Il prezzo della gloria

La rançon de la gloire

FRANCIA, BELGIO, SVIZZERA - 2014
2,5/5
Il prezzo della gloria
Vevey, una piccola città svizzera, sul finire degli anni Settanta. Eddy, quarantenne Belga con il vizio dell'alcool, esce di prigione. Ad attenderlo c'è il suo amico Osman che gli chiede di badare alla figlia di sette anni, in cambio dell'ospitalità. È il periodo di Natale e alla TV viene annunciata la morte di Charlie Chaplin e la grandezza della sua eredità. Eddy ha un'idea folle, ovvero quella di trafugare, insieme con Osman, la bara di Chaplin e chiedere così un riscatto alla famiglia.
  • Altri titoli:
    The Price of Fame
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: WHY NOT PRODUCTIONS, RITA PRODUCTIONS, LES FILMS DU FLEUVE, ARCHES FILMS, FRANCE 3 CINÉMA, RTS RADIO TELEVISION SUISSE, RTBF TELEVISION BELGE, CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2015)
  • Data uscita 5 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Roberta Girau
Il prezzo della gloria del  francese Xavier Beauvois è una commedia sgangherata che utilizzando come sfondo l’episodio realmente accaduto della  trafugazione della bara del grande Charlie Chaplin, agita da parte di due uomini a scopo di estorsione, vorrebbe contemporaneamente omaggiare il grande Charlot, riflettendo non troppo seriamente sul tema della moralità.

L’uso di un registro leggero e scanzonato, complice anche la scelta dell’ormai inflazionato  Benoit Poelvoorde, attore dal volto simpatico, particolarmente adatto all’atmosfera che si respira nel film, sarebbe probabilmente volto a sdrammatizzare un evento critico, rendendolo comico nella sua tristezza, proprio nello stile del grande regista scomparso,  ma le modalità con cui viene effettuata l’operazione appaiono superficiali e grossolane, con il risultato di ottenere un prodotto debole e poco efficace, a tratti noioso.

Il racconto poggia quasi totalmente sul contrasto tra un mondo reale  in cui l’essere onesti e responsabili rende seri, tristi e sopraffatti da un sistema poco empatico, e quello edulcorato di chi, evitando le responsabilità e non facendo certo dell’onestà il suo primo principio, riesce apparentemente a mantenere il sorriso e ad essere creativo e divertente, trovando soluzioni improbabili che, da manuale,  esitano in disastro. Una specie di Pinocchio con tanto di grillo parlante, rappresentato dalla bimba assennata che più volte tenta di riportarlo al buon senso; un  Pinocchio neanche troppo definito, che a tratti gioca il ruolo del bimbo discolo, a tratti quello dell’amico tentatore.

Un personaggio che vorrebbe richiamare la comicità e la malinconia di Charlot, ma che non riesce nemmeno ad avvicinarne la profondità e la dolcezza; che in un epilogo a lieto fine, tanto improbabile da sfiorare il ridicolo, sceglie di continuare a vivere nel gioco e nella leggerezza di un circo, incapace di vivere nel mondo reale e rinunciare al suo essere immaturo ma spensierato.

Le scene all’interno del circo sono forse le più riuscite, seppur anch’esse risultino poco fluide con il resto della trama.

Buoni i propositi, ma deludente il risultato.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: EURIMAGES, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA, L'OFFICE FÉDÉRAL DE LA CULTURE, CINÉFOROM, LOTERIE ROMANDE, CENTRE DU CINÉMA DE LA FÉDÉRATION WALLONIE-BRUXELLES.

- IN CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"È possibile fare un film chapliniano su Chaplin? E' la scommessa di 'La Rançon de la gloire' (Il prezzo della gloria) di Xavier Beauvois che ricostruendo il furto della salma di Charlot che due poveri cristi fecero pochi giorni dopo la sua morte, nel dicembre 1977, cerca di leggere quel fatto di cronaca come lo avrebbe fatto il grande maestro: due protagonisti maldestri ma insieme patetici, ingenuità e poesia, risate e buoni sentimenti. Ogni tanto qualche «divagazione» a sorpresa (come piace a certa cinefilia transalpina) e un grande ruolo per la musica di Michel Legrand che come nel cinema muto (e nei film di Chaplin) si prende il compito di «spiegare» certe svolte narrative al posto delle parole (qui addirittura sovrastandole). Tutte intenzioni eccellenti che però finiscono per sottolineare ancora di più la differenza tra questo film e quelli di Chaplin, nonostante gli encomiabili sforzi di Benoît Poelvoorde (uno dei due «sequestratori», con Roschdy Zem) per ritrovare l'anima del clown vagabondo." (Paolo Mereghetti, ' Corriere della Sera', 29 agosto 2014)

"(...) 'La rançon de la gloire', di Xavier Beauvois, già autore di 'Des hommes et des dieux' con cui quattro anni fa vinse a Cannes il Gran Premio della Giuria, una «commedia all' italiana, agrodolce», come la definisce lo stesso regista. S'ispira a una storia vera, perché «il furto della salma» ci fu effettivamente nel cimitero di Vevey dove Chaplin venne tumulato, ma sceglie subito un'altra strada, ben visibile del resto nella stessa ambiguità del titolo. 'Rançon' in francese sta per riscatto, materiale oppure morale, ma lo si può intendere anche come prezzo e quanto alla gloria può essere sì il simbolo del caro estinto, gloria cinematografica per eccellenza, ma vale anche per le piccole-grandi glorie che tutti i comuni mortali vorrebbero avere, l' idea di un riconoscimento, una ricompensa. Raccontato con delicatezza, il film poggia per gran parte sulle spalle del bravissimo Benôit Poelvoorde (Eddy), stropicciato e clownesco nell'interpretare un quarantenne ladruncolo belga più a suo agio con bimbi e animali che con la durezza della vita. Roschdy Zem è il mite, disperato Osman e Chiara Mastroianni la giovane padrona di un circo in grado di intuire il lato esibizionistico e infantile di Eddy, uno che sul palcoscenico pub fare la parodia di un gangster da strapazzo, perché quella è la sua vera natura." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 29 agosto 2014)
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