La Cena

ITALIA - 1998
Di sera, quando arriva l'ora di cena, un ristorante comincia lentamente a riempirsi. Nello staff ci sono Flora, la proprietaria, Arturo, il marito malato, Diomede, il capocameriere, Maurizio, un cameriere poeta, Duilio, lo chef molto nervoso. Ai tavoli, ecco Pezzullo, maestro in pensione, solo; Isabella con la figlia Sabrina che con difficoltà confida alla mamma l'intenzione di fare il noviziato in convento; Lolla, che invita uno dopo l'altro alcuni spasimanti salvo alla fine preferire il manesco marito; un padre che incontra i due figli grandi, Alessandra, sempre arrabbiata e Francesco, ex-tossicodipendente; un professore di filosofia che a un certo punto assume atteggiamenti antipatici per far scappare Cecilia, la studentessa con cui aveva una relazione e che però pretendeva il suo allontanamento dalla moglie; il timido ragionier Marchetti, che si lascia convincere dalle chiacchiere del mago Adam e alla fine lo invita a casa propria; Bricco e Menghini, due attori che provano la messa in scena de 'Il grande inquisitore' di Dostojevskj; un fidanzato, al quale la fidanzata comunica di essere incinta, si fa irretire dallo sguardo di una bella sconosciuta che lo attira in bagno e poi lo percuote; un tavolo di professionisti con le mogli; un tavolo di insegnanti in pensione; un tavolo con una famigliola di turisti orientali; fuori, sulla terrazza, un tavolo con nove ragazzi che festeggiano il compleanno di una di loro. Quando la cena finisce, tutti tornano a casa e, poco dopo, il locale chiude.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1998.

CRITICA

"Malgrado l'apparente tono dimesso, è la storia delle storie: torna con questo film l'ambizione dello Scola 'epocale'. Microsituazione, macroambientazione. E' uno sguardo disincantato e apprensivo al contempo sull'oggi, un sasso gettato in quella che, agli occhi di un quasi settantenne che ha scritto la sceneggiatura con la complicità di un ottantenne (Furio Scarpelli), deve apparire come una palude nelle cui acque limacciose si è perso il senso di molti valori già intesi come irrinunciabili, a partire dalla forza e dalla logica delle idee, dove tutti navigano un po' a vista, dove più di qualcuno dà di matto e dove anche il senso dell'umorismo comincia ad avere il fiatone". (Paolo D'Agostini, 'Annuario del cinema italiano 1999/2000')
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