Misterioso omicidio a Manhattan

Manhattan Murder Mystery

USA - 1993
Misterioso omicidio a Manhattan
La prematura scomparsa di una casalinga del West Side, apparentemente in ottima salute, trasforma alcuni membri dell'élite letteraria di New York in detective dilettanti. I sospetti abbondano e non toccano solo il presunto assassino. Carol Lipton, è l'autodesignata condottiera del gruppo. Carol, un'ex pubblicitaria sposata all'editore Larry Lipton, ha abbandonato la carriera per crescere il figlio ed è diventata un'esperta gastronoma, con il sogno di aprire un ristorante. Impulsiva ed indiscreta, con tanto tempo da perdere, si insospettisce per la morte improvvisa della moglie del vicino, suscitando l'infinita costernazione del suo ben più ansioso marito, che ambirebbe ad ignorare del tutto la vicenda.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAFLEX, TECHNICOLOR
  • Produzione: ROBERT GREENHUT, JACK ROLLINS, CHARLES H. JOFFE PER COLUMBIA TRISTAR PICTURES
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1993.

CRITICA

"E invece no, diciamolo chiaro: dietro questo fulminante ritorno al comico puro stile 'Broadway Danny Rose', c'è un film meditato e personale. Anche, anzi proprio perché realizzato con la complicità decisiva della partner e dello sceneggiatore di 'Io & Annie', Diane Keaton e Marshall Brickman (un Carneade sul quale ci piacerebbe saperne di più). Il film di un uomo che nelle interviste dichiara: 'Oggi ho cinquantasette anni e i miei lavori riflettono i problemi di qualcuno che ha cinquantasette anni'. Vale a dire che sente di doversi guardare indietro e sa come farlo, con grazia e leggerezza. Sono lontane le tristezze e le nevrosi di 'Mariti e mogli', svanite come neve al sole le inquietudini un po' manieristiche di 'Notti e nebbie'. Stavolta siamo nel Woody Allen più schietto, quello della Manhattan intellettuale, delle eterne scene di coppia (nessun palcoscenico è più vasto di un ménage), del plastiche irresistibile di generi e autori: da La finestra sul cortile, che fornisce lo spunto (ma c'è anche una citazione vera e propria, quando Diane Keaton ritrova la fede dell'uccisa), ai film della serie 'L'uomo ombra', con la coppia William Powell-Mirna Loy". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 dicembre 1993)

"Il ping pong delle battute viene rarefatto dalla bella colonna sonora jazz, mentre i tic gestuali vanno ad incastrarsi in un traliccio di gran fede cinefila (fioriscono qua e là sequenze da 'La fiamma del peccato', 'La finestra sul cortile', 'La donna che visse due volte', 'La signora di Shangai'). Abbandonato il cipiglio da scolaretto freudiano, il nostro antieroe reindossa il suo abito mitico-simbolico preferito: quello del disilluso investigatore solitario (che ha però, una fifa matta del buio e ci mette sei mesi a capire che quelli de 'L'anno scorso a Marienbad' erano dei flash-back). Quasi tutto il controritmo del film è stringato e delizioso, ma il film numero 23 di Woody Allen sarà ricordato soprattutto per il gag in cui i due protagonisti - in combutta con i marpioni Alan Alda ed Anjelica Huston - approntano su nastro magnetico un 'ingegnoso' tranello per il killer di travolgente, catastrofica goffaggine". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 dicembre 1993)

"Però, 'Misterioso omicidio' non è solo una commedia thrilling. E', nuovamente, un film in cui Woody Allen scherza sulla morte, in cui affronta con angoscioso umorismo la constatazione che il delitto è uno dei possibili comportamenti umani: non esistono solo i serial-killer, anche stimati scienziati (come il Martin Landau di 'Crimini e misfatti') o noiosi borghesi come il signor House possono diventare assassini. E, al tempo stesso, Allen racconta il crimine attraverso gli occhi di una donna - anch'essa borghese, e non poco nevrotica - che vede delinquenti dappertutto: il che sembra davvero un modo, tristemente ironico, di 'elaborare il lutto' legato alla vicenda Farrow, di commentare senza darlo a vedere il comportamento di Mia dopo la loro separazione (si sa, d'altronde, che il ruolo di Carol era stato scritto per lei). Film più denso e doloroso di quanto non appaia a prima vista, insomma. Tanto che le battute di spirito sembrano a volte forzate, come se Woody volesse farci ridere a tutti i costi ma non ne avesse, in fondo, tutta questa voglia. Come forzata è la cinefilia che percorre tutto il film (con citazioni di Wilder, Welles, Resnais, Hitchcock, Fred Astaire), un tratto molto snob che speravavamo Woody avesse relegato nel passato. Un film molto bello, ma che non entra nell'Olimpo dei capolavori di Woody. Che comunque sono tanti. E altri ne verranno, state tranquilli: nel frattempo, godetevi questo omicidio". (Alberto Crespi, 'l'Unità', 30 novembre 1993)
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