Il Decameron

ITALIA, FRANCIA, GERMANIA OCCIDENTALE - 1971
Il Decameron
Il film racconta alcune novelle del Boccaccio, cui fanno da legame, nella prima parte, la storia di Ser Cepperello che, ingannando un prete con una falsa confessione, si vede trasformato in Ser Ciappelletto e adorato come santo, nella seconda, un pittore impegnato in un affresco, Andreuccio, si fa derubare di tutti i suoi soldi da una giovane che si finge sua sorellastra, per poi ritrovare la fortuna spogliando dei suoi gioielli la salma di un vescovo. Spacciandosi per sordomuto, Masetti viene accolto in un convento di suore, dalle quali si lascia sedurre, per poi crollare esaurito. Lisabetta, cui i fratelli hanno ucciso il giovane amante, taglia la testa al cadavere per conservarla in casa sotto una pianta di basilico. Caterina e Ricciardo, dopo essersi amati, vengono uniti in matrimonio dagli stessi compiaciuti genitori della giovane. Tingoccio torna dall'aldilà per rivelare al timorato Meuccio che far all'amore non è considerato un peccato. Fingendo di volerla trasformare in cavalla, Danno Gianni si gode la moglie di un ingenuo contadino. L'infedele Peronella induce il marito a entrare in una giara, per impedirgli di scoprire il suo amante, al quale subito si concede.
  • Altri titoli:
    The Decameron
    Le Decameron
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA - TECHNICOLOR
  • Tratto da: Opera omonima (1313) di Giovanni Boccaccio
  • Produzione: FRANCO ROSSELLINI, P.E.A. (ROMA), LES PRODUCTIONS ARTISTES ASSOCIES (PARIGI), ARTEMIS FILM (BERLINO)
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS EUROPA - RICORDI VIDEO, VIVIVIDEO, PANARECORD, L'UNITA' VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- PRIMO CAPITOLO DELLA 'TRILOGIA DELLA VITA', SEGUITO DA 'I RACCONTI CANTERBURY' (1972) E DA 'IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE' (1974).

- SCELTA ANTOLOGICA DELLE NOVELLE (IN ORDINE NARRATIVO): ANDREUCCIO DA PERUGIA (II GIORNATA, V NOVELLA), ISABETTA E LA BADESSA USIMBALDA (IX GIORNATA, II NOVELLA), MASETTO DA LAMPORECCHIO (III GIORNATA, I NOVELLA), PERONELLA (VII GIORNATA, II NOVELLA), SER CIAPPELLETTO (I GIORNATA, 1 NOVELLA),GIOTTO E FORESE (IV GIORNATA, V NOVELLA), CATERINA DI VALBONA (V GIORNATA, IV GIORNATA), LISABETTA DA MESSINA (IV GIORNATA, V NOVELLA), GEMMATA (IX GIORNATA, X NOVELLA), TINGOCCIO E MEUCCIO (VII GIORNATA, X NOVELLA).

- ORSO D'ARGENTO AL FESTIVAL DI BERLINO 1971.

CRITICA

"Si tratta di una reinvenzione di alcune novelle del Boccaccio, che il regista (e sceneggiatore) ha ambientato nel Napoletano, accentuando le caratteristiche plebee e furfantesche dei loro personaggi e colorendone le sfrenatezze sessuali. Di tanto in tanto, compaioni monenti di lirismo. Il film è stato raccontato con un certo gusto e con spirito dissacrante. Alle volte l'autore non è riuscito ad amalgamare i diversi materiali componenti l'opera." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 72, 1972)

"Pasolini (...) ha accettato e fatta sua la visione del senso comune di tutti i tempi la quale considera il Decameron come un libro non solo privo di tabù ma anche privo del compiacimento di non averne; un libro, cioè, in cui letteratura e realtà si identificano perfettamente per una rappresentazione totale dell'uomo. Accettata questa visione in fondo scandalosa (...) Pasolini è passato a lavorare sui racconti del Boccaccio con tutte le risorse del suo estetismo critico e virtuosistico. Per prima cosa ha notato che nel Decameron la rappresentazione realistica della civiltà contadina è chiusa in una cornice umanistica e raffinata. Indubbiamente questa cornice ha una grande importanza; essa crea quel rapporto tra gentilezza e rusticità, tra realismo e letteratura, tra immaginazione e verità che è uno degli aspetti più affascinanti del Decameron. Gettando via questa cornice illustre ed elegante, Pasolini sapeva di modificare profondamente il testo boccaccesco; ma dimostrava al tempo stesso di essere un regista irresistibilmente originale ossia fatalmente infedele. (...) L'operazione linguistica, diciamolo subito, è perfettamente riuscita ed è uno dei caratteri più originali del film. Ne è venuto fuori un Decameron in cui gli umidi e sordidi vicoli di Napoli sostituiscono le pulite rughe di Firenze e la rozza e rigogliosa campagna campana il pettinato contado toscano. Questa sostituzione topografica a ben guardare è resa visibile soprattutto dalla sostituzione linguistica. A conferma una volta di più dell'importanza della parola nel cinema. Altra soluzione felice è quella del problema dell'erotismo boccaccesco altrettanto proverbiale quanto, in fondo, incompreso. Pasolini ha eliminato ogni tentazione di scollacciatura e ha fuso arditamente la serenità rinascimentale con l'oggettualità fenomenologica moderna (...)." (Alberto Moravia, 'Al cinema', Bompiani 1975)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy