Lezioni di volo

FRANCIA, GRAN BRETAGNA, ITALIA, INDIA - 2006
Lezioni di volo
Pollo e Curry, due diciottenni romani, dopo essere stati bocciati all'esame di maturità, decidono di partire per l'India alla ricerca di se stessi. Quella terra magica e l'incontro con Chiara, una dottoressa di 'Medici senza frontiere', segneranno per loro il momento dell'iniziazione nell'età adulta. Nel vivere anche le prime emozioni d'amore, impareranno come "spiccare il volo"...
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, RAI CINEMA, AQUARIUS FILM, BABE, KHUSSRO FILM, CINEMELLO
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2007)
  • Data uscita 16 Marzo 2007

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Non è la solita India, quella inquadrata da Francesca Archibugi nel suo Lezioni di volo. Non è la solita India perché se rimane l'approdo esistenziale di due diciottenni alto-borghesi alla deriva, è fortunatamente scevra degli afflati spirituali che corredano necessariamente il luogo comune del "ritrovarsi" in Oriente. Pollo (il figlio d'arte - Marco Risi e Elena Miglio - Andrea Miglio Risi) e Curry (Tom Karumathy, indiano de Roma) sono due adolescenti apatici, bocciati all'esame di maturità, che non è solo quella scolastica. In India per scoprire le origini di Curry, si fanno gabbare soldi e documenti, ma trovano - iniziano a trovare - le coordinate di un'identità altra, piena se non matura, grazie all'incontro con una dottoressa volontaria di World Aid, Chiara (Giovanna Mezzogiorno, buona prova). Forse troppo lungo (106'), Lezioni di volo è un romanzo di formazione a tutti gli effetti, pur senza seguire la lettera di un genere saccheggiato con esiti spesso insulsi dal cinema italiano attuale. A levarlo dalla mischia una partitura che non teme l'assenza di azione, ovvero la stasi narrativa, senza per questo incaponirsi in un'introspezione posticcia. Inspiegabilmente rifiutato dai festival nostrani (Venezia e Roma), il film dimostra inoltre di possedere un sottotesto sentimental-relazionale, legato all'etica senza essere vincolato alla banalità. Sono Lezioni da prendere al volo.

NOTE

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR PRODUZIONE (MARCO CHIMENZ, GIOVANNI STABILINI, RICCARDO TOZZI - CATTLEYA) E ATTRICE PROTAGONISTA (GIOVANNA MEZZOGIORNO).

CRITICA

"Con la sceneggiatura di 'Lezioni di volo', Francesca Archibugi e Doriana Leondeff sono riuscite a realizzare quello che, per il nostro cinema, è un piccolo prodigio: non rappresentare le generazioni (soltanto) come polarità opposte, ma mostrare personaggi di ogni età impegnati, ciascuno a modo suo, una difficile ricerca identitaria. Se Archibugi continua a mettere in scena protagonisti alle prese con l'adolescenza, dimostra di avere riflettuto con finezza sui mutamenti psicologici e sociali intervenuti negli anni, in quella età di transizione. (...) Ben scritto, 'Lezioni di volo' installa subito i personaggi e ne segue l'evoluzione con sensibilità coerenza. Lo stile è realistico, con location autentiche accuratamente antiesotiche. Agli antipodi, insomma, delle pratiche di studio del cinema di Bollywood; semmai più prossimo ai film di Mira Nair, ma depurati da ogni scoria di patetismo. La volontà, di per sé coraggiosa, di coniugare realismo delle immagini e respiro etico del romanzo di formazione è consolidata dalla scelta della regista di 'sparire' dietro la macchina da presa, quasi che la storia si narri da sé." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 marzo 2007)

"'Lezioni di volo' può ricordare certi romanzi di William Somerset Maugham, come 'Il velo dipinto' recentemente riportato sullo schermo, secondo la ricetta che combina erotismo ed esotismo. Qui però mancano l'acume psicologico di Maugham, la qualità della scrittura e il coraggio del 'melò'. Sicché l'adulterio si consuma in un limbo di emozioni pruriginose, mentre l'attenzione viene meno nell'ovvia previsione che di grave non succederà niente. Resta (e non è poco, con i tempi che corrono) lo scorrere di un suggestivo diario di viaggio includente scene, situazioni e tipologie colte al volo dal sensibile occhio della Archibugi secondo la tradizione del cinema italiano quando va in trasferta, un po' sulle orme di Rossellini che mezzo secolo fa raccontò l'India. Bisogna comunque segnalare la fatica degli interpreti, anche se per una Mezzogiorno professionale e intensa i dilettanti Pollo e Curry hanno l'aria di credere che recitare consista nel biascicare le battute." (Tullo Kezich, 'Corriere della Sera', 16 marzo 2007)

"Nei film di Francesca Archibugi c'è sempre qualcuno che arriva e qualcuno che parte, qualcuno che cresce e qualcuno che muore, veramente o simbolicamente. Da 'Mignon è partita' a 'Domani', dal 'Grande cocomero' a 'L'albero delle pere', il tema è sempre quello: la famiglia, l'eterna, scassata, indistruttibile famiglia italiana con i suoi ragazzi troppo chiusi o troppo sensibili, i genitori che non vogliono (non sanno) invecchiare e i tentativi di capirsi che ottengono l'effetto contrario. Se 'Lezioni di volo', con tutti i suoi vezzi, è insieme così toccante e così imperfetto, forse è proprio per questo. Perché muovendosi fra Italia e India, Scozia e Kerala, gira e rigira intorno a un nucleo preciso. Nascere, crescere. Partire, restare. Amare, rinunciare (e chissà che rinunciare non serva ad amare). Sono le scelte che affrontano tutti i personaggi, senza eccezione. Anche perché 'Lezioni di volo', in fondo, è fatto solo di coppie.(...) Il tutto, certo, ingentilito da dialoghi brillanti e a tratti leziosi, dal romanesco smagato dei ragazzi, dalla sapienza degli attori, dal contrasto irresistibile fra l'esotismo dell'India e l'ignoranza, l'innocenza, la spontaneità di quei due ragazzini romani. Ma con una leggerezza che non è mai superficialità. E la capacità, rara, di orchestrare una trama insieme lieve e complessa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 marzo 2007)

"All'estero gli italiani dei film interessano o come residui neorealisti o come figurine cosmopolite.
Francesca Archibugi ne tiene conto in 'Lezioni di volo', fra personaggi che di italiano hanno soprattutto il passaporto (...) 'Lezioni di volo' è una sorta di 'Diurno indiano' rispetto al 'Notturno Indiano' di Antonio Tabucchi e del film omonimo di Alain Corneau. (...) Abbondano le riprese in esterni, l'India non è ricostruita in studio, ecc. Però anche qui ci si chiede perché l'adolescente indiano, adottato in Italia, scenda dall'aereo non vestito stile Roma,ma stile Bombay, salvo poi seccarsi quando lo si piglia per indiano! Ci si chiede anche perché facciano coppia due invertebrati, quando in natura l'invertebrato segue il vertebrato. Immenso, invece, come padre amareggiato, Flavio Bucci, che muore - comprensibilmente - di crepacuore". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 marzo 2007)

"Si: 'Lezioni di volo' è un romanzo di formazione, e anche i rampolli della Roma alto-borghese e nevrotica hanno diritto di averne uno. Ma il vero interesse del film non sta nella lettura sociologica, bensì nel mix di generi che Francesca Archibugi padroneggia con mano freddissima: toni da commedia all'italiana si inseriscono in una struttura aperta, quasi documentaristica. Sembra che il film si stia girando da solo davanti ai nostri occhi, e viene in mente la lezione di Ettore Scola (e di Sordi, e Manfredi) nel mitico 'Riusciranno i nostri eroi...' 'Lezioni di volo' è un bell'apologo sugli italiani all'estero e una lettera d'amore a un continente misterioso. Gioanna Mezzogiorno e i 4 genitori sono bravissimi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 16 marzo 2007)

"Nell'imbastire la tela di sguardi incrociati fra i personaggi in gioco, la Archibugi non riesce stavolta a individuare il fulcro drammaturgico del film, pur ben girato dal vero e veicolato da una brava attrice come Giovanna Mezzogiorno, finisce per avvitarsi un po' oziosamente su se stesso." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 marzo 2007)

"Francesca Arghibugi, che si è scritta il testo con Doriana Leondeff, si è tenuta abilmente lontana sia dalle dimostrazioni retoriche sia da una didattica facile. Ha studiato, con l'esperienza che ha in argomento, i caratteri dei suoi due adolescenti, li ha affiancati a quello, egualmente approfondito, della ginecologa, dosandone con finezza quell'amore fugace anche se intenso e, senza tentare parallelismi scoperti, ha felicemente svolto contemporaneamente a questo studio, quello delle due coppie di genitori rimasti a Roma, ciascuno con il suo segno e il suo colore. Mentre, nella rappresentazione dell'India attorno alla vicenda, è riuscita sempre ad evitare non solo il folclore, ma anche il semplice color locale, sostituendoli con sapori di cronaca coloriti quel tanto che bastava per farli sentire quasi solo visti dai due giovani e sprovveduti viaggiatori. (...) Spiccano, fra i genitori, Angela Finocchiaro, la mamma di Marco, e Flavio Bucci il padre di Pollo. Con l'autorità abituale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 marzo 2007)

"Roma, borghesia d'oggi. E due adolescenti amici per la pelle, descritti con tocco impressionista da Francesca Archibugi che non si fa scudo dello status d'autore per impartirgli lezioni di vita o confezionargli concezioni del mondo. È il merito principale di 'Lezioni di volo', scritto con Doriana Leondeff e imperniato sui fisici acerbi e le psicologie confuse degli esordienti Andrea Miglio Risi e Tom Karumathy: nel solco del tradizionale sottogenere dedicato agli enigmi dell'età difficile, la regista di 'Mignon è partita' e 'Il grande cocomero' tiene la commedia sentimentale nei ritmi giusti, rispetta la complessità dei temi annessi e non manipola l'ingenuità e la purezza dei sentimenti dal comodo punto di vista del narratore adulto. (...) Meno convincente appare lo snodo drammaturgico, basato sull'incontro amoroso a forti tinte materne fra Pollo e il medico senza frontiere Chiara, indecisa tra lo slancio compassionevole per i diseredati locali e la crisi sentimentale con il partner. Non si può dire che nel ruolo Giovanna Mezzogiorno risulti inadeguata, ma la sua survoltata intensità non si sposa bene con le labili ansie del ragazzo e la relativa interpretazione sottotraccia: finisce così che la tragressione del connubio donna/adolescente potrebbe trasformarsi per lo spettatore in quella, assai più banale, del contrasto professionista/dilettante. (...) Bastano, comunque, la spiritosa credibilità dei dialoghi e l'acuta caratterizzazione delle coppie Bucci-Galiena e Citran-Finocchiaro a rimarcare la grazia del diario di viaggio e la spontanea sensibilità dello stile di regia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 marzo 2007)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy