MOGLIE E BUOI

ITALIA - 1956
John Cattabriga, un italiano che ha fatto fortuna in America, volendo trovare una moglie al suo figliolo, se ne ritorna in Italia, al suo paesello, nella natia Romagna. Ma il figlio, imbottito di idee americane, pensa agli affari, alla produttività, e non vuol saperne di sposarsi. John incontra Evaristo, un vecchio amico che è ben lieto di mettersi a disposizione del fortunato reduce, nella speranza d'indurlo poi ad elargire i milioni che occorrono per dare incremento alla squadra di calcio. Egli procura intanto ai due l'alloggio presso una vecchia contessa monarchica: John è repubblicano socialista, ma le divergenze ideologiche sono presto superate. In onore degli americani viene organizzato un ballo, in cui tutte le madri mettono in mostra le loro figliole, ciascuna con la segreta speranza di divenir la suocera di Cattabriga junior. Questi però, pur dovendo per necessità ballare con tutte le ragazze presenti, si sente particolarmente attratto dalla modesta commessa della fioraia. Ma c'è un guaio: la fanciulla vive con uno zio che in tempi lontani, essendo fascista, ebbe dei contrasti col socialista John. Il giovane Cattabriga non sembra preoccuparsi eccessivamente di un ostacolo di questo genere: durante una gita al lago lascia tutte le altre ragazze per correr dietro a quella, che gli ha ferito il cuore. Ciò dà luogo ad equivoci, ma serve soprattutto a rinfocolare i contrasti tra John e l'ex fascista, il quale minaccia uno scandalo, evitato per l'intervento della contessa. La maldicenza riesce tuttavia a turbare brevemente l'idillio; ma dopo una lotta violenta con certi vitelloni, da lui beffeggiati, il giovane americano sente ribollirsi in seno gli audaci spiriti dei cow-boys. Dopo aver semidistrutto un bar, penetra nella casa dell'amata e la convince a sposarlo.

CAST

CRITICA

"L'ultima fatica del povero De Mitri appartiene al genere che egli prediligeva, pur con la segreta aspirazione di potersi dedicare un giorno a qualche cosa di più impegnativo. E nel suo genere questo film è una pellicola ben fatta, servita da una sceneggiatura agile e scorrevole, diretta con quella bonomia che era nel carattere del buon Leonardo (....)".(A. Albertazzi, "Intermezzo", 22/23,15/12/1956).
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