In nome del popolo italiano

ITALIA - 1971
In nome del popolo italiano
Indagando sulla morte di una giovane tossicomane, Silvana, avvenuta in circostanze che fanno pensare a un delitto, il giudice istruttore Bonifazi scopre che nella sua fine può in qualche modo essere implicato l'industriale Lorenzo Santenocito, un ricco e spregiudicato speculatore edile che, sotto l'etichetta delle "pubbliche relazioni" si serviva di Silvana per intrattenere i suoi clienti altocati. Dopo aver cercato di bloccare sia con le minacce che con le lusinghe l'inchiesta di Bonifazi e dopo aver fatto rinchiudere in manicomio il vecchio padre, che non si è voluto prestare a inventargli un alibi per la sera della morte di Silvana, l'industriale riesce finalmente a procurarsi una falsa testimonianza, che dovrebbe scagionarlo definitivamente. Bonifazi però lo smaschera e soltanto in una calda giornata estiva, in una Roma impazzita per la vittoria dell'Italia sull'Inghilterra, scoprirà la verità. Forse i veri colpevoli sono il 'sistema' e la società e anche l'integerrimo giudice dovrà chinare la testa...
  • Altri titoli:
    In the Name of the Italian People International
    Au nom du peuple italien
    Abend ohne Alibi
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA TECHNICOLOR, 35MM (1:1.85)
  • Produzione: INTERNATIONAL APOLLO FILM
  • Distribuzione: FIDA CINEMATOGRAFICA - MITEL, DELTAVIDEO, NUMBER ONE VIDEO

CRITICA

"Diretto con mestiere e modesto nella caratterizzazione dei personaggi, il film insiste oltre la giusta misura in un'aneddotica pittoresca ma di maniera, e si sfalda, a tratti, per alcuni eccessi e scivolate sul farsesco. Velleitarie le pretese di denuncia sociale. La sconcertante conclusione della vicenda rende il film ambiguo sotto il profilo ideologico e getta sul suo intento di denuncia civile l'ombra di un insincero moralismo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 72, 1972)

"(...) Non possiede la compattezza di 'Una vita difficile' che seguita a restare il film migliore sortiro dagli occhi del regista, attenti all'osservazione della realtà nostrana ma, soprattutto nella prima parte, gli si avvicina nel gusto amaramente critico, feroce a volte, teso ad indviduare i molteplici mali che pesano sulla società nazionale e sulla giustizia, una giustizia di classe invecchiata e sopraffatta." (A. Scagnetti, 'Paese Sera', 19 dicembre 1972).

"Pungente (anche troppo) e ambigua (ancor di più) commedia di costume, densa di inusuali parolacce, da un canovaccio premonitore di Age e Scarpelli, che picchia con maggior veemenza di Berlusconi sui guasti della giustizia a senso unico. Dino Risi dirige con mano sicura una coppia superba: il misurato Ugo Tognazzi, amaro e sommesso, è più convincente di Vittorio Gassman, a volte eccessivo nei toni grotteschi". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 luglio 2002).
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