La partita

ITALIA - 1988
La partita
Nel 1700 dall'esilio a Corfù, torna a Venezia il giovane nobile Francesco Sacredo. Nella città trionfa la dolce vita: ai tavoli da gioco il padre di Francesco ha perso ormai tutto il suo ingente patrimonio in estenuanti partite contro la bellissima e sempre vincente contessa Matilde Von Wallestein. Francesco, per aiutare il padre, accetta la sfida della dama tedesca, subito incapricciatasi del giovane: tutte le ricchezze già vinte al genitore saranno sue se vincerà, ma, se perderà, la sua vita e la sua persona diventeranno di proprietà di Matilde. Francesco accetta, perde e si dà alla fuga. La vera partita comincia da questo momento, poichè egli diventerà un perseguitato da parte dei fratelli Podestà, due sicari ingaggiati dalla Contessa Matilde, e da ciò agguati, inseguimenti e duelli. Sacredo pensa di riparare in Francia, dove a Parigi abita la sorella. Nella fuga disperata lo accompagna la graziosa Olivia, una nobile fanciulla di Verona, che il padre ha destinato in sposa ad un vecchio odioso e malandato. Francesco incontrerà molte donne e affronterà spesso i due ribaldi, a volte aiutato, a volte evitando per miracolo, ma sempre con coraggio, mille trabocchetti. Infine resta solo: sarà a Parigi, poi nelle Fiandre e a Colonia, sempre sentendosi braccato da due messaggeri di morte che egli crede di vedere dappertutto, finchè un giorno, su di una landa vicina al mare, la contessa in persona gli si para davanti e lo sfida a duello. Benchè trafitto dalla spada di Francesco, il corpo della donna non dà una solo goccia di sangue: non soltanto diaccia, ma anche invulnerabile, lei riparte nella sua carrozza. Per il tempo che resta al giovane da vivere, egli continuerà a fuggire e ad imbattersi nella nobildonna agli angoli di tutte le strade del mondo.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Alberto Ongaro (ediz. Longanesi)
  • Produzione: TIGER CINEMATOGRAFICA RETEITALIA
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA - VIVIVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Se insomma il pubblico continua a cercare i segni della personalità creativa qui non trova molto, spunti di piacevolezza 'La partita' offre a quanti, oggi sullo schermo domani sul video, apprezzano i duelli, le cavalcate fra boschi e praterie, gli abbracci d'amore, gli echi della pittura d'epoca, le inedite, e assai suggestive quinte scenografiche trovate o costruite da Paola Comencini. Ogni sorta di lungaggine e qualche sciatteria sono d'altronde compensate, agli occhi della grande platea, dal "cast" che dà un marchio internazionale a questa produzione italiana per tutti i mercati. Parliamo ovviamente di Faye Dunaway, attrice sempre di alta prestanza figurativa (sarebbe ancora troppo appetibile per giustificare il rifiuto di Francesco Sacredo), del Matthew Modine assai funzionale in ogni storia tutta azione, e di alcune attrici gradevoli all'occhio: la Jennifer Beals, venuta da 'Flashdance', che è la capricciosa e infine innamorata Olivia, la Federica Moro che è sua sorella Lucrezia, Corinne Cléry (la Virginia scontenta del marito capitano). Mentre imperversa la musica di Pino Donaggio, il Feodor Chaliapin jr che 'Nel nome della rosa' dava alle fiamme la biblioteca qui è un vecchione repellente straziato dalle sanguisughe. Gli sta bene." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 11 Novembre 1988)

"L'ambientazione è accurata, i più pittoreschi sfondi architettonici italiani si propongono sempre come gradevole cornice, i costumi tendono alla stilizzazione, i colori danno corpo ad immagini che aspirano, pur con un occhio al fumetto, anche alla pittura: con ritmi che, negli agguati e negli assalti, potevano essere più scattanti ma che non tradiscono comunque il clima più autentico di tutta l'impresa, un affannoso gioco a rimpiattino con echi stregoneschi. Lo sostengono, ben affiatati tra loro, Matthew Modine, passato dal Vietnam al Settecento veneziano con felice disinvoltura, e Faye Dunaway, una misteriosa nemica che sotto la sua bellezza riesce spesso a nascondere l'idea della Morte. Fra le altre donne, Jennifer Beals ('Flashdance'), con occhi e sentimenti di fuoco." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 28 Ottobre 1988)

"Matthew Modine, un po' Casanova e un po' Scaramouche, va benissimo; va bene Faye Dunaway, mentre la scipita Jennifer Beals non è stata una buona scelta. L'impegno, e l'impianto produttivo sono solidi, molto inconsueti per un film italiano; la realizzazione è accurata; la musica di Pino Donaggio è invadente e troppo (o troppo poco) datata. Il consueto modo di raccontare di Carlo Vanzina, corretto, senza stile, privo di quell'originalità cinematografica e invenzione visuale che distinguono oggi il genere avventuroso, non arricchisce il film." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 Ottobre 1988)
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