'Empire State Building e, soprattutto, un'avvenente ragazza, Olga Kurylenko (come al solito, bella ma non balla). Perché? Chi è la donna, meglio, chi è Jack Harper?
La risposta tarda ad arrivare, e per 126 minuti a farla da padrone è il deserto, i relitti, i colori smortaccini e la solitudine, inframmezzati da flashback mnemonici, oasi sul lago (il buen retiro del nostro) e ospiti inattesi. A funzionare è solo il Tom centauro, metà uomo e metà macchina: a bordo della sua navicella fa pensare a Top Gun, e tocca accontentarsi.
Tutto il resto (RIP Califano) è noia, affidata alle incapaci mani di Kosinski che dopo TRON: Legacy spazza via i residui dubbi: davvero non ci sa fare. Si potrebbe, eppure si rischia di svelare troppo (ma c'è invero qualcosa da svelare?), parlare di clonazione e slittamento dal principio d'identità al principio di congruenza della fantascienza ultima scorsa, ovvero quella post-clonazione della pecora Dolly. Scriveva Dick, ma gli androidi sognano pecore elettriche? Oggi la risposta è cambiata, eppure, Oblivion non (ce) la ricorda.

CRITICA

"Già per il fatto d'essere l'unico titolo che regge alla disfatta primaverile degli incassi, 'Oblivion' merita favore e interesse. Sui film di fantascienza, certo, gli spettatoti si dividono in due fronti contrapposti: ad alcuni sembrano solo e sempre gingilli artefatti e frastornanti, ad altri l'unico genere capace di riaccendere la fiammella delle idee insieme a quella della meraviglia. Così, se si detestano per principio le grandi produzioni, i marchi divistici e gli effetti speciali (ma l'appassionato non dovrebbe soggiacere ad alcun tipo d'imperativi siffatti), anche il kolossal di Joseph Kosinski va inscritto nel registro dei superflui; se, al contrario, si è convinti che nell'esercizio della visionarietà ad alto tasso tecnologico vale la qualità dell'apologo morale e della riflessione filosofica e non solo il pretesto avventuroso, è possibile uscire molto soddisfatti dalla sala. Il regista, del resto, non è il tipico prestigiatore audiovisivo della Hollywood d'ultima generazione, bensì un trentanovenne professore d'architettura caro al celebre collega David Fincher, già titolare dello straordinario successo di 'Tron: Legacy' e soprattutto devoto cultore degli storici telefilm 'Ai confini della realtà'. Un background che è facile riscontrare nella trama che non si direbbe granitica o inequivocabile, ma in compenso abbonda d'inquadrature sperimentali, sequenze inventive, picchi narrativi calibrati e colpi di scena divertenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 aprile 2013)

"Chi ha visto più di tre film di fantascienza avrà già ritrovato in questi pochi cenni echi di ogni sorta. Il resto di 'Oblivion', che parte rigoroso-concettuale come 'Moon' ma poi svolta nel filosofico-fragoroso alla 'Matrix', è della stessa pasta. L'originalità del resto ha smesso da tempo di essere una virtù. Il cinema ingordo e post-tutto di oggi procede per accumulo, non per invenzione. Come tutti i sopravvissuti, Jack ha subìto la cancellazione della memoria, ma è visitato da ricordi (o pseudo-ricordi?) insistenti... Inevitabile pensare a Ph. K. Dick, ma fermiamoci qui. Siamo in pieno citazionismo, e se Harper non ricorda nulla, noi riconosciamo tutti quei prestiti... Così, anche se 'Oblivion' non farà data nella fantascienza, si può sempre apprezzare la cura smagliante della realizzazione. Dalla bravura degli attori all'inventiva dispiegata nel design di scenografie e tecnologie. In testa i veri «cattivi» del film, quegli inaffidabili e terrificanti droni assassini (argomento attualissimo negli Usa, e non solo). Senza dimenticare la strepitosa Melissa Leo, che dall'inizio alla fine appare solo su un monitor in bianco e nero ma ruba la scena a tutti. Compreso Cruise, che comunque festeggia il suo 37mo film in splendida forma." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 aprile 2013)

"Intanto chi è Joseph Kosinski (classe 1974) che firma come regista 'Oblivion'? Ha fatto studi di architettura, ingegneria e design, si è appassionato e specializzato in computer grafica, ha seguito David Fincher a Los Angeles e qui utilizzato le proprie competenze realizzando spot commerciali per grandi marchi dell'elettronica ma non solo, nel 2005 ha scritto e disegnato la graphic novel dalla quale è stato poi tratto il film omonimo che ora vediamo al cinema, nel 2010 si era già cimentato con la regia cinematografica realizzando il sequel di 'Tron' ('Tron Legacy', di cui si annuncia un ulteriore capitolo diretto sempre da lui). Gli scenari e i sentimenti messi in campo da 'Oblivion', in particolare attraverso il personaggio principale dell'astronauta privato di memoria Jack Harper affidato al come sempre statico e imbronciato Tom Cruise, non rappresentano esattamente una visione e un immaginario inediti nel ramo delle storie fantascientifico catastrofiche. (...) siamo alle solite: un uomo solo, con la sua debolezza e il suo coraggio, è destinato a salvare il mondo da asettici e perversi disegni di nuovo ordine globale. A parte la schiacciante ricchezza di mezzi dispiegati (ma, come nel kubrickiano '2001 Odissea nello spazio', la presenza umana è ridotta all'osso) che induce ovvia ammirazione, era difficile aggiungere qualcosa ai grandi modelli degli ultimi decenni. 'Blade Runner' tanto per dirne uno imprescindibile." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 aprile 2013)

"Joseph Kosinski, il regista di 'Tron: Legacy', aveva scritto questa storia anni fa, ma solo quando Tom Cruise si è innamorato del progetto, il film è decollato. Attore preciso ed efficace, Cruise ha fatto scrivere la sceneggiatura a misura del suo talento di atleta e pilota, affrontando al solito in prima persona spericolate scene di volo, acrobatiche corse in motocicletta negli immensi, desertici paesaggi islandesi di cui il direttore di fotografia Claudio Miranda ('Vita di Pi') ha saputo mettere a bene frutto la cristallina luminosità; e dove si ergono i resti di quel che fu l'America - una parete di uno stadio di baseball, l'obelisco di Washington. Scenografie elegantemente avveniristiche come nel kubrickiano '2001', film cult (e si vede) di Kosinski (laureato tra l'altro in architettura), il quale attinge a piene mani al repertorio fantascientifico classico, ricorrendo a un riuscito miscuglio di effetti speciali e sofisticato artigianato (vedi la bellissima piscina trasparente, sospesa nel vuoto e circondata di cielo). Ma l'idea di coniugare le usuali scene d'azione con momenti meditativi, riflessioni sul senso ultimo della vita (degno immolarla eroicamente per una causa alta) e sull'identità rischia di risultare ambiziosa, e il finale è troppo lambiccato per far nascere un vero pathos. Anche se il moltiplicarsi di film basati, come questo, su un'eventuale alienazione dal proprio passato potrebbero essere l'allarmante campanello d'allarme di una civiltà che corre verso l'auto annientamento, distruggendo giorno dopo giorno il suo capitale di memoria e di valori." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 aprile 2013)

"Se anche la fantascienza non ha più immaginazione, allora siamo messi proprio male! Nel suo accedere molesto a tutto quello che è stato immaginato in materia d'apocalisse, 'Oblivion' è il manifesto involontario di questa desertificazione, ultima e definitiva tappa dell'involuzione del post-moderno. La crisi, che si vuole economica, è evidentemente e prima di tutto una crisi dell'immaginario. L'apocalisse su cui da sempre si è favoleggiato, punto fermo posto a debita distanza come distopico memento, non riesce più a produrre nuovi scenari, nuovi modi per rigenerare antiche paure, per poi disinnescarle nel continuo esercizio scaramantico. Come le gigantesche idrovore descritte nel film che troneggiano sugli oceani ormai esangui di una Terra senza più uomini e umanità, comandati dalla volontà di una mente altra, 'Oblivion' ha prosciugato qualsiasi fonte legata alla tradizione letteraria e cinematografica della «fantascienza della fine», lasciando lacerti spezzettati che sarà difficile ricomporre un «domani», quando avremo bisogno di immaginare un'altra fine, sempre che si superi questa. Va detto che in questa suzione senza precedenti, gli autori-vampiri di 'Oblivion' hanno osato essere raffinati, tanto da citare il più potente saggio visivo sulla fine del mondo, firmato da Chris Marker nel mediometraggio 'La jetée', poi ripreso da Terry Gilliam in 'L'esercito delle dodici scimmie', quell'uomo segnato da un'immagine del passato. (...) Sarebbe certo stato geniale se tra i libri trovati da Harper ci fosse stato un romanzo di Philip K. Dick e tra i film un Kubrik e un 'Matrix'. Se li avesse trovati, avrebbe capito meglio e prima chi è e qual è il suo posto in quel mondo dove quel che appare non è, e la realtà non garantisce alcuna verità." (Dario Zonta, 'L'Unità', 11 aprile 2013)

"Sarà stata pure scongiurata l'infausta profezia dei Maya, ma i film sull'apocalisse non abbandonano il grande schermo. Prova ne è 'Oblivion' di Joseph Kosinski con Tom Cruise riparatore di droni su una Terra ormai distrutta e abbandonata dal genere umano. Straordinari e visionari effetti speciali restituiscono un pianeta devastato, e la verità non è quella alla quale crediamo all'inizio, ma il film è una tale sintesi di precedenti pellicole fantascientifiche - da 'WALL-E' a 'Total Recall', da '2001 Odissea nello spazio' a 'Blade Runner'- che in oltre due ore c'è davvero poco spazio per l'originalità." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 11 aprile 2013)

"Piacerà a chi ha amato 'lo sono leggenda' con Will Smith, la saga di, 'Matrix' (il tema del leader) e magari anche 'WALL-E' il cartone animato più intelligente e coinvolgente dell'ultimo decennio. Tratto da un fumetto (meglio un graphic novel) che non ci risulta pubblicato, il film centra i due messaggi principali: appagare gli occhi (come neanche Tim Burton) e pure lo stomaco dello spettatore (le scene di combattimento sono toste come nel sottovalutato 'Starship Troopers')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 aprile 2013)

"Che guazzabuglio questo blockbuster fantascientifico. (...) Trama da mal di testa, con colpi di scena spesso inspiegabili. Roba da patiti del genere, insomma. Impressionante la bella resa grafica, soprattutto in formato IMAX." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 aprile 2013)
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