Million Dollar Baby

USA - 2004
Frankie Dunn è stato per anni allenatore e manager di tanti pugili e ha speso una vita sul ring. Uomo solitario dal carattere duro, Frankie ha un unico amico, Scrap, anche lui ex pugile, con cui gestisce una palestra di boxe a Los Angeles. La vita di Frankie subisce una svolta quando in palestra arriva Maggie, una ragazza determinata a combattere sul ring, che sulle prime lui tenta di scoraggiare ma che poi, vista l'ostinazione della ragazza, decide di aiutare e prende sotto la sua protezione...

CAST

NOTE

- CONSULENTI PER LA BOXE: DON FAMILTON, LUCIA RIJKER, HECTOR ROCA, 'BOXING' DON R. DINKINS.

- GOLDEN GLOBE 2005 A CLINT EASTWOOD PER LA MIGLIOR REGIA E A HILARY SWANK PER LA MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO.

- PREMIO CESAR 2006 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- OSCAR 2005 PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA (CLINT EASTWOOD), MIGLIOR ATTRICE (HILARY SWANK), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (MORGAN FREEMAN). IL FILM AVEVA OTTENUTO ALTRE TRE NOMINATION: MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (CLINT EASTWOOD) E MIGLIOR MONTAGGIO (JOEL COX).

- DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- NASTRO D'ARGENTO 2006 COME MIGLIOR FILM STRANIERO, MIGLIOR DOPPIAGGIO (ADALBERTO MARIA MERLI - VOCE DI CLINT EASTWOOD).

CRITICA

"Il più bel film di Clint Eastwood comincia con un'inquadratura che trasforma subito il ring in qualcos'altro, un luogo al di là del tempo e della storia, un'arena in cui ci si gioca ben altro che un titolo o un premio. Ma il vecchio Clint è l'ultimo cineasta classico d'America e non sta certo a ricamarci sopra. Secco, diretto, brutale come i suoi protagonisti, 'Million Dollar Baby' si fa allegoria restando saldamente ancorato alla vita. La vita balorda di un vecchio allenatore di periferia; di una ragazza così testarda che riesce a farsi allenare da quel professionista contrario alle pugilatrici e già segnato dalla fine del rapporto con sua figlia; e di un ex-pugile di colore che commenta il tutto dall'esterno, da narratore. (...) 'Million Dollar Baby', per quanto laico, moderno, razionale, è a suo modo un martirologio. La storia di un Padre chiamato a soccorrere un Figlio agonizzante (qui una figlia, letteralmente rimessa al mondo) cui resta solo lui. O se vogliamo la 'Passione' di una lottatrice che tenta un impossibile riscatto ma viene messa a morte dai filistei. Con un'insistenza sul male, inteso proprio come dolore, che può ricordare un'altra Passione. Anche se Gibson con tutti i suoi effettacci, resta epidermico e profano. Mentre Eastwood dà ai misteri della fede, di cui il suo personaggio fra l'altro discute spesso col parroco, un'evidenza fisica che vale un K.O." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 febbraio 2005)

"Mirando al cuore del sottobosco dello sport più frequentato dal cinema, la boxe, Eastwood fa uno dei suoi film più scarni, amari, puri, senza dar conto né far sconti. Un classico, alla Hawks, in cui l'azione non ha luogo né tempo: siamo nell'eternità dei primari sentimenti (americani). (...) Film di poche, essenziali parole, compresa quella, non sempre ascoltata, di Dio: un ritratto impietoso di un angolo sperduto del Grande Paese, in cui Morgan Freeman fa la voce della coscienza e Hilary Swank è ancora sorprendente. Clint ormai è di misura essenziale, gli basta uno sguardo, dentro c'è tutto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 febbraio 2005)

"Che grande, struggente, magnifico film è 'Million Dollar Baby'. (...) Clint ci parla di gente vera, che non cerca un posto al sole ma si accontenterebbe di un posto nel mondo. Un'autentica lezione d'economia poetica, dove la macchina da presa (degna di John Ford) indugia su quel che vuole mostrare esattamente per il tempo necessario: non un istante di più. Del personaggio di Frankie, basta dire che non poteva interpretarlo altri che Clint; Freeman è la migliore delle spalle. Quanto a Swank, se non le danno l'Oscar siamo già pronti alla protesta civile." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 febbraio 2005)
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