La fabbrica di cioccolato

Charlie and the Chocolate Factory

USA, GRAN BRETAGNA - 2005
Cinque biglietti d'oro sono nascosti in altrettante tavolette di cioccolato fabbricate dal signor Willy Wonka. I fortunati bambini che riusciranno a trovarli potranno varcare i cancelli della Fabbrica di Cioccolato del signor Wonka ed entrare così in contatto con il suo magico mondo. Per Charlie Bucket, un bambino povero, vincitore dell'ultimo biglietto, sta per iniziare un'indimenticabile avventura...

CAST

NOTE

- REMAKE DI "WILLIE WONKA E LA FABBRICA DI CIOCCOLATO" DIRETTO DA MEL STUART NEL 1971 CON GENE WILDER NEI PANNI DEL SIG. WONKA.

- NEL 2006 NOMINATION OSCAR E NASTRO D'ARGENTO A GABRIELLA PESCUCCI PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Fantasia, crudeltà, sogni, divertimento. Fiumi di cioccolato, prati di menta, laghi di miele, alberi di caramelle, colline di panna montata o di marmellata; ma anche nanetti al lavoro forzato, insidie e pericoli, punizioni e sparizioni. Tratto dal testo famoso di Roald Dahl, il film è molto bello. (...) I nanetti sono un unico nano, Deep Roy, pure lui molto bravo, moltiplicato all'infinito dalla creativa e perfetta lavorazione in digitale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 settembre 2005)

"Fra evocazioni dei film con Ester Williams, di '2001. Odissea nello spazio' e del burtonian deppian 'Edward mani di forbice', 'La fabbrica di cioccolato' talora traccheggia. Ma, oltre che una lezione di cinema, è una lezione di vita sul tema: i doveri danno diritti, non viceversa." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 23 settembre 2005)

"Per le vie della complessità, il film approda insomma a una conclusione più esplicita e moralistica rispetto al disimpegnato surrealismo della pagina. Ciò che conta, però, è l'impeccabile gusto con cui Tim Burton inventa l'ambiente della favola, ispirandosi a Chagall e ad altri modelli di pittura espressionista, nonché l'andamento di un racconto ritmato in un crescendo di buffi incidenti e svarianti trovate. Bastava rinunciare alle troppe allusioni confuse e a una vaga morbosità, per fare di questo film un classico del cinema per ragazzi; ma La fabbrica di cioccolato va bene anche così." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 settembre 2005)

"Un film per bambini fatto per galvanizzare gli adulti (soprattutto quelli stressati e perplessi). Un film per adulti fatto per inquietare i bambini (soprattutto quelli riveriti e satolli). A metà del guado c'è 'La fabbrica di cioccolato' di Tim Burton, tratto da un romanzo di Roald Dahl (1964) venduto in tutto il mondo e già trasposto in un film di culto nei paesi anglosassoni (1971): nel suo versante riuscito, un magnifico viaggio nella fantasia della crudeltà e nel divertimento dei sogni; in quello imperfetto, una fantasmagoria che risolve in termini edificanti un tetro incubo nevrotico. Burton esegue anche stavolta i leitmotiv che ne hanno fatto uno dei registi contemporanei più completi e complessi, dall'emarginazione degli eccentrici al tormentoso rapporto padre-figli, dalla disperazione del fanciullino al tripudio di colori e sapori offerto dal mondo a chiunque sappia guardarlo con occhi innocenti. (...) Le invenzioni visive e scenografiche, lo humour illogico o assurdo e la folla di personaggi paradossali evocano il pathos della crescita e dell'adattamento alla "realtà" delle arbitrarie convenzioni della vita adulta: peccato, però, che i numeri musicali (doppiati) risultino troppo mediocri e che il bambino-Alice e l'adulto-Cappellaio Matto approdino in un finale di pedagogica redenzione psicanalitica. Non è il sentimento, peraltro pudico e incantevole, che inficia le qualità del film, quanto la perdita progressiva del suo romanticismo favoloso e grottesco, della sua essenza morbosa e allucinatoria, persino del suo tocco di presunzione o saccenteria allusivo degli inevitabili vizi umani." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 settembre 2005)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy