Kong: Skull Island

USA - 2017
2,5/5
Kong: Skull Island
Un gruppo eterogeneo di esploratori si avventura nelle profondità di un'isola sperduta del Pacifico - tanto affascinante quanto infida - inconsapevoli che stanno attraversando il regno del mitico gorilla Kong.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Produzione: LEGENDARY PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 9 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Ne La grande scimmia Alberto Abruzzese coglieva nella caduta di King Kong dall’Empire State Building la rappresentazione plastica del rapporto tra miti e tecnologia: quel precipitare dal grattacielo più alto del mondo, nella metropoli più potente, prefigurava il lutto irreparabile della civiltà moderna, sempre più tecnologica e sempre meno umana. La sovranità della bestia – della sua carne, delle sue emozioni – sottomessa alla bestialità della volontà di potenza. Poi quel precipitare lo abbiamo vissuto di nuovo, realmente, l’11 settembre. Nello stesso luogo simbolico, con il medesimo olocausto umano. Lì, in quel vuoto ricoperto solo dal loop delle immagini delle Torri colpite e affondate, l’Occidente non vedeva sorgere il nuovo (dis)ordine mondiale, come molti analisti politici hanno osservato, ma disciogliere il proprio mito di potenza, la propria fiducia nella techne  dentro il Ground Zero delle forze immateriali, culla iconica della nuova civiltà post-umana.

Nulla di strano dunque che dell’Empire, di New York, simboli ancora novecenteschi dell’autorappresentazione dell’Impero, non vi sia traccia nel nuovo rifacimento della “scimmia” di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack. Il cinema hollywoodiano, anche nei suoi esiti meno riusciti come nel caso di Kong: Skull Island, rivela sempre quali conflitti covi il cuore della civiltà che lo esprime. La sparizione del mondo vero, con le se logiche, i suoi miti, le sue rappresentazioni, presuppone un doppio digitale, non identico, dove possa finalmente continuare il sogno di liberazione dalla gravità della materia, dai bisogni del corpo, dalle pulsioni che in ogni momento rischiano di consegnarci alle barbarie.

No, Kong non arriverà a New York. Resterà invece libero nella sua isola, perché innocuo, bestia ormai addomesticata, virtualizzata, contenuta nelle invisibili gabbie della Rete. Garante di quel paradiso immateriale riprodotto “sulle fotografie” di Oahu, Isole Hawaii. E la bella non piangerà la sua bestia. Si guarderanno, si sfioreranno appena. Senza rischio. Solo uno stolto rappresentante del Vecchio Mondo, un sergente fino ad allora impegnato in Vietnam (altro grande snodo dell’immaginario novecentesco ridotto ad attrazione digitale, scenografia della memoria), lo può ancora ritenere una minaccia. Nel suo rozzo e pasticciato ensamble mitopoietico, nel suo ridicolo e vetusto impulso ecologista, nel suo sperpero da arresto del cast (da Samuel L. Jackson a Brie Larson, passando da Tom Hiddleston), questo Kong: Skull Island riprende quasi inconsciamente da dove ci aveva lasciato Peter Jackson dieci anni fa, dal deserto del reale cannibalizzato dal cinema, in luogo del quale sorge lo spazio dove ogni luogo, ogni tempo (qui dei falsissimi anni ’70), ogni immagine è possibile.

Una sorta di Mondo perduto (che ci sembra anche il riferimento più immediato per il film di Vogt-Roberts), di Luna Park dell’immaginario in cui fare e rifare la stessa esperienza e dove alla civiltà ludica e post-umana non è richiesta alcuna originalità, se non quella di riconoscersi in quanto replica.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Iconografia e colonna sonora celebrano il matrimonio tra Kong e 'Apocalypse Now': non con il massimo dell'originalità, però con notevoli qualità visive. Tom Hiddleston è l'avventuriero Conrad e si sforza di sembrare un eroe. Però la fotografa Brie Larson e Kong non paiono aver bisogno di lui." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 marzo 2017)

"La domanda insidiosa sarebbe: si sentiva il bisogno di un ennesimo King Kong? Probabilmente no, però se la domanda è: la nuova versione offre una divertente serata popcorn assicurando valori produttivi di qualità? Allora la risposta è un si tondo. Senza prendersi troppo sul serio, 'Skull Island' assume il dilettevole approccio fantasy-avventuroso scelto da Spielberg per 'Jurassic World'; e - mostrando l'iconico Kong già nel prologo (considerata la sua fama, a che pro puntare sul fattore sorpresa?) - inventa la trovata niente male di ambientare la vicenda nel 1973, sino a un finale aperto sulla prossima puntata (si prevede una trilogia). (...) Noto finora per un film giovanilistico passato al Sundance, Jordan Vogt-Roberts non sembrava il regista adatto a gestire una macchina colossale, ma è in virtù della sua sensibilità per la commedia che il film trae giusta linfa dalla cornice d'epoca: i dischi in vinile, il rock psichedelico, le immagini in formato ridotto, restituiscono il 1973 con un piacevole gusto vintage; e gli ironici rimandi al conradiano 'Apocalypse Now', nonché gli impliciti messaggi ecologico-pacifisti, non vanno mai ad aggravare il ritmo scorrevole del racconto. Poiché la sceneggiatura - a spese di Hiddleston e del suo rapporto potenzialmente romantico con la Larson - privilegia il gioco di squadra, si avverte un poco la mancanza di una classica figura di eroe. In compenso assumono buon risalto alcuni caratteri secondari, soprattutto il Marlow di John C. Reilly (...); e quanto a King Kong, è formidabile per naturalezza e umanità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 marzo 2017)

"Più che un remake, sembra una parodia involontaria di 'Apocalypse Now'. (...) La lancia di fortuna corre sul fiume, la musica è d'epoca, anche le idee sono vecchiotte, salvo spolverate eco-pacifiste. Mancano le conigliette di Playboy, in compenso dopo avere saccheggiato Coppola viene riesumata la serie Jurassic, con una spolverata di altre mostruosità che sembra servano a introdurre il sequel in cui il buon re Kong deve confrontarsi con Godzilla. Uno spreco ma qualcuno è convinto si tratti del miglior remake dal 1933. Lo ha scritto la bibbia 'Variety'. Anche i sacri testi possono sbagliare." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 9 marzo 2017)

"Il nuovo King Kong hollywoodiano è sgargiante (raramente si vede oggi una fotografia così calda), truculento (enormi elicotteri sono stuzzicadenti per gorilla alti 31 metri) e dannatamente divertente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 9 marzo 2017)

"Piacerà a patto che non vi aspettiate un tosto rivale delle edizioni precedenti. Gli effetti speciali sono di media qualità e non c'è love story tra la bella e la bestia (...). C'è però un'avventura che corre senza pretese e senza intoppi. E la squadra degli attori funziona." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 marzo 2017)

"La televisione è percepita come il mezzo di evasione più pratico e immediato. Ci si siede sul divano e, come si suol dire, si «stacca il cervello», per rilassarsi, lasciandosi «travolgere» dalle immagini del piccolo schermo, abbassando le difese. Non a caso, attraverso le serie tv, i Democratici hanno rivoluzionato la cultura americana, imponendo i propri valori, prima negli Usa e poi nel resto del mondo. Tutto questo cosa ha a che vedere con questo Kong? Per il fatto che il miglior modo di godersi la proiezione del film è quello di «scollegare» la mente, «subire le immagini», tornare un po' bambini. Non a caso, dirige Jordan Vogt-Roberts, uno che ha un passato come autore televisivo. Perché se iniziate a farvi domande sulla sceneggiatura, beh qui vi trovate di fronte ad una delle pellicole peggio scritte della storia, piena di incongruenze (soprattutto militari), con personaggi trasformati in figurine, senza un minimo spessore, storia, pathos. Sono lì come merce di scambio per l'intrattenimento, comparse per alimentare gli esseri mostruosi che li faranno fuori, a turno, nei modi più disparati e divertenti (uno viene impalato dalla zampa di un ragno gigante). (...) Un onesto B movie che diverte durante la visione, ma del quale ci si scorda dopo appena cinque minuti dall'uscita dalla sala." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale' 9 marzo 2017)

"Per resuscitare il gorillone e fare cassa con l'iperbole digitale, l'era dello spin-off (opera derivata) val bene un mediocre ritorno, dove i pupazzi sono più riusciti degli umani, rimasticati in ruoli fissi (a parte il simpatico soldato John C. Reilly) con reazioni meno che fumettistiche. Non è convenzionale la 'proporzionale' fisica dei punti di vista, per la prima volta interamente dedicata all'immersione tra piccolo e immenso. Risvolto ecologico, il duro destino del gigante a garanzia dell'ecosistema." ('Nazione-Carlino-Giorno', 9 marzo 2017)

"Mescolare 'Apocalypse Now' a 'Jurassic Park' con una spruzzata evocativa del bestione originario del 1933. Ecco la ricetta per ottenere 'Kong: Skull Island' (...). Un blockbuster targato Warner Bros. d'impatto visivo potente, di ironia sottile, di trovate narrative vincenti. (...) La compagi ne umana esplorativa mostra un complesso di diversamente sopravvissuti, ma è soprattutto il deterioramento psicologico dei soldati post Vietnam a impedire loro di focalizzare il vero nemico. Contro chi ancora lanciare quel gas nervino e quelle bombe al napalm? Serve un immenso capro espiatorio, una summa di quei mostri che hanno popolato gli incubi nel fango e nelle nebbie apocalittiche. Ecco che l'evocazione anche scenografico/fotografica del coppoliano 'Apocalypse' (ma non solo) fa capolino, con tramonti psichedelici in cui si staglia il soma di Kong, il Re finora incontrastato di Skull Island, isola travolta da impenetrabili tempeste. (...) Tutto è ribaltato, anche la figura femminile muta da innocente damigella a impavida fotoreporter, che resta comunque l'unica a toccare lo scimmione (...)." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 4 marzo 2017)
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