La foresta di ghiaccio

ITALIA - 2014
2/5
La foresta di ghiaccio
Pietro, un giovane tecnico specializzato arriva in un piccolo paese alpino, apparentemente tranquillo, per riparare un guasto alla centrale elettrica in alta quota, ma si trova improvvisamente di fronte a una strana sparizione. Quando il ragazzo comprende l'origine dei segreti nascosti nel cuore della valle, le tensioni esplodono e comincia un gioco di specchi deformanti in cui nessuno è immune dal sospetto...
  • Altri titoli:
    Ice Forest
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER, NOIR
  • Produzione: ANDREA PARIS, MATTEO ROVERE PER ASCENT FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO
  • Data uscita 13 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Un improvviso blackout trascina nel buio un paesino di montagna. Un guasto sta flagellando la centrale elettrica in quota. Pietro (Domenico Diele), operaio specializzato al primo incarico, viene spedito a risolvere il problema. Ma in quella terribile terra ghiacciata inizia il viaggio dentro un mistero, e ognuno nasconde un segreto: Lorenzo (Adriano Giannini), il capo tecnico con cui Pietro ha legato, si rivela il cassiere di una strana organizzazione; l'inavvicinabile guardiano della diga, Secondo (Emir Kusturica), è la bestia che guida quella banda, e la zoologa Lana (Ksenia Rappoport), studiosa di orsi, sembra anche lei nascondere qualcosa.
Dopo Good Morning Aman, Claudio Noce alza il tiro per la sua opera seconda: abbandona la metropoli e si porta in Val di Daone, nella centrale di Cimego, sulle dighe di Bissina e Boazzo, ai piedi delle cime del Gruppo dell'Adamello, in Trentino, per costruire un thriller - nelle intenzioni - marcatamente suggestivo e, come da titolo, glaciale. Il bianco che caratterizza l'intera visione è costantemente contrapposto al nero che alberga nell'animo dei vari personaggi, mai del tutto definiti, ininquadrabili per quasi tutto il corso del racconto. Dall'antefatto, che ci riporta al doloroso conflitto nei Balcani, comprendiamo poco a poco che prima o poi torneranno a galla malefatte compiute molti anni addietro: il problema del film, però, è quello di tentare troppo spesso di disorientare lo spettatore per mezzo di stratagemmi narrativi mai del tutto comprensibili. Dal punto A si arriva al punto B, è innegabile che il cerchio si chiuda, ma durante il tragitto Noce sembra preoccuparsi maggiormente di immortalare suggestioni, lasciando che "il corso degli eventi" faccia il resto. Di sicuro più ambizioso e complesso del precedente, La foresta di ghiaccio è al tempo stesso più artefatto e meno "sincero" del film d'esordio.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: MIBACT E TRENTINO FILM COMMISSION.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014) NELLA SEZIONE 'CINEMA D'OGGI'.

CRITICA

"È un thriller noir. Costruzione suggestiva, di atmosfera; fiato sospeso sui personaggi, tutti sfuggenti, le cui vere identità si annidano minacciose nell'ombra. Ma il bravo Claudio Noce di 'Good Morning, Aman' non crede fino in fondo nella forza del racconto 'di genere' disseminandolo di ammiccamenti metaforici. Comunque un bel film, da raccomandare." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 novembre 2014)

"Fa molto piacere che con il suo secondo titolo, «La foresta di ghiaccio», Noce imbocchi una strada su cui tanti pretenziosi coetanei usano storcere il naso. (...) I difetti (...) non mancano (sembrano per esempio davvero troppi e troppo ridondanti i ralenti e i flashback), ma il film regge dignitosamente la non facile sfida, impegna attori di buona resa, non sbanda nelle acmi d'azione che non sono certo familiari ai cineasti di casa nostra e sfrutta sino in fondo i suggestivi esterni innevati e gli interni sempre brancolanti in un metaforico buio che non può riferirsi solo al fatidico blackout subito dai valligiani." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 novembre 2014)

"Dopo 'Good Morning, Aman', Claudio Noce firma l'opera seconda, puntando sul genere, anzi, i generi: thriller, giallo, dramma. Riprese in Trentino, neve e ghiaccio nel cast, ha il merito di accoppiare temi pesanti (il traffico di esseri umani, la guerra) e drammaturgia d'acchiappo, con interpreti solidi (Diele ha futuro) e ben diretti e regia che osa. Purtroppo, non basta: la sceneggiatura non è all'altezza del soggetto, e si perde tra le nevi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 novembre 2014)

"Al secondo film, Claudio Noce conferma il suo talento alla regia. Il thriller coinvolge, grazie anche a un montaggio riuscito e a una fotografia perfetta. Unico neo, una sceneggiatura con troppa carne al fuoco, a volte cotta male." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 novembre 2014)

"Thriller innevato e raggelato, con intreccio che mescola legami di sangue e tragedie d'immigrazione, 'La foresta di ghiaccio' di Claudio Noce (...) vuol essere un Fargo in versione trentina, con meno ironia e più , come direbbe Franco Battiato, «sintomatico mistero». Tra i ghiacci della Valle del Chiese, tra i 200 e gli oltre 3400 metri di quota, si aggirano, quasi occultati da cappotti, sciarpe e cappelli, personaggi alla resa dei conti. (...) Nella storia (...) qualche indizio in più sui protagonisti e sulle loro motivazioni non avrebbe guastato. (...) Rivendicata esplicitamente dal regista, la scelta del film è proprio quella di lasciare che i protagonisti si aggirino, un po' spaesati, nelle temperature polari della vicenda: «La natura vince sempre, ed è più forte dei personaggi». Questo è certo, ma il cinema ha le sue leggi, che in qualche modo vanno rispettate. Per agganciare il pubblico ci vuole una ragione, anche piccola, anche esile, però più forte di un paesaggio odi un costume di scena." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 24 ottobre 2014)

"Brividi horror sul red carpet. All'ottavo giorno, un festival finora incerto punta, senza esitare, sul cinema di genere. E manda in competizione il terzo film italiano, 'La foresta di ghiaccio' di Claudio Noce, regista e sceneggiatore classe 1975 (...). Paura e sgomento a volontà (...) nell'opera seconda di Noce, che nel 2009 si segnalò con 'Good Morning Aman' e che ora racconta l'apparente normalità d'un paese alpino. (...) un gioco al massacro, dove tutti sono carnefici, sullo sfondo d'un traffico di clandestini, tra Italia e Slovenia." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 24 ottobre 2014)
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