La diga sul Pacifico

ITALIA, FRANCIA - 1956
La famiglia Dufresne composta dalla madre non più giovane e dai due figli adulti Joseph e Suzanne, vive in Indocina in mezzo ad una grande risaia che la signora Dufresne ha ricavato da un terreno paludoso, che una diga primitiva difende dagli assalti del Pacifico. La madre è molto attaccata a questa terra, che non vuole vendere, mentre i figli non pensano che ad evadere. Alla fine Joseph decide di andarsene ma mentre si avvia alla città, la diga cede. Jo torna indietro per aiutare i suoi insieme con Michel, un uomo che ha conosciuto per caso. Per Suzanne l'incontro con Michel è il colpo di fulmine, ma l'uomo riparte dopo pochi giorni. La madre ha intanto deciso di vendere la proprietà all'industriale Legros, innamorato di Suzanne. La ragazza non respinge le premure del pretendente ma la madre non accetta le proposte dell'industriale. Joseph fugge per la seconda volta. Arrivato in città, non trova lavoro ma incontra una ricca signora che lo porta a vivere con lei. Anche Suzanne e la madre si recano in città e la ragazza va a trovare Michel che però non acconsente a sposarla. Suzanne va allora in cerca di Legros, ma questi non vuole approfittare della situazione e la rimanda a casa col denaro che le ha promesso. Suzanne e la madre tornano deluse alla fattoria ma per la signora Dufresne il maggiore dolore è la lontananza del figlio. Profondamente amareggiata, s'addormenterà nel suo letto per non svegliarsi più. Suzanne ha la gioia di rivedere al funerale Michel, col quale si avvierà più tardi ad una nuova esistenza, mentre Joseph resterà alla fattoria per costruire la diga voluta dalla madre e continuare la sua opera.

CAST

NOTE

- ESTERNI GIRATI IN THAINLANDIA, INTERNI A CINECITTA'.

- SUONO: ALDO CAVAZZUTI E LUIGI PURI.

CRITICA

"Poderoso e suggestivo l'inizio del film, che descrive il dramma di una terra devastata dal nubifragi e dall'alluvione, in cui s'inserisce la crisi particolare di una famiglia. Poi la vicenda perde quota smarrendosi nel gioco di psicologie strane, contraddittorie: non mancano ottime sequenze, ma difetta nel film l'unità. Sempre molto impegnata la regia, di particolare rilievo l'interpretazione dei personaggi della madre e del figlio. Buona la fotografia, delicato ed espressivo il colore." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 42, 1957)

"(...) é una singolare beffa che di un testo di tal genere si siano serviti Clément, Fabbri e Perilli per combinare il solito pasticcio romanzesco con sfondo esotico, dove il "cinematografo" invita di continuo al pittoresco (...) ben diverso dalla dura immagine che ne offre la Duras. (...) Non si 'moralizza' un testo dolcificandone i personaggi fino a rendere inesistente quello più sconcertante (Carmen), né togliendo ogni rilievo al disegno corale della cornice storico-sociale, la crisi del colonialismo (...)." (Ernesto G. Laura., 'Bianco e Nero', 1 gennaio 1958)
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