Il grande e potente Oz

Oz: The Great and Powerful

USA - 2013
4/5
Il grande e potente Oz
Oscar Diggs, mago e illusionista in un piccolo circo, dalla dubbia etica professionale, viene scaraventato nella palpitante Terra di Oz. Qui, Oscar entra in contatto con le tre streghe Theodora, Evanora e Glinda, che mettono in dubbio le sue qualità di "mago". Poi, coinvolto suo malgrado nelle epiche problematiche proprie degli abitanti di quel fantastico universo, Oscar dovrà scoprire chi è veramente buono o cattivo, prima che sia troppo tardi. Con l'uso dell'illusione, dell'ingegno e con un po' di magia, Oscar si trasformerà non solo nel "grande e potente Mago di Oz", ma anche in un uomo migliore.
  • Durata: 131'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, REDCODE RAW (5K) (DUAL-STRIP 3-D) STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:1.33/1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Il meraviglioso mago di Oz" di L. Frank Baum (ed. Mondadori)
  • Produzione: ROTH FILMS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA
  • Data uscita 7 Marzo 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sam Raimi non è mai banale. Nemmeno quando decide di abbandonare il teatro degli orrori per sposare il marchio Disney e il classico cinema per l'infanzia. Nemmeno quando sembra assecondare mode e tendenze del mercato, come il 3D, il fantasy, l'adattamento lettarario. L'essere non-banale di Raimi non degenera mai: nessuna supponente autorialità. Lavorare dentro il sistema, adottare l'etica del compromesso, sempre.
Il grande e potenze Oz è un film per tutti: ai bambini regala l'incanto della fiaba e uno svago intelligente, costruito su una storia semplice, ideologicamente netta, e su personaggi di sicura empatia; agli adulti offre una riflessione non banale sulla responsabilità, la rappresentazione del potere e il potere della rappresentazione, oltre al piacere di tornare, un paio d'ore, bambini; ai critici una lezione di funambolismo estetico e poetico, un balletto sul filo teso di ragioni (in)conciliabili (opera vs. prodotto, sguardo vs. immaginario, autore vs. studios).
E' un prequel. Non solo rispetto al capolavoro di Victor Fleming (Il mago di Oz) ma anche a dispetto della saga letteraria di L. Frank Baum - 14 romanzi scritti tra il 1900 e il 1920, a incominciare da Il meraviglioso mago di Oz - in cui nessuna menzione viene fatta delle origini del protagonista. A occhio e croce un vantaggio: gli sceneggiatori Mitchell Kapner e David Lindsay-Abaire hanno licenza d'inventare, immaginando le regressive sorti di Oz, alias Oscar Diggs (James Franco), illusionista da circo con la morale di un politicante: sbruffone e bugiardo, narciso e dongiovanni. I suoi sogni di grandezza - essere un po' Houdini e un po' Thomas Edison (il trucco e la tecnica: la chimica del cinema, ça va sans dire) - non troveranno soddisfazione che nel parallelo mondo di Oz, dove il nostro viene catapultato prima e investito poi di una missione salvifica: riportare la pace scacciando l'oscuro dominio delle streghe cattive. Fin qui lo script. Nulla di trascendentale, piuttosto manicheo (specie nella seconda parte), persino sbrigativo nel trattamento di alcune situazioni e figure (le streghe Rachel Weisz, Mila Kunis e Michelle Williams non passeranno certo alla storia).
La regia di Raimi fa però la differenza: mantiene la struttura ingenua e archetipica del racconto per sfruttarne la docilità al botteghino e la natura porosa, lavorando essenzialmente sulla resa visiva e sui sottotesti. Così, a una prima parte ambientata nella realtà grigia delle miserie quotidiane e realizzata in b/n e 4/3, segue una seconda immersa nei colori vivi e il paesaggio fantasmagorico di Oz, dove sguardo e scenari si allargano alle bellezze della creazione (artistica) e alle meraviglie della tecnica (un 3D che finalmente mostra tutte le sue possibilità). Fantasia al potere, semplificando.
Ma il discorso portato avanti da Raimi stuzzica l'intelletto anche a un livello più profondo. Impossibile non vedere nel suo mago il fratello di Spider-Man, una "maschera" solo più lieta e giocosa dello stesso eroismo, ordinario e responsabile. Come il simbolo incarnato dal mediocre Peter Parker, anche il travestimento riuscito di questo cialtrone in uomo della provvidenza finisce per separare segni e Signori: Oz non è quello che crediamo che sia (l'Atteso della profezia) ma è comunque quello in cui crediamo.
E' una questione di efficacia retorica, non di bacchetta magica. Di ritrovata fiducia, non di tempo messianico. Di rinnovata speranza, non di palingenesi.
Poteva imbastire una critica al Grande Imbonitore, Raimi. Sceglie invece una strada meno facile: invita a credere. Non nei maghi, ma nella magia. Non nel mondo di Oz, ma nel cinema che tutto può. In chi millanta soluzioni per offrire prospettive. Semplicemente smaliziato, autenticamente politico. Il tempo del disincanto è finito: nuove illusioni cercasi nella realtà che langue.

NOTE

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: ZACH BRAFF (FINLEY LA SCIMMIA), JOEY KING (CHINA GIRL).

CRITICA

"Sam Raimi, regista horror, fa un viaggio premio nel fantasy col prequel 3D del famoso film con Judy Garland. James Franco è uno spiritoso mago cialtrone che va in mongolfiera «over the rainbow» e incontra streghe, scimmie alate e bimbe di porcellana. A rischio sazietà gli effetti, ma assicurato divertimento e qualche brivido." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 marzo 2013)


"Bisogna ammettere che l'idea è felice; e l'allegoria meta-cinematografica dev'essere piaciuta molto a Sam Raimi, regista delle serie 'La casa' e 'Spider-Man' nonché cinefilo di vecchia data. Non c'è da aspettarsi, però, che l'intuizione - il cinema è un incantesimo, una forma di magia - assuma il valore che Martin Scorsese ha attribuito al cinema di Méliès nel delizioso 'Hugo Cabret'. Qui si tratta soprattutto di un espediente spettacolare, seguito da fuochi d'artificio e da un duello finale tra streghe, in quello che rimane soprattutto un film per bambini targato Disney. Deciso ad accontentare anche i cinefili, tuttavia, 'II grande e potente Oz' moltiplica i riferimenti al film di Fleming (anche se mancano le canzoni, come l'intramontabile 'Over the Rainbow', che contribuivano assai al suo fascino): c'è la strada di mattoni gialli, naturalmente; e l'iconografia di Theodora, quando diventa brutta mordendo la mela offertale dalla sorella, è quella con scopa, cappello a cono e naso lungo che tutti conosciamo. Quanto agli 'aiutanti' dell'eroe, in mancanza dello Spaventapasseri, dell'Uomo di latta e del Leone Codardo che fiancheggiavano Dorothy, suppliscono una scimmia alata e una bambolina di porcellana. E tuttavia, a pensarci meglio, i riferimenti iconografici più diretti non riguardano la pellicola del '39, ma piuttosto l''Alice in Wonderland' diretto tre anni fa da Tim Burton (confrontare soprattutto i paesaggi, la vegetazione, gli animali...). Un'impressione che ti coglie durante la visione e si rafforza constatando che il produttore, Joe Roth, è lo stesso del film di Burton." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 marzo 2013)

"Come 'Hugo Cabret' di Martin Scorsese anche 'II grande e potente Oz' celebra la magia della settima arte, nonché il classico di Victor Fleming del 1939 con un prequel che ci racconta chi è il mago che Dorothy incontrerà nella sua avventura. (...) Il ritmo non è sempre all'altezza delle aspettative ma assai spesso le invenzioni visive non mancano di destare stupore e meraviglia nello spettatore, soprattutto quello più giovane." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 marzo 2013)

"All'origine c'è un classico della letteratura infantile scritto nel 1900 da L. Frank Baum e tradotto nel 1939 in un film con Judy Garland che ha allietato diverse generazioni. Ora di 'Il mago di Oz' la Disney propone un prequel in 3D, 'Il grande e potente Oz', che al posto della piccola Dorothy assume a protagonista il personaggio del titolo: Oscar, mago da fiera cialtrone e squattrinato, che risucchiato nel vortice di un uragano atterra nell'incantato mondo di Oz, dove è scambiato per un vero mago in grado di scongiurare le trame di una strega cattiva. Allettato da una ricompensa in oro, Oscar accetta di imbarcarsi in un'avventura che si rivelerà un percorso di iniziazione ai valori veri della bontà, dell'amore e della solidarietà. Come Victor Fleming a suo tempo, anche il regista Sam Raimi parte in bianco e nero nel formato 1.33, poi approdato a Oz ingrandisce lo schermo e lo colora in tinte accese. Lo spettacolo c'è - e i bambini si divertiranno - ma il film non riesce a trovare una chiave poetica, nessuno dei nuovi personaggi è in grado di rimpiazzare lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di latta e il Leone codardo; e se le fate/streghe sono indovinate, James Franco ha un'aria spaesata ed è privo di umorismo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 marzo 2013)

"Diretto dal visionario 'papà' cinematografico di Spider-Man, il film non è un remake del celebre che nel '39 lanciò l'icona Judy Garland, ma ne è il prequel, con l'intenzione di mostrare le origini del mago. La parabola in fabula evoca il Sogno Democratico americano guidato dal leader 'popolare' con tanto di cilindro alla Lincoln. Visivamente magistrale e 'trasformista', è puro intrattenimento tridimensionale per tutti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 7 marzo 2013)

"Prequel legato al Mago di Oz cinematografico (quello di Fleming), pieno di citazioni (già dal bel prologo in formato 1.33) e dal forte impatto visivo. Non sempre il 3D convince così come la sceneggiatura che, a volte, si arena nella ripetizione. Poco male, perché vi divertirete indipendentemente dall'età." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 marzo 2013)

"Piacerà a coloro che venuti in cerca di un Sam Raimi (celebre per 'Spider-Man' ma anche e soprattutto per 'The Gift', e 'Drag Me to Hell'), non saranno troppo dispiaciuti dal ritrovarsi un Tim Burton abbastanza 'soft'. Come 'Alice', di Tim, 'Oz' appaga molto la vista, rende il mondo di fiaba anche più fiabesco della prima leggendaria trasposizione del romanzo di Frank Baum (dove Judy Garland cantava «Over the Rainbow»). Certo come tante opere belle fuori «Oz» ti lascia con la sensazione finale di essere vuotina dentro. Come uscire dal pasticcere convinti d'aver comprato la più bella torta in vetrina e scoprire poco dopo che non era la più bella." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 marzo 2013)
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