La cagna

ITALIA, FRANCIA - 1972
Giorgio, di mezza età, disegnatore di fumetti con velleità vagamente maoiste, ha abbandonato a Parigi moglie e due figli ormai grandi, e si è ritirato in un isolotto del Mediterraneo dove vive e lavora in compagnia del suo cane Melampo, unico paziente ascoltatore dei suoi vaniloqui (nell'isolotto c'è fra l'altro una pista abbandonata, un relitto di aereo tedesco, un bunker che Giorgio ha trasformato in propria abitazione). La solitudine è attenuata da una radio, da un vecchio grammofono e da periodiche puntate a bordo di un gommone sulla terraferma per rifornimenti. Sull'isola approda Lisa, una ragazza che ben presto sopprime per gelosia il cane, per divenire essa la "cagna". Giorgio visita a Parigi la moglie, reduce da un tentato suicidio; qui viene raggiunto da Lisa e mal sopporta l'attaccamento della figlia Valeria per il gatto: torna con Lisa nella solitudine. Un giorno il mare si porta via il gommone: i due consumano l'ultima scatola di carne poi ingannano lo stomaco con l'acqua di una sorgente ("il mare non ha più pesci") e quindi si riuniscono sul relitto dell'aereo per un assurdo viaggio. L'aereo scivola lungo la pista per arrestarsi in fondo alla discesa e così - pare - dissipa le illusioni, i sogni, ogni risorsa dei due, in attesa della morte per inedia.

CAST

CRITICA

"Il protagonista, privo di qualsiasi costruzione mentale, oscillante fra contraddittorie proposizioni d'accatto, ignaro di quel che è e di quel che vuole, non è mai presentato come un personaggio esemplare. Il regista lo tratta anzi con distacco sprezzante e con impietosa ironia. Ciò, rafforza l'impressione di una implicita satira di certa romantica contestazione, solamente capace di distruggere se stessa, soprattutto impotente a costruire checchessia." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 73, 1972)
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