La talpa

Tinker, Tailor, Soldier, Spy

GRAN BRETAGNA, GERMANIA - 2011
5/5
La talpa
1973. La Guerra Fredda continua a compromettere le relazioni internazionali e a minare anche la sicurezza del Regno Unito affidata al Circus, un settore del Secret Intelligence Service (altrimenti noto come MI6), il cui capo è un agente dal nome in codice 'Controllo'. Dopo una missione finita in tragedia, Controllo sarà costretto a uscire dal Circus insieme al suo fidato luogotenente, George Smiley, una grintosa spia in carriera. Smiley, infatti, verrà riassunto in segreto dietro ordine del governo per scoprire un eventuale doppiogiochista o talpa al servizio dei sovietici, che sta mettendo in pericolo l'Inghilterra. Con l'aiuto dell'agente più giovane Peter Guillam, Smiley passerà al setaccio le attività del Circus passate e presenti cercando di smascherare "Tinker,Taylor, Soldier, Spy", ovvero chi tra i suoi ex colleghi abbia tradito il Paese...
  • Altri titoli:
    La talpa
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE, (1:2:35)
  • Tratto da: romanzo "La talpa" di John le Carré (ed. Mondadori)
  • Produzione: WORKING TITLE, KARLA FILMS, PARADIS FILMS, KINOWELT FILMPRODUKTION CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL+ E CINECINEMA
  • Distribuzione: MEDUSA (2012)
  • Data uscita 13 Gennaio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"La prego, non realizzi il film del libro né un remake della miniserie TV. Esistono di già". La richiesta di John Le Carrè è stata rispettata in pieno da Tomas Alfredson, chiamato a confrontarsi con il capolavoro dello scrittore britannico: La talpa arriva sul grande schermo, ed è una folgorazione.
Il regista svedese, già artefice del "piccolo" caso Lasciami entrare, si attiene scrupolosamente alla preghiera di Le Carrè (quella di non tentare l'inutile "traduzione") e riesce nella straordinaria impresa di trasformare una spy-story in un trattato sulla visione. Per farlo, affida all'agente in pensione George Smiley (un Gary Oldman spaziale) una missione affascinante, al tempo stesso improba, dall'ambizione sconfinata: scoprire chi, tra i suoi vecchi colleghi di Circus (nome in codice dei Servizi britannici), sia il doppiogiochista al soldo di Karla (capo dello spionaggio sovietico), diventa il pretesto per dare inizio ad una danza, lenta e inesorabile.
Nessuna concessione allo spettacolo, esaltazione silenziosa di ogni singolo dettaglio, estetica della sottrazione mirata a ritrovare il senso più profondo, efficace, di ogni singola parola in ogni singolo dialogo, di ogni inquadratura o movimento di macchina, solo in apparenza saltuariamente accessori, o di raccordo: lo spettatore è invitato a compiere una scelta - in questo replicando, se si vuole, la situazione in cui si sono trovati gli sceneggiatori (Bridget O'Connor, Peter Straughan) e il regista al cospetto del libro, prima di concepire il film - ad accettare o meno l'invito, a scommettere o meno sulla propria capacità d'osservazione.
D'altronde Alfredson lo mette in chiaro sin dalla prima sequenza del film, con quella veduta dall'alto su Londra, che attraverso il carrello indietro svela ai nostri occhi che stanno osservando non "qualcosa", ma qualcuno che osserva: capirlo alla fine del film, insieme all'epifania di Smiley, potrebbe essere troppo tardi.
Sorretto da un cast fantastico (Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt, Toby Jones, Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Ciaran Hinds e David Dencik) e da un ottimo lavoro sulle luci (la fotografia è di Hoyte Van Hoytema, sodale di Alfredson), il film è ambientato nel 1973, un anno prima che uscisse La conversazione di Francis Ford Coppola. Con il quale ha più di una semplice affinità: a buon intenditor, poche parole.

NOTE

- JOHN LE CARRE' FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (GARY OLDMAN), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Ovvio l'interesse speciale del 'manifesto' per 'La talpa'. I comunisti scavano bene, e gli anticomunisti anche, a volte. (...) Un tempo si definivano film così «un mattone». Però grazie a quest'intricatissimo intrigo veniamo a sapere che dobbiamo ringraziare anche questi «traditori» dell'Occidente se Giap e Ho Chi Minh ce l'hanno fatta. I cultori di spy stories apprezzeranno (in lingua originale) lo stile recitativo, tutto a togliere, introverso, quasi invisibile, di Hurt, Oldman e Firth. (...) Il cinema britannico, dalla guerra fredda in poi, della spy storie è il leader (...) per l'umorismo nero e sinistro. Il ciclo 007 fu definito (...) l'unico cinema politico sopportabile, spostando l'attenzione dei dispositivi della sala buia dalle immagini realiste che raccontavano come stavano veramente le cose (e deprimendo e paralizzando il pubblico) all'elettroshock del Capitale all'opera, 24 fotogrammi al secondo. 007 insegnò a far esplodere nella vita il giocattolo della merce-spettacolo e a contrapporre alla doppia, diversamente miserabile, trappola est-ovest, una scienza e una tecnologia che non fossero puro dispositivo di morte. Torniamo indietro?" (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 13 gennaio 2012)

"Segnatevi il nome di Tomas Alfredson, talentuoso regista svedese che avevamo già apprezzato quando firmò il bellissimo horror giovanilistico 'Lasciami entrare'. Con la stessa bravura lo ritroviamo mentre ci trasporta nelle atmosfere uniche di questo adattamento di un romanzo di John le Carrè che, in realtà, assomiglia più ad una biografia dello scrittore. (...) Dovrete metabolizzare i tanti nomi e fatti che vi pioveranno addosso nei primi quaranta minuti; ne vale la pena perché poi è una goduria. Alfredson serve il tutto senza spettacolarizzazione (anzi, qui siamo all'antitesi) ma facendoci quasi respirare il fumo delle sigarette o la polvere dei mobili talmente è maniacale la sua cura dei dettagli (che tali non sono). Con movimenti quasi invisibili della macchina, come in punta di piedi, prima asseconda ma in realtà plasma un cast superbo, da Oscar collettivo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 gennaio 2012)

"Buon sangue non mente. L'avevamo lasciato in ottima forma tra i vampiri di 'Lasciami entrare', ora il genietto svedese Tomas Alfredson dà del tu al capolavoro di John Le Carrè, 'La talpa' ('Tinker, Tailor, Soldier, Spy'). «La prego, non realizzi il film del libro, né un remake della mini-serie TV: esistono già», aveva chiesto lo scrittore, e Alfredson esegue: cambia (più di) qualcosa, ma punta sempre su paranoia, suspense e povertà fattuale, tenendo al minimo la spettacolarizzazione. Soprattutto, rende giustizia alla traduzione mancata, utilizzando gli intrighi dei Servizi segreti britannici per oliare meta-cinematograficamente i meccanismi della visione. (...) Ma a farla davvero da padrone sono l'occhio e il controllo, ovvero «io vedo che tu mi vedi che io ti vedo...»: se il libro è un gigante, il film sta sulle sue spalle." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 gennaio 2012)
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