Le avventure e gli amori di Scaramouche

ITALIA - 1976
Mentre la Francia repubblicana e giacobina reclama a gran voce le teste dei nobili e l'abolizione degli antichi privilegi, Scaramouche ne approfitta per dedicarsi ad imprese amatorie, scatenando così la reazione dei mariti di tutta Parigi. Per sfuggire all'ira di questi ultimi, deve accettare il ruolo di barbiere e si introduce così nelle stanze del nascente astro, il generale Bonaparte. Scambiato per un attentatore, è costretto, insieme all'amico "Fischio", ad arruolarsi "volontariamente" tra i soldati francesi in partenza per la campagna d'Italia. Sempre per via delle donne, scatena una guerra paradossale tra le truppe alleate dell'Austria e della Russia. Scaramouche e "Fischio" catturano, loro malgrado, il generale in capo dell'armata russa e si ritrovano così di nuovo nel quartier generale di Napoleone, che è appena sceso in Italia. Danglare, capo del Servizio Segreto, e Chagrin, cospiratore incorreggibile, approfittano dell'incontro tra Bonaparte e Giuseppina Beauharnais, ordiscono un ennesimo attentato contro il generale. La congiura, però, ha esito negativo. Scaramouche e "Fischio" si misurano, infine, in un duello vincente con Danglare e Chagrin. Giuseppina, per sposare il vittorioso spadaccino, promette di divorziare da Napoleone.

CAST

CRITICA

"Commedia grottesca, che rievoca le imprese parigine ed italiane dello spadaccino Scaramouche, sullo sfondo di una Francia pre-Napoleonica totalmente reinventata dal regista. Le imprese amorose sono solo il pretesto per dare l'avvio al film, i duelli sono tutti rinviati alla conclusione. Per questo, tutto il resto del racconto è occupato da una interminabile fuga a due, tra improbabili equivoci. Raramente il tono sale sino alla battuta od alla trovata gustosa. Si nota un certo impegno nella ambientazione parigina e nelle scene d'insieme. I duelli tendono, più che altro, ad evidenziare le doti acrobatiche degli attori. La comicità è di genere plateale con qualche concessione a scene scabrose, che denunciano evidentemente la carenza di altre risorse." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 80, 1976)
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