Io, Chiara e lo Scuro

ITALIA - 1982
Io, Chiara e lo Scuro
Francesco è un simpatico giovanotto toscano, abile giocatore di biliardo, tanto da riuscire a battere lo Scuro, un campione più volte nazionale e imbattuto; dapprima Francesco chiede di giocare senza soldi, ma lo Scuro insiste e alla fine si troverà travolto da perdite tali da costringerlo a impossessarsi del contante che i clienti dell'albergo nel quale lavora tengono in deposito nelle cassette. La sua vita che prima si svolgeva tra il posto di lavoro, i tavoli da biliardo e la casa, improvvisamente si anima per la presenza di Chiara, una ragazza che abita nello stesso edificio dove abita lui e che fa la sassofonista in un night. Prendendo insieme il tram senza volerlo, si scambiano le custodie dove Francesco tiene la sua stecca smontabile di alluminio e Chiara il suo prezioso sassofono. Così si incontrano, si conoscono e si amano e quando Francesco si troverà travolto dai debiti e con la prospettiva di finire in prigione, sarà proprio Chiara a portare al Monte dei pegni il suo strumento per poter dare a Francesco il danaro necessario per andare a Chianciano e partecipare ai campionati nazionali di biliardo. Qui viene battuto dallo Scuro, ma la ragazza, con le puntate realizzate nelle varie partite eliminatorie, riesce ugualmente a salvare il suo ragazzo. Questi, dopo un iniziale disappunto, prende per mano Chiara, corre a sfidare lo Scuro, ma soprattutto corre a sposare la sua ragazza.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO EASTMANCOLOR
  • Produzione: MERA INTERNATIONAL FILM
  • Distribuzione: TITANUS (1983) - CREAZIONI HOME VIDEO, MONDADORI VIDEO, NUOVA ERI, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)

NOTE

- PREMIO DAVID DI DONATELLO 1983 PER MIGLIORE ATTRICE A GIULIANA DE SIO, MIGLIORE ATTORE A FRANCESCO NUTI.

CRITICA

Frulli e ghiribizzi, cupi sconfortie mosse da clown danno colore ad un ritrattino che Nuti si ritaglia con forbici esatte, dove il comico nasce ancora una volta dal confronto tra la fragile innocenza e la consumata ferocia, affidato ad una recitazione, su ogni versante, venata d'irrealtà (Giovanni Grazzini - Cinema '83).
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