Maraviglioso Boccaccio

FRANCIA, ITALIA - 2014
2,5/5
Maraviglioso Boccaccio
Nella Firenze del 1300, colpita dalla peste, dieci giovani si rifugiano in una villa in campagna dove impiegano il tempo raccontandosi delle brevi storie. Drammatiche o argute, erotiche o grottesche, tutte le novelle hanno in realtà un unico, grande protagonista: l'amore, nelle sue innumerevoli sfumature. Sarà proprio l'amore a diventare per tutti il migliore antidoto contro le sofferenze e le incertezze di un'epoca.
  • Altri titoli:
    Wondrous Boccaccio
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: STORICO
  • Tratto da: ispirato al "Decamerone" di Giovanni Boccaccio
  • Produzione: DONATELLA PALERMO, LUIGI MUSINI PER STEMAL ENTERTAINMENT, CINEMAUNDICI, BARBARY FILMS CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 26 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Con Maraviglioso Boccaccio i Taviani rendono omaggio allo scrittore del cuore, toscano come loro, già “saccheggiato” nell’episodio de I fuorilegge del matrimonio (1961). E onorano la propria terra – la Val d’Orcia - esaltandone bellezze naturali e architettoniche dentro quadri geometrici, di grande luminosità e vivacità.
Rivendicano perciò le autentiche radici del Decameron, dopo la versione “partenopea” di Pasolini (Il Decameron, 1971), convinto che i furori licenziosi e libertari dell’opera boccaccesca nascondessero un sanguigno gene di napoletanità.
Altri tempi. Delle cento novelle del Decameron i Taviani ne scelgono cinque - quattro variazioni sui casi dell’amore e uno sulla stupidità - saltando gli steccati delle letture più pruriginose, che da sempre circondano le storielle del Boccaccio. Atterrano da qualche parte del loro cinema? A tratti.
C’è il piacere della ricostruzione – inedita e riuscita la rappresentazione della peste a Firenze nel 1300 – supportata dalla veridicità delle location e dalla cura nei costumi. L’utilizzo mai banale della musica, che mescola aspre sonorità moderne a melodie più classiche (Rossini, Verdi e Puccini). Riconoscibili anche alcuni motivi tematici, come il conflitto generazionale (a partire dalla cornice narrativa, interamente appaltata ai giovani, ma anche nell’episodio di Tancredi e la figlia), il primato del femminile, il potere dell’arte. Quest’ultima, come già in Cesare deve morire, è l’unica luce capace di rischiarare le tenebre.
Ma se nel film precedente gli scambi e i riverberi tra teatro e cinema, vita e finzione, impattavano pesantemente sulla realtà interiore ed esteriore alla scena, nel Maraviglioso Boccaccio tutto questo resta ancorato alla sfera dei desideri. Opera quasi manierista e imbalsamata nella sua eleganza, anche ben recitata (tra gli altri Scamarcio, Puccini, Rossi Stuart, Smutniak e Riondino), ma con troppi personaggi e poche risonanze emotive (come se la struttura a episodi e, giocoforza, la compressione narrativa, finiscano per asfissiarne il respiro drammaturgico), priva soprattutto dello scarto e dell’audacia necessari per dialogare efficacemente col presente.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO-DGC; CON LA PARTECIPAZIONE DI REGIONE TOSCANA; CON LA COLLABORAZIONE DI TOSCANA FILM COMMISSION; CON IL SOSTEGNO DI REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER L'AUDIOVISIVO, IN ASSOCIAZIONE CON: AMER S.P.A., ACETIFICIO CARANDINI EMILIO S.P.A, CINEFINANCE ITALIA S.R.L., INDÉFILMS 3; CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2015 PER: MIGLIOR SCENOGRAFO, COSTUMISTA, ACCONCIATORE (CARLO BARUCCI).

- NASTRO D'ARGENTO 2015 A FRANCESCO VEDOVATI COME MIGLIOR CASTING DIRECTOR (PREMIATO ANCHE PER "IL RAGAZZO INVISIBILE" DI GABRIELE SALVATORES).

CRITICA

"II film (...) recupera l'operazione fatta da Boccaccio sulla narrativa medioevale, che rielabora per dare forma ai nuovi valori di una borghesia laica e orgogliosa, e insieme sfrutta la ricostruzione della peste a Firenze (che i tanti Decameron passati espungevano) per ribadire la forza della narrazione come antidoto alla contaminazione dei tempi. Un doppio percorso, che rischia di sembrare in contraddizione ma che risponde invece al modo di filmare dei Taviani, attenti a definire una forma che metta in discussione la sua efficacia per rimandare al «brutto» lasciato fuori campo dopo la fuga dalla Firenze appestata. In questa logica si giustificano e si spiegano l'eleganza essenziale e geometrica degli ambienti e quella colorata e vitale dei costumi, la contraddizione tra i volti sconosciuti dei dieci giovani fuggiti in campagna e diventati narratori e quella dei visi celebri dei personaggi delle novelle (...) e soprattutto uno stile di riprese controllato, che rimanda alla rappresentazione pittorica (pre)rinascimentale, fatta di eleganza e geometria. Per offrire allo spettatore un percorso capace di ribadire la bellezza e l'utilità del fare artistico e insieme sottolineare la forza vivifica dell'amore (e della donna)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 25 febbraio 2015)

"Ci sono film così belli che verrebbe voglia di migliorarli, e non è un paradosso. Mondi così carichi di suggestioni che si vorrebbe entrarvi dentro per farli propri, approfondirli, magari modificarli. Succede con 'Maraviglioso Boccaccio', che anziché saziarci di emozioni e sensazioni sembra sempre fermarsi sulla soglia, lasciando addosso un senso di incompiutezza che è anche invito a riprendere, a interrogare il senso di ciò che vediamo. (...) A prima vista così lontano dal gusto corrente, con i suoi nomi arcaici, i magnifici costumi, le inquadrature in cui le bellezze dell'arte sfidano quelle della natura mentre i personaggi affrontano emozioni e conflitti senza tempo. E la disperazione delle prime scene (...) cede il passo alla speranza, nelle storie narrate come nella cornice di quei giovani decisi a combattere l'orrore scegliendo la vita comunitaria, i piaceri del racconto - e una prudente quanto temporanea castità. Con qualche rimpianto, va detto, per quanto i Taviani avrebbero potuto fare se oltre alle ragioni del cuore (e della cultura) avessero ascoltato a fondo quelle del corpo. Come accade nelle scene magari meno 'educate' ma più sorprendenti, in cui la Natura diventa quasi Storia. (...) Momenti forti di un film così equilibrato e consapevole che verrebbe voglia di entrarvi per scompigliarlo un po'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 febbraio 2015)

"Se Leopardi è riapparso sugli schermi con la qualifica di favoloso, non sorprende che ora tocchi a Boccaccio presentarsi al pubblico come meraviglioso. I fratelli Taviani rivolgono, infatti, lo sguardo alla natia Toscana e rileggono cinque delle cento novelle del 'Decameron' (...) aderendo allo scrupolo filologico, ma poi stemperandolo in un film fedele al proprio stile teatrale, fiabesco e straniato. (...) la castità pressoché assoluta e il ritmo narrativo pervaso di contemplazione lirica di «Meraviglioso Boccaccio» non rappresentano, a pensarci bene, una brutta o imbarazzante sorpresa. Ciò che sconcerta, invece, è il gap tra l'indubbia suggestione delle location, i costumi e la musica - connessa soprattutto alla cornice, il buen ritiro in una villa di campagna di un gruppo di giovani in fuga dall'epidemia - e il mosaico recitativo di nerbo e intensità altalenanti (...)... In conclusione l'amore come ultima chance per riconquistare un futuro da parte della gioventù di ieri e di oggi non è certo una metafora grossolana, però sembra che la grazia colta e pittorica del film non riesca a giustificare appieno gli scarti dal crudele al fantastico, dal grottesco al sensuale, dal vitalistico al cupo e a profondere come pure si proponeva bellezza, desiderio e passione nella messinscena." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 febbraio 2015)

"Portatore di una vincente sensibilità femminile, realizzato in uno stile riecheggiante per luci, spazi e colori la grande tradizione pittorica italiana, interpretato con grazia da attori giovani e nomi noti (...) è un manifesto di civiltà a barriera di ogni forma di barbarie." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 febbraio 2015)

"Non c'è eros in questo Boccaccio, e nemmeno troppo sberleffo, non c'è commedia anche quando appartiene al racconto - Paola Cortellesi come badessa con i mutandoni in testa è abbastanza scoraggiante - né cattiveria o ambiguità mentre si fa fatica anche a cogliere la funzione del raccontare, e insieme a essa il punto in cui si riflette il nostro tempo. Unico accenno appare la grande paura dei giovani - e la precarietà della vita - nella metafora (appunto) della peste, che rimane però molto in superficie, talmente sussurrata da disperdersi, da lasciare a chi guarda l'impressione di un vuoto, di un narrare senza potenza in cui Boccaccio, l'invenzione del racconto, la potenza suggestiva della parola sbiadiscono , e francamente se ne fa fatica a cogliere la «maraviglia»." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 26 febbraio 2015)

"Piacerà a chi da anni non si aspetta più il gran film dai Taviani, ma solo opere di buon interesse, di azzeccate atmosfere. Tra le ragioni di visione: la campagna toscana (gran ricerca del tempo perduto per i due fratelli) e la narrazione sospesa nel tempo (i personaggi vagare in un limbo, altro che piccolo paradiso). Cast molto ricco, ma purtroppo male impiegato." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 febbraio 2015)

"Elegante commedia in costume dei fratelli Taviani (...). Certo più gustosi i due episodi buffi dei tre sentimentali. (...) Di boccaccesco, nel senso oggi in voga, non c'è proprio nulla (...)." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 febbraio 2015)
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