Il colore nascosto delle cose

ITALIA, SVIZZERA - 2017
3/5
Il colore nascosto delle cose
Teo è un uomo in fuga. Dal suo passato, dalla famiglia di origine, dai letti delle donne con cui passa la notte e da cui scivola fuori alle prime luci del giorno, dalle responsabilità. Il lavoro è l'unica cosa che veramente ama, fa il "creativo" per un'agenzia pubblicitaria e non stacca mai, tablet e cellulari lo tengono in perenne e compulsiva connessione con il mondo. Emma ha perso la vista a sedici anni, ma non ha lasciato che la sua vita precipitasse nel buio. O meglio, l'ha riacchiappata al volo, ha fatto a pugni con il suo handicap e l'ha accettato con la consapevolezza che ogni giorno è una battaglia. Fa l'osteopata e gira per la città col suo bastone bianco, autonoma e decisa. Si è da poco separata dal marito e Teo, brillante e scanzonato, sembra la persona giusta con cui concedersi una distrazione. Per Teo invece, tutto nasce per gioco e per scommessa, Emma è diversa da tutte le donne incontrate finora ed è attratto e impaurito dal suo mondo. Una ventata di leggerezza li sorprende, ma quel galleggiare in allegria bruscamente finisce. Ognuno torna alla propria vita, ma niente sarà più come prima.
  • Altri titoli:
    Emma
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LIONELLO CERRI PER LUMIÈRE & CO., CON RAI CINEMA, VENTURA FILM, IN COPRODUZIONE CON RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR
  • Distribuzione: VIDEA
  • Data uscita 8 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

L’amore impossibile supera le barriere, e abbraccia il diverso riscrivendo le regole della quotidianità. Bisogna cogliere ogni attimo, prima che fugga nel vento. La felicità è un sistema complesso, a volte indecifrabile. La cecità è un handicap, ma non una condanna. Si può continuare a vivere anche senza distinguere il blu dal rosso, il mare da una montagna. Ne Il colore nascosto delle cose vince il coraggio di un cinema che va oltre le apparenze, che sceglie di raccontare una favola nella tempesta di ogni giorno.


 

Il regista Silvio Soldini torna a occuparsi dei non vedenti dopo il documentario Per altri occhi. Con una sottile ironia scandisce la routine dei suoi protagonisti, e gira un film dal respiro europeo, più vicino alla Francia che all’Italia. Soldini mantiene la sua vena tragicomica e narra una storia tenera, profonda, che riesce a emozionare col suo stile sobrio. Non ci sono musiche improvvise e la macchina da presa evita i movimenti azzardati. Il colore nascosto delle cose segue una struttura lineare, senza sorprese, ma riesce comunque a coinvolgere. Forse avrebbe dovuto osare in po’ di più, evitando un finale molto classico. Ma il cuore batte lo stesso, forte.

Teo è un uomo pavido. È abituato a scappare dalle sue responsabilità e dai sentimenti. Lavora in un’agenzia pubblicitaria, è un creativo, un’artista, e passa dagli spot delle macchine a quelli delle luci a Led. Frequenta due donne diverse e non affronta il passato. Quando la madre lo chiama per un lutto in famiglia, lui si rifiuta di andare al funerale. Si inventa sempre qualche scusa, fino a quando conosce Emma, un’osteopata che cammina col bastone bianco. Un appuntamento al buio scatena la curiosità di Teo, che inizia a corteggiarla.

Lei non vuole rinchiudersi nella sua incapacità di distinguere uno scalino da un marciapiede, Emma “vede” con le mani, con il tatto, con i suoni che la circondano. L’apparire non determina le sue giornate, perché scava a fondo nell’essenza delle cose. Aiuta un’altra ragazza ipovedente, insegnandole il francese e spronandola ad andare avanti, nonostante i suoi problemi. A diciotto anni la ribellione interiore non accetta le disuguaglianze. “Tutti i ciechi finiscono col diventare centralinisti. Non voglio più andare a scuola”, grida la liceale arrabbiata. Ma Emma, nella sua fragilità, può alleviare ogni pena, perché non ha ancora perso la speranza nel nostro mondo.

Il colore nascosto delle cose ha un’anima onirica: a Emma sembra un sogno che un donnaiolo come Teo possa interessarsi a lei. Dopo il divorzio e la solitudine, il sole torna a splendere. Sembra di rivedere il Bruno Ganz di Pane e tulipani, un uomo ombroso sull’orlo del suicidio, prima che un tornado in gonnella porti lo scompiglio nella sua esistenza. Gli antieroi di Silvio Soldini respirano, pulsano di vita e riescono a non affogare. I sogni si avverano, qualche volta, e il buio può splendere se lo sguardo di chi ti sta vicino trasuda ancora passione.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA; REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO REPUBBLICA E CANTONE TICINO; IN ASSOCIAZIONE CON CRÉDIT AGRICOLE VITA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- FUORI CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), HA OTTENUTO IL PREMIO CIVITAS VITAE, IL PREMIO LIZZANI E IL PREMIO SORRISO DIVERSO VENEZIA 2017-ASS UCL.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER: MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO).

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 PER: MIGLIORE ATTRICE (VALERIA GOLINO).

CRITICA

"(...) Silvio Soldini con 'Il colore nascosto delle cose' firma il suo film più convincente dai tempi di 'Giorni e nuvole'. Merito di una superlativa Valeria Golino (...) ma merito anche di una messa in scena che conduce una storia a rischio retorica con delicatezza e sensibilità notevolissime. L'incontro tra l'handicap e la normalità poteva scivolare nel pietismo o peggio nella superficialità: la sceneggiatura (...) evita i pericoli inventandosi personaggi che riequilibrano il racconto (...). Un mosaico di facce e di storie che Soldini compone con giustezza di tocco, da cui non è estranea la precedente esperienza di 'Per altri occhi', il documentario che raccontava le «avventure quotidiane di un manipolo di ciechi». E che ribadisce l'efficacia di una scelta registica capace di mediare tra le ambizioni espressive e la capacità di coinvolgere il pubblico nelle proprie scelte d'autore." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 8 settembre 2017)

"Protagonista nei panni della non vedente Emma è una (sempre) magistrale Valeria Golino che già con il regista milanese aveva lavorato ne 'Le acrobate'. Vent'anni dopo Soldini rilancia la sfida all'attrice affiancandole un Adriano Giannini forse alla sua migliore interpretazione ad oggi. (...) Recitando con delle lenti opacizzanti sugli occhi turchesi, Golino riesce 'in leggerezza' ad ammaliare il pubblicitario Teo portandolo dentro a una vibrante e passionale storia d'amore. Perché di questo tratta il film di Soldini, un racconto sentimentale e non sulla cecità. (...) Soldini riesce a sottrarsi ai cliché e la 'normalità' con cui viene presentata la figura di Emma è priva di sovrastrutture, inutili fronzoli espressivi, permettendo a Teo e agli spettatori che in lui si identificano di non provare mai sentimenti di compassione." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 8 settembre 2017)

"La sfida che ha cercato Silvio Soldini - maturata dopo aver realizzato il documentario 'Per altri occhi' - era quella di raccontare un personaggio non vedente, la sua relazione con se stesso e con il mondo, senza cadere negli stereotipi. Soprattutto quello della compassione. Voleva fare un film che raccontasse in modo vero una donna la cui vita è condizionata dall'aver perso la vista, ma la cui vita non si esaurisce nell'essere cieca. Che ha certamente sofferto molto ma ha reagito con fierezza pazientemente e faticosamente costruita passo dopo passo, con l'aiuto dell'ironia e dell'interesse per gli altri. Le ha affiancato un personaggio maschile che al contrario di lei è superficiale, insicuro, svagato, adagiato nella convinzione di essere inadatto a prendersi cura, a rendersi responsabile nei confronti di altri. Non senza una storia personale di dolore e di reazione al dolore attraverso la chiusura con il passato e un bel tuffo nella leggerezza a oltranza. È bello il modo in cui, simmetricamente, il film inizia e finisce. (...) Difficile stabilire quanto Soldini abbia vinta la sfida. Nessuno che non conosca la menomazione di cui si parla può dirlo. Ma il racconto, sensibile e autentico, scorre fluido. I personaggi sono tratteggiati con tutte le sfumature al posto giusto (esemplare il rapporto tra Emma e la ragazzina anche lei non vedente, ma rabbiosa, cui dà lezioni di francese e di vita). Golino fornisce un'ulteriore prova di versatilità e aggiunge un personaggio di qualità alla sua ricca galleria. Teo è Adriano Giannini che si fa prendere per mano e si dimostra assolutamente all'altezza della prova." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 settembre 2017)

"'Il colore nascosto delle cose' rientra perfettamente nella filmografia di Soldini, che nelle ultime prove aveva un po' sbiadito il suo talento, mentre qui ritrova se stesso e anche qualche suo limite nel voler aggiungere dettagli e personaggi che portano il racconto a sfiorare le due ore. Fosse stato più conciso, a costo di essere meno autoriale, ne avrebbe guadagnato la fruibilità per gli spettatori che comunque hanno dimostrato di volere premiare questa storia d'amore così simile a molte altre, seppure con quella variante che la rende piuttosto singolare, offrendo quella spruzzata di imprevedibilità." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 14 settembre 2017)
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