Lavorare con lentezza

ITALIA - 2003
Lavorare con lentezza
Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Sgualo e Pelo, due ragazzi che vivono nella periferia di Bologna, le cui vicende si intrecciano con la storica emittente Radio Alice, la radio del movimento studentesco del '76-'77.
  • Altri titoli:
    Lavorare con lentezza - radio Alice 100.6 MHZ
    Working Slowly - Radio Alice
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,66)
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, MEDUSA FILM, LES FILMS DE TOURNELLES, ROISSY FILM
  • Distribuzione: FANDANGO (2004)
  • Data uscita 1 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Quanto è fagocitata, la coscienza storica italiana, dal suo recente passato. Imbrigliata in una fase di auto-critica o di interpretazione ritardata, che, gira e rigira, torna sempre a particolari momenti, difficili certo, della giovane Repubblica. E il cinema? Lavora, anche lui, con lentezza, nella costruzione di nuove architetture narrative, nell'approdo alla lettura di altri e diversi gangli critici della nostra vita sociale. Guido Chiesa riflette, con molto entusiasmo ed una affermata onestà intellettuale, sull'epoca breve ed intensa delle trasformazioni sociali vissute nell'ultimo trentennio del secolo scorso. Aveva, però, già poco entusiasmato, quattro anni fa, con Il partigiano Johnny. Ora, con la smaccata complicità alla sceneggiatura del sibillino "collettivo intellettuale" che si firma Wu Ming, affronta il 1977 a Bologna, prologo a quelli che saranno gli anni di piombo, quelli degli scontri di piazza, delle università occupate, di Francesco Lorusso, venticinquenne di Lotta Continua steso da una pallottola sotto i portici della "città dotta" - palcoscenico dei successi di un'amministrazione altrettanto ottusa a cogliere i fermenti post-sessantottini -, gli anni degli autonomi e dei carabinieri, dei morti e dell'incomunicabilità, gli anni di una malattia, quella di una giovane, forse impacciata democrazia e di un tenue, vulnerabile senso dello Stato. Lo fa attraverso un parallelismo singolare: due giovani scavano un buco per una difficile rapina, molti giovani illusi scavano nella mentalità borghese attraverso la voce della famosa Radio Alice, quella che notte e giorni dava voce, senza censure e senza regole, agli sfoghi destrutturati delle diverse forme di protesta. Chiesa, con altrettanta libertà formale, immagina Radio Alice come "uno dei più importanti esperimenti di comunicazione orizzontale e trasversale", ma crede, con altrettanto entusiasmo ed in parte erroneamente, che anche un film possa sottoporsi a questo esperimento. Risulta, però, che anziché liberarlo, lo limita. Si sgretolano, nel frattempo, non solamente la terra, ma anche molte sicurezze, miti, mentalità. Partorendo, ci si chiede, quale convivenza, proponendo quali soluzioni? A Chiesa ed ai suoi generosi attori, tra i quali Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi, questo, e potrebbe essere una scelta giusta, non interessa.

NOTE

- IL GIORNO 1 MARZO 1977 A BOLOGNA VENNE RITROVATO UN TUNNEL LUNGO 60 METRI CHE DOVEVA TERMINARE IN CORRISPONDENZA DEL CAVEAU DI UNA SEDE DELLA CASSA CENTRALE DI RISPARMIO DA CUI I LADRI AVREBBERO POTUTO PRELEVARE UNA SOMMA PARI A 50 MILIARDI DELL'EPOCA.

- IL FILM E' STATO GIRATO A BOLOGNA NEI LUOGHI REALI DELLA VICENDA, MA IL TUNNEL E LA SEDE DELLA RADIO SONO STATI REALIZZATI A CINECITTA'.

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI EUROIMAGES.

- I WU MING SONO UN COLLETTIVO DI SCRITTORI DI BOLOGNA, AUTORI DEL BEST-SELLER "Q, 54" E DI "GUERRA AGLI UMANI" (ED. EINAUDI)

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004). GLI ATTORI MARCO LUISI E TOMMASO RAMENGHI HANNO OTTENUTO IL PREMIO MARCELLO MASTROIANNI PER IL MIGLIOR ATTORE EMERGENTE.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.

CRITICA

"Fa torto alla conclamata rinascita del cinema italiano 'Lavorare con lentezza' di Guido Chiesa, arruolato solo per occupare la casella 'giovani antagonisti crescono'. Concepito per rievocare niente di meno che la bolognese Radio Alice, voce mao-dadaista degli anni Settanta, il film raccatta con aria finto-goliardica e finto-nostalgica (ma in realtà rissosa) tutti i peggiori luoghi comuni sulla fantasia al potere, il rifiuto del lavoro, l'assalto al cielo, la polizia assassina e la libertà sessuale, concede tutte le possibili guittaggini filodrammatiche agli attori che incarnano gli implausibili eroi e soprattutto finisce col mettere in pessima luce lo stesso, presunto 'flusso creativo' che avrebbe annunciato le magnifiche sorti di un mondo nuovo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino ', 5 settembre 2004)

"Un trucchetto di sceneggiatura, una fantasia utile ma arbitraria? Nossignori: la notizia del tunnel i Wu Ming, collettivo bolognese che ha sceneggiato 'Lavorare con lentezza' con il regista Guido Chiesa, l'ha pescata nelle cronache dell'epoca. Ed è l'idea vincente, scusate la parolaccia, di questa rievocazione libera e fantasiosa quanto l'epoca che ritrae. Chiesa infatti si tiene alla larga dalla nostalgia ma si concede una pungente ironia (quegli anni sono così remoti che il prologo rievoca le assemblee del movimento e i relativi leaderini come se fosse una comica muta). E lavora di fino sulle facce, i gesti, gli accenti, le canzoni, i fumetti, i linguaggi della pagina, dei muri e del corpo, perché la Storia al cinema non si scrive con le astrazioni e i personaggi di 'Lavorare con lentezza' hanno, tutti, una qualità elementare quanto rara nel nostro cinema così approssimativo e autoindulgente: la credibilità. (?) Peccato per l'ultima parte, così sottomessa alla cronaca, incongrua e non all'altezza della prima. Ma 'Lavorare con lentezza' è un bel passo avanti per Chiesa. E per la nostra memoria collettiva." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2004)

"'Lavorare con lentezza' è un'opera diversa dalla maggior parte dei titoli correnti, ben poco innovativi nei confronti della scrittura filmica. Ha il coraggio di contaminare non soltanto i generi - la coesistenza di commedia e dramma - ma anche i codici espressivi, dalla fotografia (ci sono perfino brevi inserti satirici presi a prestito dal cinema muto) alla musica. Coraggio pagato con qualche discontinuità e disequilibrio, è vero: ma che produce un risultato fuori dagli schemi parecchio stimolante." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 settembre 2004)

"Le pellicole in vetrina sono troppe, di alcune non si arriva a menzionare neppure il titolo, su altre si spera che il discorso sia solo rimandato. Vedi 'Lavorare con lentezza', che pasticciando toni e stili racconta i casi dell'emittente bolognese Radio Alice (1977). L'intento di attirare simpatia su un momento fantasioso del movimentismo è contraddetto dalla scelta come protagonisti di due tipetti che scavano un buco per derubare una banca. Il che sembra dar ragione a chi coniugava le esuberanze dell'ultrasinistra con la criminalità. Che nel collettivo Wu Ming, autore del copione con il regista Guido Chiesa, si sia infiltrato un maresciallo dei carabinieri?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2004)

"'Lavorare con lentezza' è un 'lavorare con pochezza': di mezzi. Mai che si veda un eskimo, allora quasi una divisa; pochissime le riprese in esterni; in compenso, su un commissariato, c'è scritto 'Polizia di Stato', mentre ci dovrebbe essere 'Pubblica Sicurezza'; e un Agnelli non ancora Senatore della Repubblica lo è già per gli autonomi." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 ottobre 2004)

"E' un film pieno di spunti inventivi ed emozionanti: il regista dice di averlo fatto 'per tutte e tutti', ma il suo limite ci sembra proprio quello di parlare con chi soprattutto per ragioni anagrafiche frequentò quelle temperie." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 ottobre 2004)

"Al centro del film, divertente prima e drammatico ed attuale poi, cambiando marcia in corsa (nel finale si pensa alla tragedia del G8 di Genova), c'è l'utopia della libertà del tempo libero e la rincorsa alla rivoluzione sessuale e femminista, conquiste basilari poi sommerse dagli anni di piombo, sotto la cui voce l'epoca viene ahimè rubricata. Film mosso e festoso anche se un po' facile d'effetti, un teatrino ancora in forse tra cronaca, storia e costume, ma sostenuto da un buon cast col bravo carabiniere Valerio Mastandrea." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2004)

"Puristi e ortodossi storceranno il naso, ma 'Lavorare con lentezza' di Guido Chiesa ruba libertà e fantasia all'epoca che ritrae. E lavora di fino sulle facce, i gesti, gli accenti, le canzoni, i fumetti, i linguaggi della pagina, dei muri e del corpo. Perché la Storia al cinema non si fa con le astrazioni e il film, sceneggiato dal collettivo bolognese Wu Ming, è una scommessa vinta nella misura in cui esce dai binari più ovvi. Peccato solo che il salto drammatico finale, così sottomesso alla cronaca, sia incongruo e non all'altezza della prima parte. Ma rispetto all'epos giovanilistico e approssimativo del 'Partigiano Johnny', Chiesa ha fatto un bel passo avanti." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2004)
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