Non pensarci

ITALIA - 2007
Non pensarci
A Rimini, la famiglia Nardini è in fermento per il ritorno di Stefano, il secondogenito, scapestrato e ribelle, che ha lasciato la casa e l'azienda di famiglia per andare a Roma nella speranza di far fortuna come chitarrista punk-rock. Stefano ha 36 anni, suona da quando ne aveva cinque e un giorno capisce di essere contornato soltanto da ventenni invasati e non avere alcuna speranza di diventare famoso. Non ha una fidanzata e neppure un letto in cui dormire, perciò prende tutto quello che possiede - una chitarra e una macchina con le portiere che non si aprono - e ritorna a casa. La sua famiglia, però, è molto cambiata. Suo padre, reduce da un infarto, gioca a golf, la mamma si dedica a strani seminari sulle tecniche sciamaniche, mentre la sua sorellina Michela ha deciso di abbandonare gli studi per lavorare in un parco acquatico. Stefano, che è sempre stato un sognatore, è considerato la pecora nera, l'esatto opposto di Alberto, il figlio maggiore, quello che ha preso in mano le redini dell'azienda di famiglia e si è consacrato alla produzione di ciliegie sotto spirito. A Stefano, però, basta poco per capire che suo fratello maggiore è stressato dalle continue pressioni della moglie e dei figlioletti, mentre la piccola fabbrica familiare è sull'orlo del tracollo finanziario. Strano a dirsi, ma mentre la famiglia sembra essere sull'orlo di una crisi di nervi, sarà proprio lui, il più incapace, a farsi carico delle confidenze di tutti e a doversi occupare a suo modo di loro...
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BEPPE CASCHETTO E RITA ROGNONI PER ITC MOVIE, PUPKIN PRODUCTION IN COLLABORAZIONE CON LA7
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2008), DVD: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 4 Aprile 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
"Non stavamo meglio quando ci dicevamo le bugie?". Sorrisi larghi, abbracci e pacche sulle spalle. Si sa che la famiglia perfetta risiede solo nella pubblicità e le acque tranquille si increspano al primo sassolino lanciato. Nel caso dei Nardini da Rimini, i fragili equilibri si spezzano al ritorno di Stefano (Valerio Mastandrea), il medio dei tre figli, che rincasa dalla Capitale dove ha tentato di sfondare come chitarrista punk-rock. Nell'economia di una famiglia neo borghese, arricchita grazie alla produzione di ciliege sotto spirito, il 36enne figlio prodigo è visto come pecora nera, musicista a perdere, in contrasto ad Alberto (Giuseppe Battiston), il maggiore, che ha preso in mano le redini della fabbrichetta e si stressa tra moglie e figli piccoli. Ma basta poco a Stefano per capire che i suoi cari, in realtà, sono sull'orlo di un fallimento economico e parallela crisi di nervi. E proprio con lui, stralunato naive ed apparente incapace, diventa confessore delle verità nascoste di ciascuno. Il peso delle responsabilità si fa pesante e il dilemma trova soluzione nel titolo - Non pensarci - perché tutto, prima o poi, si aggiusta. Gianni Zanasi, al suo quarto lungometraggio, si conferma narratore efficace e versatile, qui concentrato sui chiaroscuri di un quadretto famigliare della provincia italiana, tra la risata e la commozione. Le quasi due ore di commedia tengono (e intrattengono) l'attenzione dello spettatore che si fa complice di tutti i personaggi, ben levigati e mai troppo caricaturali. Spicca su tutto il cast - aderente alle parti - il protagonista Valerio Mastandrea, conferma di un talento ormai maturo.

NOTE

- PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI) - PREMIO ARCA CINEMAGIOVANI COME MIGLIOR FILM ITALIANO ALLA 4. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI - VENICE DAYS', VENEZIA 2007 - PREMIO AIACE 2007

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER: MIGLIOR REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTA (GIUSEPPE BATTISTON E ANITA CAPRIOLI) E SCENEGGIATURA.

- DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (GIUSEPPE BATTISTON). ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (VALERIO MASTANDREA)

CRITICA

"'Non pensarci' di Gianni Zanasi, è una divertente commedia dai toni generazionali sotto la cui scorza leggera si cela un ritratto impietoso del nostro Paese. Ad interpretarlo c'è Valerio Mastandrea (secondo Marco Müller 'il Jerry Lewis italiano') in un ruolo a tutto campo che gli consente di esprimere al meglio le sue peculiari capacità attoriali modulate sempre a cavallo tra comicità e malinconia. In 'Non pensarci', l'attore romano interpreta Stefano Cardini che a trentasei anni suona la chitarra elettrica e ha alle spalle un passato di piccola star del punk rock indipendente." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 31 agosto 2007)

"C'è il tono surreale della provincia e i suoi riti, l'instabile del contemporaneo che in apparenza manco li scalfisce, e quel tono trasversale, di distanza partecipe che li restituisce capovolti. La sorpresa diventa la cosa più riconoscibile, il luna park, i vomiti, le sbronze, i cani trovatelli e quelli costosi, i tentati suicidi che finiscono con zampe canine rotte e quelli veri. Gli incontri inaspettati con chi pensi di conoscere da sempre. Che ti cambiano e sono sostanza di vita e ispirazione, basta guardarsi un po' meglio intorno... Il cinema di Zanasi si sposta per movimenti impercettibili, ha la vitalità dell'imperfezione e del sentimento. Con la dote rara di catturare l'istante in esperienze (immagini) riconoscibili. Per renderle però ogni volta inattese." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 settembre 2007)

"Una commedia ben scritta e ben equilibrata, con un cast di attori in stato di grazia e una storia originale, stracolma di idee e di invenzioni, capace di raccontare destini, problemi, amori di un'Italia di provincia che aspetta solo di essere mostrata. (...) Film indipendente che ci fa riscoprire un Zanasi rinato, fresco, pungente, attento alla realtà, capace di far girare i suoi attori sulla giostra di dialoghi e situazioni spesso commoventi, certo bizzarre, sempre vere." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 settembre 2007)

"Ecco 'Non pensarci' di Gianni Zanasi, positivo rientro dopo che avevamo perso di vista il regista di 'Nella mischia' (1994), il suo film migliore, dopo i discendenti 'A domani' (1999) e 'Fuori di me' (2000). Un film punk? Non scherziamo. Una commedia all'italiana superclassica di discreto livello dove la famiglia rimane l'istituzione cardine e dove si bisticcia, si litiga, si incontrano personaggi eccentrici della cittadina di provincia (Dino Abbrescia sempre una sicurezza, Paolo Briguglia eccellente) ma poi finisce tutto a tarallucci e vino nonostante rivelazioni di vere paternità e suicidi spettacolari. Il difetto? Poco rock e 'comodo ma come dire poca soddisfazione' come cantava l'ex punk convertito Giovanni Lindo Ferretti. Il pregio? Ottimi attori e personaggi a cui vuoi bene. Mario Monicelli in brodo di giuggiole e ovazione del pubblico al Lido come spesso capita alle pellicole leggere che tirano su il morale al cinefilo già in overdose da cinema d'autore. Il tutto con l'aggiunta di concertone evento con Zanasi al basso, Mastandrea alla batteria e Abbrescia alla chitarra. Non pensarci, in conclusione: non pensate ai Sex Pistols (citati) ma semmai alla tenera arguzia del mai dimenticato e sempre memorabile Ivan Graziani (in colonna sonora)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 settembre 2007)

"'Non pensarci' racconta la pausa esistenziale a cui si obbliga Stefano (Valerio Mastandrea), chitarrista punk rock non proprio giovanissimo, 'tradito' dal pubblico ma soprattutto dalla fidanzata. (...) Quello che poteva essere un ritratto nemmeno tanto originale dei mali della provincia diventa il quadro variegato e divertente di un Paese dove i luoghi comuni della 'finzione all'italiana' sono aggirati, evitati o ribaltati (vedi il più giovane deputato d' Italia interpretato da Paolo Briguglia) mentre Zanasi usa gli stereotipi degli adulti che non vogliono crescere e che confondono i sogni con la realtà (o le battute da bar per discorsi seri) con una leggerezza e una ironia che conquistano." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2007)

"'Non pensarci' è di quel Gianni Zanasi già apprezzato a Cannes e Venezia e che ora alleggerendo i toni riscuote applausi anche dal pubblico delle Giornate degli Autori. Lo fa raccontando il ritorno al passato, tra nostalgia e nevrosi familiari, nella provincia italiana (Rimini), di Stefano, uno che, per dirla alla Ruggeri, è stato Punk prima di te. Uno a cui non serve la gelatina o un barbiere ubriaco per essere un ribelle, schifato dagli anni '80, dagli squallori piccolo borghesi, dai servi. Uno che non ha paura, per dirla con Guccini, di 'invecchiare senza maturità' ma che si scopre persino più responsabile dei suoi fragili e borghesi parenti. Ne viene fuori una storia tenera, divertente, malin-comica: un racconto lieve sulla pesantezza del vivere, in cui si ride sempre con un po' di magone. Un film in cui la musica è centro (si passa dal rock underground alla musica classica) e contorno e in cui il regista è il direttore di una piccola orchestra d'attori bravissimi e con una gran chimica. Stefano è un diverso, "disadattato" solo perché non si fa inquadrare negli schemi di una società arida, in cui tutto è mercificato. Definito "tossico" solo perché non sa essere ipocrita. Un bell'esempio di cinema popolare e sofisticato, divertente e profondo senza essere pretenzioso e spocchioso. Il derby tra gli italiani delle Giornate degli autori e del Concorso ora è sull'uno a zero." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 2 settembre 2007)
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