Natale a New York

ITALIA - 2006
Filippo Vessato è un giovane chirurgo che fa parte dello staff dello spietato professor Benci, un luminare della medicina. Filippo deve andare a New York per sposarsi, ma il crudele primario gli concede appena 4 giorni di vacanza in cui ha il compito di far rientrare anche un incarico personale: portare al figlio di Benci, Francesco, studente in un'università della Grande Mela, il regalo di Natale del padre. Giunto negli Stati Uniti, Filippo scopre che il figlio di Benci e il cugino Paolo non sono affatto studenti modello, come credono le famiglie, ma due veri fannulloni. E le sorprese per Filippo continuano con l'arrivo a New York del primario che rivela un lato di sé completamente inaspettato.
Lillo e Milena sono sposati da vent'anni e lui, ex cantante di piano-bar, ha resistito ad ogni tentazione femminile per salvaguardare se stesso dalla perdita dei vantaggi ottenuti con il contratto matrimoniale: sua moglie, infatti, è una donna molto ricca che lo lascerebbe senza un soldo in caso di divorzio per infedeltà coniugale. Tuttavia, un giorno Lillo incontra Barbara - una bellissima donna sposata al facoltoso Claudio e legata anche lei dal medesimo vincolante contratto di matrimonio - che si innamora perdutamente di lui al punto di volerlo sposare. Per evitare di rovinare la propria vita agiata, Lillo non esiterà a mettere in guardia il suo rivale dai continui trabocchetti messi in atto da Barbara, decisa a smascherare l'infedeltà di Claudio così da rendere vano il contratto di matrimonio...

CAST

NOTE

- AURELIO DE LAURENTIIS E' CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2007 COME MIGLIOR PRODUTTORE.

CRITICA

"Piacerà a chi esige il consueto panettone natalizio e non intende rinunciare all'abitudine nonostante l'assenza di Boldi. Il produttore De Laurentiis ha fatto l'impossibile (leggi adunare un grosso cast) per accontentare l'affezionato zoccolo duro." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2006)

"Perso per strada Massimo Boldi, la compagnia coordinata da Neri Parenti affianca all'incursore n°1 Christian De Sica nuovi specializzandi in sketch, barzellette e gag a presa rapida. L'esito non va disgiunto dalle ambizioni di partenza e non è il caso di mettere mano ai sacri principi: sia pure suddivisa in due episodi autonomi e adiacenti, la trama conta poco e va presa a consumo come la bottiglia in osteria. Restano come al solito le performance individuali, sulle quali è invece possibile esprimersi con un minimo di cognizione di causa. Il reparto, per così dire, «corna incrociate» viene galvanizzato da un Christian in gran forma, disposto a privarsi di gran parte del fardello di parolacce per dare i tempi giusti al balletto allestito oltreoceano con la buffa amante burina Sabrina Ferilli e il simpatico Massimo Ghini a sua volta fatuo fedifrago. Unica nota stonata la figlia incarnata da Elisabetta Canalis, che nel rendere la pariglia ai maschietti si limita a mettere il broncio e la minigonna come faceva nelle dimenticabili comparsate televisive. Il settore goliardico/giovanottesco offre quello che può: un misurato Fabio De Luigi nel ruolo del chirurgo vessato dal nevrotico primario Claudio Bisio, alle prese con il duo Ruffini/Mandelli che sembrano nati per produrre smorfie & cretinerie nonstop. Una piacevole new entry è costituita da Alessandro Siani, lo sfigato pianista da bar che si assume l'onere di fare incollare i lembi della pochade con la sua finta aria svagata da cabarettista di classe. A conti fatti non ci si può inorgoglire, ma neppure vergognare per avere pagato il biglietto." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 dicembre 2006)

"Che la formula sia consunta lo riconosce ormai pure Aurelio De Laurentiis. Infatti per Natale 2007 rinverdirà i fasti del ciclo 'Amici miei', trasferendovi in blocco le star dei suoi cinepanettoni. Magari è un'idea. Sempre che 'Commediasexi' riesca davvero a farsi spazio tra i due supercomici scoppiati (e un po' spompati). Se la domanda è 'com'è De Sica senza Boldi?', la risposta è facile: più divertente di prima. I due ormai mal si sopportavano, tanto da ritagliarsi sketch sempre più separati, sicché non stupisce che Christian abbia deciso di far coppia fissa con Massimo Ghini. Uguali e diversi, in 'Natale a Miami' incarnavano due cinquantenni romani, tresconi e danarosi, rivali ma in fondo complici, con una gran voglia di correre la cavallina. Poiché squadra che vince non si cambia, in 'Natale a NewYork' la storiella è pantografata con minime variazioni: (...) In effetti, tra porte che si aprono e si chiudono, bugie sesquipedali e scambi di fotografie, l'episodio si propone in chiave di commedia brillante, con qualche affondo colorito in linea con lo spiritaccio capitolino dei personaggi. (...) Bombardato dal tormentone musicale 'World hold on', il film ricicla gag da 'Tutti pazzi per Mary' e cita 'Mr. Magoo', il lesso Alessandro Siani scomoda il fantasma di Troisi, le comparse americane paiono atroci, tutto suona un po' rallentato. Ma Neri Parenti è un professionista del genere, il copione l'hanno rifinito a dieci mani e se dici che si ride poco passi per un nemico della patria." (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 16 dicembre 2006)

"'Natale a New York' ripropone il collaudatissimo meccanismo della commedia degli equivoci, mescolando mariti, mogli, amanti, figli, figlie e genitori vari. (...) 'Olè punta tutto sulla coppia che non si sopporta per riproporre l'eterno scontro tra 'l'ingenuo' lombardo e il 'furbo' napoletano. (...) Ma mentre il film di Neri Parenti con Christian De Sica va come un treno sulle rotaie della farsa più collaudata il secondo, diretto da Carlo Vanzina, praticamente non ingrana mai la marcia giusta e arranca dall'inizio alla fine. Anche gli 'antipatizzanti' di questo tipo di cinema possono soltanto sperare in un paio d'ore di barzellette inedite e divertenti, capaci di distrarre dai pensieri di tutti i giorni. Come appunto si chiede a una farsa. De Sica ci riesce, Boldi no. La ragione è presto detta. 'Natale a New York', e il suo collaudatissimo timoniere Aurelio De Laurentiis, hanno cercato di rifare quello che sapevano fare meglio; i Vanzina, chiamati al servizio di Boldi, hanno pensato bene di stravolgere l'anima del comico di Luino obbligandolo a inseguire esempi a lui inadatti o che comunque hanno finito per mortificare quella sua vena di comicità fanciullesca e quasi surreale che altro volte aveva funzionato. Più che la difficile alchimia con Salemme, basata troppo sulle differenze regionali e non abbastanza su quelle caratteriali, troppo meccanica per non svelare che battute e gag nascevano a tavolino e non dalla spontanea dialettica dei due attori, l'errore più grande ci sembra quello di aver costruito una storia senza crederci davvero. (...) Anche De Sica gioca d'accumulo, ma senza cercare di unire per forza tutto. La storia delle due coppie fedifraghe e quella degli studenti lazzaroni non cercano mai di giustificarsi l'un l'altra. (...) In questo modo gli attori non si sentono costretti ad ubbidire a una qualche gerarchia contrattuale ma inseguono sole le ragioni dei propri personaggi. E soprattutto conquistano il sorriso dello spettatore. Questo vuol dire che Boldi non doveva divorziare da De Sica? Non è detto. Probabilmente dopo tanti annoi insieme i due non si sopportavano più, ma è certo che per il futuro il Cipollino nazionale deve cercare un canovaccio più adatto alla sua comicità." ('Corriere della Sera', 16 dicembre 2006)
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