La Paranza dei Bambini

ITALIA - 2019
4/5
La Paranza dei Bambini
Napoli 2018. Sei quindicenni - Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O'Russ, Briatò - vogliono fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel Rione Sanità. Con l'illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male. Sono come fratelli, non temono il carcere né la morte, e sanno che l'unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Nell'incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà ad una scelta irreversibile: il sacrificio dell'amore e dell'amicizia.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Roberto Saviano (Ed. Feltrinelli)
  • Produzione: CARLO DEGLI ESPOSTI, NICOLA SERRA PER PALOMAR, VISION DISTRIBUTION
  • Distribuzione: VISION DISTRIBUTION
  • Vietato 14
  • Data uscita 13 Febbraio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
In Italia, oggi come oggi, sono pochi i registi capaci di girare ad altezza adolescente come Claudio Giovannesi. Dopo Fiore, presentato alla Quinzaine di Cannes nel 2016, porta in concorso al Festival di Berlino (unico titolo nostrano in corsa per l’Orso d’Oro, da domani in sala) La paranza dei bambini, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano (Feltrinelli Editore), che qui firma la sceneggiatura insieme a Maurizio Braucci e allo stesso regista.

Dal carcere giovanile del film precedente, ambientato a Roma, ci spostiamo nei quartieri di Napoli. Sei quindicenni - Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O'Russ, Briatò - vogliono fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel Rione Sanità. Sono come fratelli, non temono la galera né la morte, e sanno che l'unica possibilità è giocarsi tutto, subito.




Il più determinato è Nicola (Francesco Di Napoli), che dapprima inizia a “faticare” (spaccio) per il boss Sarnataro (Aniello Arena) e poi, in pieno vuoto di potere, si allea con gli eredi emarginati di un capo ormai deceduto.

L’illusione che lo muove è quella di portare giustizia nel quartiere, inseguendo il bene attraverso il male. Ma è una vita in guerra, che pur nell’incoscienza di quell’età, lo costringerà a sacrificare gli affetti più cari, tanto le amicizie quanto l’amore.

[caption id="attachment_125172" align="aligncenter" width="300"] Francesco Di Napoli e Viviana Aprea[/caption]

Fuggendo qualsiasi spettacolarizzazione e allontanandosi dai parametri estetico-narrativi di confezioni stile Gomorra (la serie), Giovannesi - supportato e non poco anche dall'ottimo lavoro alle luci di Daniele Ciprì - sembra piuttosto orientarsi verso la tensione più trattenuta e non per questo meno avvincente del Gomorra realizzato da Garrone nel 2008.

Se lì il punto di vista si disperdeva, però, qui viene catalizzato nella figura di Nicola, antieroe con cui è facile empatizzare nei momenti di normalità (il rapporto con la mamma, con il fratello minore, con la ragazzina di cui s’invaghisce, interpretata da Viviana Aprea) e verso il quale è altrettanto facile dissociarsi negli altri casi (mosso da quell’inevitabile sete di potere che lo condurrà anche al primo omicidio, salvo poi ritrovarsi a piangere davanti uno specchio un attimo dopo).

Ecco, La paranza dei bambini è un film che in maniera molto intelligente riesce a smarcarsi dalla facile pornografia del camorra-movie per intraprendere un percorso indirizzato verso le profondità della fruizione, all'origine della perdita dell'innocenza: non c’è nessun miraggio di una vita “migliore” (se non una fugace e vagheggiata idea di trasferta spensierata al sole gioioso della salentina Gallipoli), né tantomeno alcun suggerimento su come potersi affrancare da quel tipo di esistenza, non c’è la tagliola di uno sguardo esterno giudicante, né personaggi vagamente “moralizzatori”.


[caption id="attachment_125107" align="aligncenter" width="300"] Claudio Giovannesi sul set de La paranza dei bambini ©Angelo Turetta[/caption]

Il perché dei quindicenni (straordinario il lavoro sul casting) si ritrovino a vivere un qui e ora di questo tipo non c’è bisogno di “spiegarlo”, di mostrarne le cause pregresse o gli sviluppi futuri: è tutto drammaticamente scritto nella realtà di un film che non ha alcuna intenzione, né necessità, di andare a ritoccare con chissà quale pirotecnico artificio i tanti, troppi spunti che arrivano dalle cronache quotidiane: a Giovannesi, a noi, interessa piuttosto intuire, percepire, introiettare quell’ineludibile ombrosità che aleggia sul viso di un adolescente, Nicola, primus inter pares scelto per restituire quella terribile dualità che solamente un’innocenza tradita (dal contesto, dagli eventi, dalla vita) può incarnare.

E che resta, sottotraccia, ben impressa nell’animo dello spettatore anche parecchio tempo dopo l’ultimo frame del film. Senza scampo.

NOTE

- IN CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI BERLINO (2019).

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA AL 69. FESTIVAL DI BERLINO (2019).

CRITICA

"I ragazzi, la camorra: difficile schivare la retorica, il patetismo, il compiacimento, difficilissimo evitare il già visto, il già detto, lo sciacallaggio. Giovannesi, autore dell'apprezzato 'Fiore', ha adattato il libro di Roberto Saviano (con lo scrittore e Maurizio Braucci) prendendosi molte libertà, e avendo cura di evitare i rischi di spettacolarizzazione, le scorciatoie e le ambiguità. L'esperienza come regista di vari episodi della serie 'Gomorra' sembra averlo vaccinato, e il suo modello sembra essere l'opposto: cioè il film di 'Garrone'. (...) Il meglio, come nei film precedenti, Giovannesi lo dà nei dettagli precisi, rivelatori, messi lì quasi senza farsene accorgere: l'affacciarsi di Nicola alla finestra a guardare la strada deserta, il matrimonio del boss, i bambini più piccoli che a loro volta ruotano intorno alla "paranza". Esemplare l'uso dei giovanissimi attori, scelti con un accorto casting, e sui quali il film sembra a tratti cucito." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 14 febbraio 2019)

"La pesca di paranza è quella notturna con le luci giocate per ingannare i pesci; in gergo la paranza è un gruppo di fuoco legato alla Camorra. Nel film di Claudio Giovannesi, ispirato al romanzo di Roberto Saviano che cofirma la sceneggiatura, la paranza è costituita da una banda di quindicenni del Quartiere Sanità (...). Sullo schermo il composito affresco del libro prende vita trasformandosi nel romanzo di (mala)formazione di Nicola, impersonato (come il resto della banda) da un non attore perfetto per la parte. L'ambientazione è altrettanto felice e Giovannesi conferma la capacità, già evidente in 'Fiore', di far risuonare la corda intimista del vitalismo e della fragilità adolescenziale." ('La Stampa', 14 febbraio 2019)
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