Il grido

ITALIA - 1957
Il grido
Aldo lavora come operaio in uno zuccherificio della Val Padana e convive da sette anni con Irma, da cui ha avuto una bambina. Quando un giorno arriva la notizia che il marito di Irma, emigrato anni prima, è morto, Aldo le chiede di sposarlo. Irma però rifiuta confessando di non amarlo più: il suo cuore appartiene ad un altro. A nulla valgono le proteste e le minacce di Aldo: Irma non si lascia commuovere. Ad Aldo non rimane che abbandonare il lavoro e la casa e intraprendere, assieme a sua figlia, un vagabondaggio senza meta per la regione. Sconvolto, approda a casa della sua ex fidanzata Elvia, dove, ricevendo le attenzioni della giovane Edera, capisce di non poter rimanere. Dopo qualche tempo conosce Virginia, vedova e ancora giovane proprietaria di una pompa di benzina. Tra i due sembra esserci una forte attrazione, ma la presenza della bambina impedisce il nascere di una relazione. Stanco, rimanda la bambina a casa, da Irma e continua il suo peregrinare. Dopo qualche tempo, Aldo torna al paese dove, dalla finestra, vede Irma con il bambino avuto dall'uomo di cui è innamorata, e deve fare i conti con il fatto di essere per lei soltanto un ricordo del passato e con la nullità della sua vita.
  • Durata: 102'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ACHILLE PIAZZI PER SPA CINEMATOGRAFICA, IN COLLABORAZIONE CON ROBERT ALEXANDER PRODUCTION (NEW YORK)
  • Distribuzione: CEI INCOM - CD VIDEOSUONO
  • Vietato 16

NOTE

- DORIAN GRAY E' DOPPIATA DA MONICA VITTI.

- NASTRO D'ARGENTO 1858 PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA.

- GRAN PREMIO DELLA CRITICA AL X FESTIVAL DI LOCARNO 1957.

- PREMIO DEL FESTIVAL DI S. FRANCISCO PER IL MIGLIOR FILM. SECONDO CLASSIFICATO AL GRAN PREMIO DELLA CRITICA DI BRUXELLES (EX AEQUO CON "IL POSTO DELLE FRAGOLE" DI INGMAR BERGMAN).

CRITICA

"Anche così 'Il grido' rasenta almeno per metà il capolavoro. Ci sono pezzi degni di un classico. C'è tutto il mondo del Basso Polesine, trasferito intero sullo schermo coi suoi paesi, i suoi orizzonti, le sue genti. C'è una folla di personaggi unici e indimenticabili, come il tragico Aldo di Steve Cochran, così semplice e predestinato, la formidabile Virginia di Dorian Gray (una vera e propria rivelazione), la dolente e delicatissima Elvia di Betsy Blair; e infine quello straordinario tipo che è il vecchio Campanili, un paesano polesano preso tal quale, col suo cappello e tutto, che è un vero monumento di natura: i suoi colloqui con Rosina sono pezzi unici". (Filippo Sacchi, 'Al cinema col lapis', 1958, Mondadori)

"Cupo e desolato melodramma social-sentimentale di un Michelangelo Antonioni già in preda ai primi sintomi dei proverbiali contorcimenti esistenziali. Un film che ai suoi tempi fu stroncato dalla critica e turbò i sonni del Pci: può davvero un operaio arrivare al suicidio? Il titolo potrebbe tranquillamente riferirsi all'urlo liberatorio dello spettatore davanti alla parola fine". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 giugno 2001)
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