La colonna infame

ITALIA - 1972
Nel 1630, mentre a Milano infuria la peste, Guglielmo Piazza, commissario di sanità del rione di Porta Ticinese, viene accusato da due donnette di aver "unto" i muri di una strada per spargere il contagio. Arrestato, Guglielmo si proclama innocente finché, vinto dalle torture e convinto dalla promessa di impunità se si professerà colpevole e accuserà di complicità Giacomo Mora, un povero barbiere, si autodenuncia. Torturato a sua volta, anche il barbiere cede. I due tentano come ultima, disperata difesa di coinvolgere nel loro processo un nobile spagnolo. Il potente però viene assolto, mentre Mora e Piazza vengono condannati e, dopo aver attraversato la città su un carro e aver subito la mutilazione della mano destra e lo stritolamento delle ossa, vengono arsi vivi. La casa di Mora che viene demolita e al suo posto le autorità fanno erigere a perenne testimonianza dell'iniquità dei due "untori", la cosiddetta "Colonna Infame".

CAST

NOTE

- IL PERSONAGGIO INTERPRETATO DA MARIANO RIGILLO VENNE SOPPRESSO IN FASE DI MONTAGGIO.

CRITICA

"(...) Le virtù di Nelo Risi confluiscono in un film di preziosa lettura, degnissimo (...) di rappresentare l'omaggio del cinema all'ombra grande del Manzoni (...) e di spargerne con nuovo linguaggio la parola cristiana. (...) Il dono del film sta nel riunire i vari spunti (...) di carattere etico, storico, giuridico e di amalgamarli in uno spettacolo stringente, reso se possibile più drammarico dalla sua attualità spaventosa." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera', 14 aprile 1973).
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