Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull

USA - 2008
Nel 1957, durante la Guerra Fredda, Indy e Mac sono riusciti a salvare la pelle riparando dalle truppe sovietiche in un remoto centro d'aviazione nel deserto del Southwest. Tuttavia, quando Indy, il professor Jones, torna finalmente alla vita normale e al suo Marshall College si rende conto che le cose stanno andando sempre peggio. Il decano del college lo avverte, in amicizia, che le sue ultime missioni lo hanno reso tanto sospetto agli occhi del governo americano da aver addirittura chiesto all'università di allontanarlo dall'insegnamento. Mentre si aggira sconsolato appena fuori città, Indy incontra il giovane ribelle Mutt Williams che gli fa una proposta irrinunciabile per un archeologo che si rispetti. Se lo seguirà, potrà ritrovare il leggendario Teschio di Cristallo di Akator. Indy e Mutt si imbarcano in quest'affascinante avventura verso gli angoli più remoti del Perù, ma hanno subito modo di capire di aver dei non richiesti compagni di viaggio. E' infatti sulle loro tracce un'unità speciale delle truppe sovietiche che, guidata dall'algida Irina Spalko è alla ricerca della mistica reliquia di Akator, i cui poteri soprannaturali potrebbero permettere all'Impero Sovietico di dominare il Mondo.

CAST

NOTE

- GEORGE LUCAS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- FUORI CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008).

CRITICA

"Le leggende vanno soggette a una sorte ben strana: da una parte si dice che non invecchino mai; dall'altra tutti stanno in agguato per vedere se sono invecchiate. Ebbene, tra il penultimo episodio della saga, 'L'ultima crociata' e 'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo' non sembrano passati vent'anni ma pochi mesi. Qualche segno del tempo sul viso di Harrison Ford e Karen Allen, d'accordo: però il 'twist' è rimasto lo stesso, il divertimento anche e neppure il pubblico minorenne avrà da lamentarsi delle nuove imprese del vecchio archeologo col vizio dell'avventura (...) Tutto come negli episodi precedenti, con i comunisti al posto dei nazi, ma inclusi i crolli apocalittici, il contorno fobico di animalacci l'intreccio indissolubile di generi che ha fatto la fortuna della serie." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 maggio 2008)

"'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo', capitolo quattro della saga dell'archeologo più rompicollo del pianeta, funziona alla grande soprattutto nella prima parte. Steven Spielberg alla regia, Harrison Ford con cappello e frusta, George Lucas al pensatoio (Indy è creatura più sua che di Steve) hanno dato il meglio di sé, e il loro 'meglio' è roba buona." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 19 maggio 2008)

"Anche Indiana Jones non è più quello d'una volta. Le sue avventure sono sempre un concentrato di omaggi al cinema e ai fumetti del nonno mixati con un cocktail di archeologia, esoterismo e ossessioni di massa. Ma da quando venne al mondo, nel remoto 1981, è cambiato tutto. Il gusto del vintage si è inflazionato in ogni campo, l'esoterismo ha generato legioni di film e romanzi non sempre geniali, mentre il digitale ha tecnologizzato e banalizzato il gusto artigianale per le prodezze e gli effetti speciali che una volta magnetizzava le platee. Così a Spielberg e ai suoi complici non resta che giocare sull'invecchiamento del personaggio e portare tutto negli anni Cinquanta puntando sui clichè d'epoca e sulla simpatia a prova di bomba (atomica) di Harrison Ford. (...) Peccato, perché l'idea del figlio segreto e la resurrezione della sempre deliziosa Karen Allen, scomparsa dopo 'I predatori dell'arca perduta', erano una carta che si poteva giocare meglio. Ma anche il consumo di cinema è cambiato radicalmente in questi quasi trent'anni. Oggi le Major sono quotate in Borsa e i blockbuster devono rastrellare un massimo di quattrini nel minor tempo possibile; così i margini di rischio (e di invenzione) si assottigliano e quando si mette mano a un sequel è proibito alterare la formula vincente. Di qui i film sempre uguali come la Coca-Cola, che in questo caso significa: poco o nessun lavoro sui personaggi e attenzione concentrata su trovate e colpi di scena spettacolari. Che garantiscono ritmo e adrenalina (difficile guardare l'orologio, siamo onesti), ma conservano un che di meccanico e insoddisfacente. E giù col più rodato repertorio archeo-horror: città sepolte, passaggi segreti, cripte zeppe di tesori come il Louvre, cadaveri freschi dopo secoli che si mummificano a contatto con l'aria, maschere mortuarie d'oro. E naturalmente scorpioni, sabbie mobili, formiche fameliche come piranha, serpenti usati come corde, e ancora liane, dirupi, burroni, cascate, salti nel vuoto. Fino alla rivelazione finale, da non anticipare, che salda il filone archeo con quello fantascientifico in un cortocircuito che sarebbe bello poter prendere più sul serio. Si capisce che Cannes abbia bisogno anche di film come Indiana Jones, ma è un po' malinconico usare il più potente trampolino del mondo per lanciare i film meno riusciti dei grandi registi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 maggio 2008)

"Si tratta, di un film stracolmo di avventura e d'azione, girato con la solita mano sapiente di Spielberg e dislocato in set di esotica suggestione nel quale, però, battono la fiacca tre ingredienti decisivi del prototipo: la novità del tono, la freschezza visionaria e il citazionismo cinéfilo. Tutto sa di già visto, non solo nel tipo di approccio figurativo, ma soprattutto nel delicato equilibrio tra ritmo indiavolato, (auto)ironia dei personaggi e sottotesto vintage: difficile, insomma, che i costumi, i caratteri, le musiche e persino gli effetti speciali provochino le stesse piacevoli sensazioni presso un pubblico cresciuto e smaliziato. Ciò non vuol dire che Indiana Jones n°4 sarà snobbato dai botteghini, ma l'eventuale successo potrà essere confuso con quello di uno qualsiasi dei tanti blockbuster contemporanei. (...) Botte da orbi, inseguimenti nella giungla, zombies assassini, caverne magiche, scorpioni, formiche e serpenti... Ma la frusta di Indy non è più quella sferzante di un tempo ed è fatale che al poveretto tocchi un finale di melensaggine imbarazzante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 maggio 2008)

"Un' avventura che tra inseguimenti nella giungla, assalti di voraci formiche rosse e salti da mega-cascate porterà tutti all' interno di una particolarissima piramide maya. Tra cunicoli pieni di ragnatele, attacchi proditorii di indios redivivi e tesori accumulati dagli alieni, il film mescola avventura e fantascienza, alla ricerca di una chiave di divertimento adatta ai nuovi tempi, ma finisce irrimediabilmente per soffocare la componente spensieratamente fanciullesca del protagonista: la rivelazione della paternità finisce per attribuire a Indiana la responsabilità di un ruolo che negli altri film non aveva. Non ci sono più i litigi un po' infantili con la Marion del primo film o con il piccolo cinesino del secondo: Indy mette la testa a posto, lotta contro i nemici della libertà americana, non ruba più niente e alla fine «aiuta» gli extraterrestri a ritrovare la via del cielo, in un film che sembra fatto soprattutto per i fan già convinti e che dà l' impressione di essere stato più divertente da ideare e girare piuttosto che da guardare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2008)

"Nella sceneggiatura è prevalsa la visione Lucas, con la scelta fantascientifica del finale e con vari episodi del suo inizio, che sono la parte più briosa e originale del film. Anche il lato educativo di Indiana Jones è tipico di Lucas. Ed è stato Lucas il più netto assertore che la quarta puntata è la migliore, giudizio non condiviso da chi alle precedenti era affezionato. (...) Il film diretto da Spielberg è un film pensato da Lucas. Del resto è stato lui la matrice del progetto Indiana Jones. Spielberg, il quale ha fatto il primo Indiana Jones e i seguiti per esigenze soprattutto commerciali, dopo aver fallito nell' acquisto dei diritti per la serie di 007, della quale gli resterà più tardi solo una non memorabile interpretazione di Sean Connery nel ruolo di padre di Indiana Jones. Inoltre Lucas è regista visivo, anziché di attori. E qui gli attori hanno veramente molto da saltare e generalmente da dimenarsi, ma ben poco da dire. Mai come al 'Regno del teschio di cristallo' potrebbe applicarsi lo slogan: 'Potevamo stupirvi con gli effetti speciali: l'abbiamo fatto!'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 maggio 2008)
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