IL CONTE TACCHIA

ITALIA - 1982
Al centro della storia c'è la rivalità tra due coppie: Checco Puricelli, innamorato di Fernanda, ed il marchese Lollo, invaghito della duchessina Elisa. Il guaio è che Checco si atteggia a conte, conte Tacchia per l'appunto, in quanto, essendo figlio d'un falegname, porta sempre in saccoccia qualche cuneo di legno, le "tacchie", per assicurare l'equilibrio di mobili e stipetti. Il sincero amore che lo lega a Fernanda non gli impedisce di pedinare la duchessina, per cui gli si scatena contro il risentimento e l'odio del marchese Lollo. Un nobile francese taccia gli italiani, ed in particolare i nobili romani, di codardia: Lollo fa di tutto per spingere il rivale Checco ad affrontarlo in duello. Il nostro viene creato vero conte dal re Vittorio Emanuele III e convinto a scendere in campo. Il duello si svolge in modo inconsueto e comico e termina senza vincitori né vinti: restano tutti due salvi. Chi morirà invece sarà il vecchio falegname, che, in compagnia allegrona e balorda con il principe Terenzi, nobiluomo inveterato ubriacone ma ammiratore di Checco, si "abbuffava" con l'amico durante lo scontro del figlio con il francese. Ambedue saranno trovati cadaveri con la bocca piena di spaghetti. Checco eredita i beni di Terenzi: ora può darsi alla bella vita. Invita i nobili a festeggiare il suo arrivo all'alta società, ma questi non la degnano di risposta. Invita allora i popolani, che ne approfittano con trasporto ed entusiasmo. Stravince poi i nobili al gioco d'azzardo e getta sul lastrico il padre della duchessina. Questa gli si attacca addosso sperando di riavere le cambiali firmate dal genitore e va a finire che lo convince a sposarla. Al momento solenne del "sì" però il nostro pronuncia un secco "no" e corre da Fernanda. Mentre quest'ultima trascorre un breve periodo in carcere per offesa a pubblico ufficiale, Checco parte volontario per la guerra di Libia, cade valorosamente e viene decorato con medaglia d'oro. Mentre il cantastorie di Roma lo celebra, egli torna per rimanere per sempre con la sua amata Fernanda.

CAST

CRITICA

Con i soliti ingredienti (turpiloquio, colore locale, macchiette e buffonerie), il regista Sergio Corbucci confeziona un prodotto che fa la sua figura nel panorama del cinema popolare. (G.Grazzini - Cinema '83).
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