IL FIGLIO DI BAKUNIN

ITALIA - 1997
IL FIGLIO DI BAKUNIN
In Sardegna, alla fine degli anni Trenta, Antoni Saba, proprietario di una calzoleria in un paesino di minatori, vive con spirito libertario e indipendente, al punto di avere ricevuto da tutti il soprannome di Bakunin. Tullio Saba diventa quindi, per quanti lo conoscono, il figlio di Bakunin. Dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta, Tullio, cresciuto e diventato uomo, intreccia la propria storia con quella dell'isola, la guerra, il difficile dopoguerra, le lotte sociali, la ricostruzione, i problemi legati allo sviluppo e alla modernizzazione della terra, del lavoro, della vita familiare. Si susseguono, tra una ricostruzione e l'altra di vari episodi, le testimonianze di chi l'ha conosciuto, di chi l'ha amato, di chi ne ha avuto paura. Chi era Tullio in realtà? Un capopopolo, un opportunista, un idealista, un traditore, un eroe? Quando Tullio muore, lascia un figlio, che oggi, a sua volta cresciuto, è tornato in quei luoghi per ricostruire la vita di un padre che non ha mai conosciuto di persona e che cerca di scoprire, facendo parlare uomini e donne, amici e nemici.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: DAL LIBRO "IL FIGLIO DI BAKUNIN" DI SERGIO ATZENI
  • Produzione: SCIARLO'
  • Distribuzione: INTRAFILM - MEDUSA FILM - MEDUSA VIDEO

NOTE

PRESENTATO NELLA SEZIONE: "EVENTI SPECIALI" IMMAGINI TRA CRONACA E STORIA AL FESTIVAL DI VENEZIA 1997. REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997

CRITICA

"Fare un film da un libro di tal genere era impresa difficile e rischiosa. Si può intuire quel che ha spinto Cabiddu (e Tornatore): l'occasione di rievocare un frammento di storia sarda, dagli anni Trenta alla fine dei Cinquanta, attraverso le vicende di Tullio Saba. A questo livello informativo di memoria storica il film non manca d'interesse. C'erano due modi magari complementari, per dargli l'acqua della vita e dell'emozione cinematografica: puntare sulla struttura stessa dell'inchiesta o affidarsi alla statura del protagonista, farne un personaggio 'più grande della vita'. Nel primo caso bisognava avere una capacita d'invenzione e di scrittura che Cabiddu non possiede (ancora); nel secondo caso occorreva un grosso attore. Pur simpatico e disinvolto. Fausto Siddi non lo è. 'Il figlio di Bakunìn' è un film lindo, diligente, corretto, soltanto illustrativo". (Morando Morandini, 'Il Giorno', 17 ottobre 1997)

"A partire dal personaggio creato da Sergio Atzeni, Cabiddu gioca con indubbia originalità sul doppio tavolo della leggenda e della cronaca, iscrivendo in un falso reportage la ricostruzione di una storia picaresca. Ma qui sta anche il lato debole del suo film, un po' macchinoso nelle transizioni temporali e colpevole di qualche abbandono all'oleografia che, con questo tipo di struttura narrativa, si ha meno voglia di perdonare. Prodotto da Giuseppe Tornatore, protagonista Fausto Siddi, 'Il figlio di Bakunin' è comunque un film-film, lodevolmente lontano dall'estetica corriva e approssimativa del piccolo schermo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 ottobre 1997)
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