Mister Hula Hoop

The Hudsucker Proxy

USA - 1994
Mister Hula Hoop
A New York, nel 1958, l'incauto giovane laureato Norville Barnes, di Muncie, viene assunto come fattorino nella grande ditta di giocattoli Hudsucker contemporaneamente al suicidio del proprietario, Waring Hudsucker. Nominato presidente dal subdolo Sidney Mussburger, al quale doveva consegnare una "lettera blu", Norville dovrebbe provocare con la sua dabbenaggine il crollo delle azioni che, ricomprate in blocco da un gruppo ristretto capeggiato dallo stesso Mussburger, darebbe a questi la proprietà della fiorente industria. Una giornalista intraprendente, Amy Archer, riesce a farsi assumere da Marville e ben presto si accorge che non è lo scemo che sembra, soprattutto quando fa brevettare e vendere un cerchio di plastica, l'hula hoop, che lo proietta nell'empireo finanziario e produttivo. Il successo eccita Barnes: Amy, che inizialmente ricambia l'affetto del giovane, lo abbandona disgustata dal suo egoismo. Il giovane ascensorista Buzz sottopone a Norville una sua invenzione, la cannuccia pieghevole, ma lui lo licenzia. Per vendetta, Buzz, d'accordo col giornale di Amy, sostiene di esser stato lui l'inventore dell'hula hoop, e Mussburger preannuncia a Barnes il licenziamento per indegnità. Incontrato Norville ubriaco e disperato dopo la rottura definitiva con Amy, Buzz lo picchia e lo insegue a capo di una folla furiosa. Rifugiandosi nell'ufficio presidenziale, Norville, indossati i vecchi panni del fattorino, si lancia dal 44º piano, ma il custode dell'orologio, fermando i meccanismi, blocca il tempo e impedisce a Barnes di sfracellarsi al suolo. Il defunto Hudsucker appare e lo invita a non disperare e a consegnare la famosa "lettera blu" che è rimasta nel grembiule. In essa Hudsucker, prevedendo la manovra di Mussburger, nominava un eventuale nuovo presidente-marionetta titolare dell'intero pacchetto azionario. Mentre Mussburger impazzisce, Norville viene confermato presidente.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: ETHAN COEN
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1994) - PANARECORD

CRITICA

"'Mister Hula Hoop' è il film più dispendioso realizzato fino ad ora dai Coen (lo produce nientemeno che Joel Silver, celebrato campione di super pellicole d'azione come 'Trappola di cristallo' e 'Arma letale'). Spesso diffamati in Usa per il loro presunto inadeguato, stridente appeal commerciale, i due fratelli elaborano qui un cinema di grande presa, furibondo elegantissimo senza mai per un attimo azzerare il loro background colto e cinefilo. Il film si presenta narrativamente - come un'erudita (forse disumana) rielaborazione d'una storia alla Preston Sturges, il più dimenticato autore d'Hollywood. Ma la dinamica interna, l'estro visivo, la costruzione dei dialoghi rammentano - nonostante la vicenda sia ambientata nel 1958 - un po' tutto il cinema degli anni Quaranta (il periodo storico forse preferito dai The Boys), Frank Capra e Orson Welles compresi. (...) Qua e là s'intravede l'impronta di Sam Raimi co-sceneggiatore e regista della seconda unità e Jennifer Jason Leigh nel ruolo della reporter innamorata è un'adorabile mistura di Jean Arthur e Rosalind Russel che (nell'originale) parla a raffica con l'accento e i toni di Katherine Hepburn." (Fabio Bo, 'Vivilcinema')

"Scritto otto anni fa con Sam Raimi (con il quale nel 1985 avevano già messo mano a 'I due criminali più pazzi del mondo'), 'Mister Hula Hoop' è uno di quei progetti che reggono all'insidia del tempo. Buono per tutte le stagioni! Rispolverato dai fratelli Coen, il soggetto si arricchisce grazie a uno spigliato gusto visivo che, intrecciando un'incandescente abilità narrativa con citazioni a getto continuo, esplode in gags sofisticate e in maliziosi sermoni travestiti da scenette esilaranti." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 15 Giugno 1994)

"Non si può non ammirare la sagacia dell'esercizio, lo sfarzo espressionista delle scenografie, il brio di certe gags comiche, ma manca una vera allegria in questo pirotecnico dispiegamento di figure di stile e di effetti speciali. Si sente che della storia, dei personaggi, della loro logica, del sotteso discorso di satira sociale, ai Coen non importava niente. 'Mister Hula Hoop'- è un film sterile. Allora si può dare ragione a Paolo Cherchi Usai che su 'Segnocinema' n. 67 conclude: 'Ma ogni volta che mi trovo alle prese con questo cinema dell'entusiasmo coatto ... che sostituisce il pluralismo dell'interpretazione con un piacere estetico autoritario, imposto dall'intelligenza, non posso fare a meno di provare un vago istinto di ribellione. E voi?'.'Mister Hula Hoop' è un film autoritario." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 13 Maggio 1994)
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