Non ti muovere

SPAGNA, GRAN BRETAGNA, ITALIA - 2004
Non ti muovere
Per uno stop non rispettato da un automobilista una ragazza di quindici anni sbalzata dal motorino viene portata in ambulanza all'ospedale. Il medico di guardia capisce che è la figlia di un loro chirurgo, Timoteo. Mentre un collega la opera, il padre ripercorre la sua vita e getta la maschera di uomo perfetto e sicuro di sè. Nella speranza di avere risposta dalla figlia in coma, le racconta la storia di un suo appassionato amore extraconiugale, di tanti anni prima, per una donna derelitta e del tutto lontana dal loro ambiente, Italia.
  • Altri titoli:
    No te muevas
    Don't Move
    Ne bouge pas
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: Romanzo omonimo di Margaret Mazzantini - Premio Strega 2002 - Edizione Mondadori
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, MEDUSA FILM, FRANCISCO RAMOS PER ALQUIMIA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 12 Marzo 2004

RECENSIONE

di Paolo Aleotti
La scarpetta rossa di una moderna Cenerentola è tutto ciò che resta di un amore forte, sghembo e passionale, che lascia (naturalmente?) il posto all'altro amore: quello regolare, per una figlia in pericolo, per una moglie lontana e in allarme. Le strofe create da Vasco Rossi accompagnano gridando la fine di una fiaba simile a tante dei nostri giorni: segnate da mille amori, diversi tra loro. Tutti veri. Tutti (o quasi) incompatibili. Forse l'ultima sequenza appare sopra le righe e didascalica. Ma al contrario per tutta la sua durata Non ti muovere è film di carne, sudore e sentimenti; e insieme di regia e di recitazione. Capace anche di travalicare lievi scomodità del libro da cui è tratto, forse perché il regista e protagonista (bravissimo Castellitto nella doppia versione) è un uomo; mentre nella versione letteraria era Margaret Mazzantini a prendersi la responsabilità di raccontare in prima persona i turbamenti intimi di un maschio, quando ama o violenta, promette o tradisce. Compito arduo. Ma il cinema può rubare, e stavolta lo fa, il mestiere alla letteratura. E si rivela ancora una volta strumento principe per raccontare l'epica dei sentimenti. E dei luoghi. Come la periferia sordida, desolata eppure a suo modo affascinante in cui vive Italia (altra interpretazione da applauso, Penelope Cruz). Quando Timoteo, chirurgo dalla vita affettiva piatta, incontra la sgangherata Italia, esserino all'apparenza sgraziato e segnato dal destino ('la mia vita è stata piena di piccoli segni che mi vengono a cercare') scocca la scintilla. La relazione, da violenta, squallida e saltuaria, diventa intensa e profonda. Capace di mettere l'uomo a contatto con il proprio intimo. Proprio il contrario di quanto accade tra Timoteo e la moglie Elsa (Claudia Gerini, una menzione anche per lei), ideale borghese di donna; sfrontata e omertosa, brillante e insieme ottusa, per usare la descrizione che ne fa la Mazzantini. Il giallo di questo amore improbabile si scioglie in una serie di flash-back, attraverso i quali Timoteo ripercorre la vicenda, mentre attende l'esito di un'operazione chirurgica: quella attraverso la quale i suoi colleghi stanno tentando di salvare sua figlia, caduta dal motorino. Ed è tra i sentimenti alterni di un papà, squassato da paura e speranza, che scopriamo come e perché gambe storte e sottili possano diventare più affascinanti di silhouette lunghe e affusolate; perché i capelli da topo di Italia, la brutta cicatrice sul collo, i denti e il sorriso storto possano strappare involontari 'ti amo' alle viscere del chirurgo. Tra le assi sconnesse di un tramezzo nel deserto urbano di Italia e i fondali da sogno caraibico che Timoteo divide con la moglie, questo racconta il film, vince alla fine semplicemente la vita; che colpisce alcuni, grazia altri, lascia riflettere chi ne ha voglia. Come Vasco Rossi, che scrivendo la colonna sonora per il film, inizia proprio cosi: "Voglio trovare un senso a questa storia'.'.

NOTE

- FONICO DI PRESA DIRETTA: MARIO IAQUONE.

- DAVID DI DONATELLO 2004 PER MIGLIOR ATTRICE (PENELOPE CRUZ) E MIGLIOR ATTORE (SERGIO CASTELLITTO).

- GLOBO D'ORO 2004 PER IL MIGLIOR FILM.

- PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

- NASTRO D'ARGENTO 2005 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA (MARGARET MAZZANTINI E SERGIO CASTELLITTO), MIGLIOR MONTAGGIO (PATRIZIO MARONE), MIGLIOR CANZONE ("UN SENSO" DI VASCO ROSSI, SAVERIO GRANDI E GAETANO CURRERI) E MIGLIORE SCENOGRAFIA (FRANCESCO FRIGERI).

CRITICA

"C'è un nucleo incandescente in 'Non ti muovere', che Sergio Castellitto ha tratto dal romanzo premio Strega di sua moglie Margaret Mazzantini. Incandescente e sfacciatamente simbolico, ma non adeguatamente sviluppato sullo schermo. La reietta infatti si chiama Italia. E l'amore disperato, inspiegabile che finirà per legare il chirurgo alla devota Italia, è così forte da relegare sullo sfondo tutto il resto, la moglie, la figlia in coma, il Timoteo arrivato che non riesce mai a interessarci. Mentre il film fa la spola fra i due mondi e insiste proprio su questo, sulla duplicità del protagonista, sul suo non saper (non poter) scegliere. Che avrà conseguenze tragiche quando sia la preborghese e premoderna Italia che la moglie fredda e rampante (Claudia Gerini) si scopriranno incinte. In breve, e senza raccontar oltre: fino a che punto possiamo mentire a noi stessi? Quanto tempo si può vivere in letargo? Domande poste con insistita sgradevolezza. Col risultato di mandare cattolicamente assolto questo personaggio capace di riconoscere il cuore pulsante della vita, ma non di rispettarlo e proteggerlo. Per odioso che sia, è facile capire Timoteo, le sue rabbie, le sue viltà. Più arduo accettare che il fantasma di Italia benedica il ritorno all'ordine finale. A meno di prendere la metafora alla lettera. Allora però nella bara non finisce solo una poveraccia, ma una parte essenziale di noi. Ed è questo, dopo tanto furore, a lasciare turbati e irritati." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 marzo 2004)

"Era una sfida coi fiocchi portare sullo schermo 'Non ti muovere', restituirne in pieno la ricchezza di pieghe e di sfumature. Quali imperscrutabili strade possa scegliere l'amore per esprimersi, quali terribili prove e scolte la vita possa riservare. Contro Sergio Castellitto aveva un solo tentativo di regia ('Libero Burro') generoso ma claudicante. A favore: un'autorevolezza come interprete che fa ormai di lui l'erede di Mastroianni. Chissà se a favore o contro, il fatto che il romanzo lo ha scritto sua moglie: complice sicuramente, ma anche guardiana ravvicinata. Il libro è molto famoso e sarà fatale la sorveglianza di chi l'ha letto, apprezzato, amato, su quanto si ritrovi il giusto clima del primo incontro tra Timoteo e Italia, sotto una cappa di caldo soffocante, in una specie di squallida bidonville ai margini della città. (...) Sì, c'è riuscito in pieno Castellitto e auguriamo a questo suo film intenso e ispirato - fino nella scelta delle canzoni: da Cutugno a Vasco, da Leonard Cohen a Lennie Tristano - la meritata fortuna." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 marzo 2004)
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