Il mio domani

ITALIA - 2011
3/5
Il mio domani
Monica, una donna di 45 anni con una vita piuttosto normale ed equilibrata, alla morte del padre - un uomo ossessivamente religioso - che coinciderà anche con la fine della sua relazione con un uomo sposato, si troverà obbligata a mettere in discussione tutto quello che ha costruito fino ad oggi e a fare i conti con il suo passato per cercare la sua identità.
  • Altri titoli:
    Metafisica per le scimmie
    My Tomorrow
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FRANCESCO PAMPHILI PER FILM KAIRÒS, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: IRIS FILM
  • Data uscita 4 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
L'oggi di Monica non è doloroso, non è felice, semplicemente, è: una padre anziano con cui pregare, una sorellastra così vicina così lontana e un nipotino fragile, una madre mai perdonata e una relazione (non) sentimentale con il capo. Monica è manager, Monica è donna, Monica è una donna manager, suo malgrado: non riesce a tenersi insieme, ma non crolla, soffre un po', in silenzio. Perché è rigorosa, asciutta, fino all'anaffettività nei rapporti occasionali: insegna, anzi, forma altri manager, ma è un'educazione meccanica e, in definitiva, fuorviante, correa. Crisi, cambiamento, sacrificio, condivisione: parole sulla lavagna, ma nella vita? Un altro, proprio mondo è possibile?
Interrogativo buono per il quarto film di Marina Spada, Il mio domani, che offre a Claudia Gerini il ruolo da protagonista, drammatica e “d'autore”. In concorso a Roma, ambientato in una Milano senza luoghi comuni, guarda al movimento da fermo di Antonioni, alle divagazioni bucoliche di Olmi e, più in generale, al minimalismo emotivo, al tutto scorre del piano sequenza, che mette in fuoricampo le scene madri: Monica è una e cento altre donne come lei, ha una natura saggistica, forse perfino pedagogica. Vorrebbe dire dell'essere donna metropolitana oggi, senza emozionare, mantenendo le distanze, ovvero senza cercare l'immedesimazione del pubblico: figura esemplare, ma non “sentimentale”.
E la regia, che prende da analoghe contingenze anni '60-'70, aiuta, ma fino a un certo punto: quando Monica cambia, chiede allo spettatore di com-patirla, ma è troppo tardi, anzi, incongruo. La Spada finisce per rinnegare le premesse formali e poetiche seguite fin lì per fare di Monica non più una come noi, ma una di noi: ci sentiamo chiedere l'immedesimazione, e Il mio domani mostra una coperta troppo corta. Se l'eredità '70 poteva giustificare una “splendida inattualità” (preghiere, RadioMaria e campagna) e uno scatto fotografico del qui e ora senza far intravedere il dopo ( ancora licenziamenti: e poi?), l'epilogo manda in crisi la rarefazione fatta saggio, e apre al solipsismo, ovvero all'egoismo di una felicità raggiunta in solitaria, senza chiedere al pubblico finché non è tale.
Monica è cambiata, Monica ora è felice, e vuole condividerlo con noi, vuole che ci sentiamo come lei: ma il suo domani è anche il nostro?

NOTE

- LE RIPRESE SI SONO SVOLTE TRA L'ITALIA (MILANO E PROVINCIA DI PAVIA) E LA GRECIA E HANNO AVUTO UNA DURATA DI 7 SETTIMANE.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LOMBARDIA.

- IN CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

- CLAUDIA GERINI E' STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2012 COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA.

- CLAUDIA GERINI E' STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2012 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (ANCHE PER "COM'È BELLO FAR L'AMORE" DI FAUSTO BRIZZI).

CRITICA

"Un film che ha come titolo 'Il mio domani' dovrebbe, indipendentemente dal risultato, essere premiato per audacia e utopia. Se poi il film in questione riesce a sorprendere il presente chiedendogli di più, allora il guado è attraversato. (...) Parla di vuoti e pieni, di cambiamento e futuro. La sua griglia teorica è solida e avvincente. È solo la realtà a non corrispondere. A sua insaputa quelle sue stesse lezioni servono a preparare i manager al taglio del personale. Cambiamento, futuro, vuoto, pieno. Mentre buona parte dei registi Italiani quarantenni guardano al passato (anni Settanta e Ottanta) per cercare una ragione del presente. (...) La sinfonia di una città fotografata con grande precisione da Sabina Bologna e Giorgio Carena e suonata con colonna jazz da l'eccezionale coppia rappresentata da Paolo Fresu e Bebo Ferra, potente e sottile." (Dario Zonta, 'L'Unità', 4 novembre 2011)
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