London Boulevard

GRAN BRETAGNA, USA - 2010
2/5
London Boulevard
Tornato in libertà dopo alcuni anni trascorsi in carcere, Mitchell, in cerca di un lavoro, accetta la proposta di un amico: sarà il bodyguard di Charlotte, un'attrice bellissima e solitaria. Per lui inizia una nuova vita fatta di lusso, macchine potenti, sesso e forse anche amore. Ma non si può sfuggire al proprio passato...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ken Bruen (Casini Editore)
  • Produzione: QUENTIN CURTIS, TIM HEADINGTON, GRAHAM KING, WILLIAM MONAHAN PER GK FILMS, HENCEFORTH PICTURES, PROJECTION PICTURES
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2011)
  • Data uscita 10 Giugno 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
London Boulevard è la dimostrazione di quanto sia difficile liberarsi dal copione che ci è stato assegnato. Non ci riesce l'ex galeotto Mitchel (Colin Farrell) che, una volta uscito di prigione, prova a rifarsi una vita trovando lavoro come factotum per un'attrice giovane, carina e annoiata (Keira Knightley), e finisce coinvolto nei sordidi piani di un boss della mala (Ray Winstone). Segnato è il destino di Charlotte - l'attrice di cui sopra - che scommette sull'amore capace di tirarla fuori dalle sue prigioni (della paura, della notorietà) per ritrovarsi più sola e ingabbiata di prima. Da ultimo, fallisce anche William Monahan, lo sceneggiatore da Oscar (The Departed) che si è riciclato regista, convinto che penna e macchina da presa scrivano allo stesso modo ma con inchiostro diverso.
Un equivoco di cui é indelebilmente macchiato il film, dove la sana follia del soggetto - tratto dal romanzo di Ken Bruen - è diventata guazzabuglio narrativo e poetico squilibrio. Il sincretismo sulla carta un pasticcio di immagini. Come se l'ossessione di Monahan per affrancarsi dal genere, finisse per incatenarlo a una "originalità a tutti costi", più confusa che ispirata. Una storia di criminali da quartiere che è anche una istantanea dello showbiz; un noir virato in rosa, di un americano di passaggio a Londra, che è fatale come il dito nella presa di corrente. In modo ottuso.
Una metropoli scontatamente swinging e vagamente sordida, in cui tutto si mischia: i magici anni sessanta (con le canzoni dei Yardbirds e dei Rolling Stones, dei Beatles e dei Box Tops) e il kitsch contemporaneo, arte e malavita, paparazzi e cecchini, vanto e squallore. Una città soffice come un bignè e malata come un'opera di Tarantino, spaccata tra le sue parti, incoerente. Come il film, che è incapace di mettere ordine alle sue digressioni. Contorto nello stile, monocorde nei caratteri.
Dietro ogni personaggio ancora una maschera, un ruolo fissato per sempre: è la faccia degli attori. E non si salva nemmeno quella.

CRITICA

"L'intreccio narrativo della trasposizione sullo schermo del romanzo 'London Boulevard' dell'irlandese Ken Bruen operata dall'esordiente William Monahan, già sceneggiatore dell'ottimo 'The Departed', non è per nulla inedito. (...) I dettagli fanno, però, la differenza: recitazioni aspre e credibili come di più non si potrebbe, una grande fotografia per un habitat inconfondibile e la magistrale colonna sonora vintage con Rolling Stones e Dylan a conferire pura classe all'overdose di ritmo, crudeltà e violenze." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 giugno 2011)

"Pur essendo molto inglese per ambientazione, pasta fotografica e recitazione, 'London Boulevard' è firmato (a partire da un romanzo di Ken Bruen) dal bostoniano William Monahan, sceneggiatore noto per aver scritto il copione di "The Departed" di Scorsese, che esordisce qui nella regia confermando la sua propensione al gangster movie. (...) Nel film ritroviamo anche David Thewliss, nella parte di un nichilista strafatto di droga che si riserva le battute più ciniche, lasciando il ruolo dell'antieroe romantico a Farrell, che lo impersona con convincente intensità. Non tutto torna e qua e là si avverte un sospetto di artificiosità, ma nell'insieme Monahan non se l'è cavata male." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 giugno 2011)

"William Monahan si è guadagnato l'attenzione di Hollywood vincendo un Oscar per la sceneggiatura che aveva scritto per 'The Departed' di Martin Scorsese ispirandosi a un film di Hong Kong. Adesso, profittando di quella attenzione, ha pensato di diventare anche regista, ispirandosi questa volta, per la sceneggiatura, a un romanzo un po' farraginoso di Ken Bruen ambientato a Londra nel mondo del crimine. (...) Monahan, diventato regista, ha cercato di rimediare a queste cifre dubbie, da lui stesso costruite, con un piglio che desse almeno risalto alle tensioni proprie a drammi di questo tipo e bisogna ammettere che almeno in parte c'è riuscito. Per merito anche della fotografia di Chris Menges (Premio Oscar per 'Mission' e per 'Urla del Silenzio') cui si deve una Londra spesso insolita e sempre molto tenebrosa. Nei panni di Mitchel si muove con disinvoltura Colin Farrell, felice soprattutto quando si propone come vittima. L'episodio amoroso è affidato a Keira Knightley, con meno fascino del solito." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 10 giugno 2011)

"Prendete uno sceneggiatore che ha vinto l'Oscar per la miglior fotocopia, isolatelo per qualche giorno nella sua villa del Vermont, dategli da leggere uno stock di romanzi polizieschi dello scrittore irlandese Ken Bruen... e cosa otterrete? Un'altra fotocopia. Da tempo non vedevamo un film interamente costruito sui cliché come 'London Boulevard'. Come insegna Umberto Eco, un luogo comune è solo un luogo comune mentre cento luoghi comuni possono diventare un'opera d'arte. Ma Eco si riferiva a 'Casablanca', dove c'erano la seconda guerra mondiale, Bogie e Ingrid Bergman. (...) Mescolando spudoratamente il Kevin Costner di 'Bodyguard' con echi di 'Viale del tramonto' (il fantasma di Billy Wilder gli tirerà le lenzuola), Monahan fa innamorare i due mentre il passato malavitoso di Mitchell incombe nei panni di Gant, gangster-dandy interpretato da un altro cliché vivente, Ray Winstone (sarà bravo sto attore? Finché si limita a bestemmiare e a sparare in testa a chiunque, non lo scopriremo mai). Monahan inizia ogni sequenza con una canzone rock, da 'Heart Full of Soul' degli Yardbirds a 'Stray Cat Blues' degli Stones. Lo fa perché anche Scorsese fa così. Buona la fotografia di Chris Menges, che i suoi 2 Oscar se li è meritati." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 giugno 2011)

"Avrà successo questo pretenzioso e goffo 'London Boulevard', soprattutto perché il moderatamente espressivo Colin Farrell è uno che al botteghino tira. L'ha scritto e diretto l'ennesimo esordiente, tale William Monahan, traendolo da un romanzo noir. Già nel titolo il film evoca il celebre 'Sunset Boulevard', ovvero 'Viale del tramonto', di Billy Wilder, spostandone l'ambientazione da Hollywood a Londra. Covo, a dar retta al fantasioso autore, di una malavita da far impallidire la Chicago di Al Capone. (...) Insomma, tanti nodi che vengono faticosamente al pettine in un susseguirsi di scene di gratuito sadismo, innaffiato da un insistente turpiloquio e alternato a ridicoli vaneggiamenti filosofici. Detto che i gorilla del boss, per tacere del killer bosniaco, sono dei perfetti deficienti, resta inspiegabile il clamoroso successo, nella finzione, ma ancora più nella realtà, della svenevole anoressica Keira Knightley." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 giugno 2011)

"Piacerà a chi aspettava da non poco tempo una gangster story di vero spessore. Vale a dire, con una storia che funziona, un'ambientazione convincente e una bella parata di attori (tra i quali giganteggia Ray Winstone)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 giugno 2011)

"Ricalcato sul classico hollywoodiano 'Viale del tramonto', il film pecca di eccessiva prevedibilità e il delinquente pentito che non riesce a cambiare vita è un personaggio di cui il cinema ha spesso abusato."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 10 giugno 2011)
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