Il cecchino

Le guetteur

BELGIO, ITALIA, FRANCIA - 2012
3/5
Il cecchino
Parigi. Il capitano Mattei sta finalmente per arrestare una nota banda di rapinatori, ma l'operazione va a monte a causa di un cecchino, appostato sul tetto di un palazzo, che ha preso di mira i poliziotti accorsi sul posto. I malviventi riescono a mettersi in fuga, ma il ferimento di uno di loro permetterà a Mattei di scatenare una rocambolesca caccia all'uomo...
  • Altri titoli:
    Lo spione
    The Lookout
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA CODEX RAW/ARRI ALEXA PLUS (ARRI RAW)/RED EPIC /RED ONE CAMERA, 4K, CINEMASCOPE, D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: BABE FILMS, CLIMAX FILMS, FILMARNO, IN ASSOCIAZIONE CON RAN ENTERTAINMENT, IN COPRODUZIONE CON STUDIOCANAL, FRANCE 2 CINEMA, APPALOOSA FILMS, APIDEV 2010, RAI CINEMA, RTBF, CASA KAFKA PICTURES & CASA KAFKA PICTURES MOVIE TAX SHELTER
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2013)
  • Data uscita 1 Maggio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il capitano Mattei (Daniel Auteuil) sta per beccare una gang di rapinatori di banche. Anzi, gli piacerebbe, ma un cecchino (Mathieu Kassovitz) spara dai tetti parigini: poliziotti sull'asfalto, rapinatori in fuga. Ma uno (Luca Argentero) è ferito: cambio di piano, e ricorso a un medico criminale (Olivier Gourmet). Il bottino fa gola, il cecchino viene preso, viceversa, misteri, intrighi e omicidi sono a piede libero, e c'entra pure la guerra in Afganistan.
Prima avventura francese di Michele Placido, è Il cecchino (Le guetteur), fuori concorso al festival di Roma. Nelle nostre sale in primavera con 01 (Rai Cinema co-produce), sono 14 i milioni di euro del budget affidati due giovani sceneggiatori (Cedric Melon e Denis Brusseaux): sì, non è l'Italia.
Chiamato Oltralpe sulla scia di Romanzo criminale, Placido ricorda quello, pensa a Melville e guarda a Olivier Marchal (36 Quai des Orfevres, L'ultima missione): risultato apprezzabile, è un polar senza infamie e qualche lode, con fotografia grigio-bluastra di Arnaldo Catinari, azioni ben girate, troppe sottotrame e ferraglia nello script e una lezione di recitazione - Kassovitz, Auteuil, Gourmet e non solo - all'insegna della sottrazione. Salutare: i nostri attori imparino, non si può, non si deve stare sempre tre metri sopra il cielo. E Placido? La trasferta dai cugini - ci tornerà presto con L'innesto da Pirandello - gli fa bene, e lo aiuta a schiarirsi le idee: nel cinema popolare, ovvero, di genere, è un buon professionista. L'ha detto lui stesso, e gli fa onore. Del resto, l'autorialità non è di tutti e, soprattutto, non è una garanzia.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL +, CINE +, FRANCE TELEVISIONS, IN ASSOCIAZIONE CON CINEMAGE 6, UNIETOILE 9 & COFIMAGE 23 E CON IL SOSTEGNO DI LA REGION ILE DE FRANCE.

- FUORI CONCORSO ALLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2012).

CRITICA

"Michele Placido è uno che non ha mai paura di mettersi alla prova. E ciò che lo rende così interessante, da lui c'è sempre da aspettarsi qualcosa, c'è sempre da farsi sorprendere. E forse l'aspetto più interessante di questo film, 'Il cecchino', risiede proprio qui, in questo tratto della personalità del nostro attore e regista. Chiamato dalla produzione francese (ma il progetto è dell'italiano Fabio Conversi) con l'idea di adattare al 'polar' francese lo spirito e la grinta di 'Romanzo criminale', Placido si è applicato con passione e disponibilità a un pacchetto già pronto: copione e attori già stabiliti. Tre pezzi da novanta del cinema d'Oltralpe: Mathieu Kassovitz, Daniel Auteil e Olivier Gourmet. Che, proprio come nella ricca esperienza di 'Romanzo criminale' (ma anche di 'II grande sogno' e di Vallanzasca), ha diretto facendo sentire loro di essere anche un attore oltre che il loro regista: pratica arricchita ulteriormente nel caso di Kassovitz, a sua volta regista oltre che attore. Placido dice di aver portato dentro questa esperienza un gran bagaglio di risonanze: lo sdoppiamento di personalità di Jekyll-Hyde e l'ambiguità pirandelliana, il confronto tra bene e male visitato da Shakespeare e da Dostoevskij. Ma ha soprattutto realizzato un poliziesco d'azione e di pensiero in cui le preoccupazioni dell'attualità fanno irruzione attraverso i riferimenti all'Afghanistan, all'indicibile coperto dai servizi segreti, ai guasti che quelle esperienze estreme (come già alcuni film americani ci hanno rappresentato) possono indurre nella personalità dei giovani combattenti. Forse non tutto fila e s'incastra come ci si aspetta da una trama poliziesca (rispetto alla versione mostrata al festival di Roma l'autunno scorso è stato portato qualche ritocco) ma i personaggi sono forti e potenti. (...) Può darsi che non tutti i tasselli vadano al loro posto. E che il governo delle varie componenti - non sempre chiaramente amalgamate - vacilli un po'. Ma a Placido stava evidentemente a cuore, nella cornice di un'opera non pienamente 'firmata' da lui ma alla quale si è professionalmente dedicato senza risparmio di sé come sempre, indagare nelle pieghe delle contraddizioni, delle passioni, dei comportamenti umani in condizioni estreme anche al di là (pur senza snobbarne le leggi, da consapevole uomo di spettacolo quale è) delle convenzioni di genere. Solo che il genere implica e impone delle regole, e usarle senza crederci veramente e senza rispettarle pienamente può produrre l'impressione di averle solo prese a pretesto per parlare d'altro. Comunque sia: sempre massimo rispetto per uno che non si sottrae mai alle sfide." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 1 maggio 2013)

"Se fosse stato girato in Italia, 'Il cecchino' avrebbe ricevuto sicuramente qualche lettura «politica» o ideologica. Siccome è un film francese, allora è semplicemente un 'polar', un buon poliziesco d'oltralpe, anche se il regista è un italiano, il Michele Placido di 'Vallanzasca' e 'Romanzo criminale', autore di film d'azione ad alto contenuto storico-politico. E' successo, cosa molto rara, che i cugini d'oltralpe, sempre sciovinisti (basta guardare la presenza francese tra produzioni e co-produzioni dell'ultima selezione di Cannes), hanno riconosciuto in un nostro regista il talento necessario per commissionargli un film di genere, già molto strutturato e collaudato, con tanto di cast preordinato e di prima fila, da Auteuil a Kassovitz. Insomma, come committenti noir hanno cercato un esecutore, un «cecchino» del cinema, preciso, bravo, cinico, spietato e l'hanno trovato nel nostro Placido, volitivo e bravissimo a gestire attori e set. Così è nato il film, già uscito in Francia con un buon risultato, venduto in molti paesi e ora alla prova italiana in questo scorcio di stagione così feroce con il nostro cinema. (...) Auteuil, sempre perfetto in queste parti di poliziotto duro. Non deve essere stato facile per il pur tosto Placido gestire un cast così potente, con l'irrequieto regista/attore Kassovitz sempre pronto a polemizzare. Eppure il risultato c'è, con tanto di spettacolari azioni e inseguimenti nel centro di Parigi." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 maggio 2013)

"Dagli italici contesti di 'Romanzo criminale' e 'Vallanzasca' alle tinte noir di un tipico polar francese come 'Il cecchino', Michele Placido conferma il suo talento di regista abile a giostrare su atmosfere cupe e barocche; e abbastanza spregiudicato da non temere di confrontarsi con le regole del cinema di genere, alternando scene d'azione e violenza di effetto spettacolare a morbidi toni di mélo. Insomma, il nostro cineasta dalla missione parigina esce bene, semmai è il copione dei francesi Cedric Melon e Denis Brusseaux a risultare un pasticciaccio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 maggio 2013)

"Prima prova francese di Michele Placido, è 'II cecchino', un polar memore di Jean-Pierre Melville, sodale di Olivier Marchal ('36 Quai des Orfèvres') e fratello di 'Romanzo criminale': azioni ben girate, ma troppe sottotrame nel copione, per un pareggio senza infamie, nel nome del genere. Placido è un buon professionista, e questa non è l'Italia: 14 milioni di budget nelle mani di due giovani sceneggiatori esordienti..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 maggio 2013)

"Piacerà ovviamente ai fans del noir alla francese. E anche a quelli del noir in genere, dal momento che il regista non è un transalpino, ma il nostrano Michele Placido. Che come regista di gangster film non è una scoperta («Romanzo criminale») ma qui dimostra un mestiere talmente solido da permettergli di emigrare nella terra di Jean Gabin e dare lezione di suspense ai compatrioti del grande Jean. Che se fosse ancora vivo chiamerebbe di volata Placido (altro che i suoi antichi manovratori, i dimenticati Decoin, Grangier, Delannoy)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 maggio 2013)

"Pretenzioso, aggrovigliato e violentissimo poliziesco, rifrittura noir gonfia di incongruenze e atrocità. (...) Nell'ottimo cast agli ordini di Michele Placido anche la figlia Violante. Irriconoscibile: è sempre vestita." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 maggio 2013)

"Lusingato dal successo francese di 'Romanzo criminale', Michele Placido ha fatto un lussuoso poliziesco a Parigi (...) ma non gli è venuto granché. (...) Un copione così pletorico (e confuso) esigeva polso fermo. Invece Placido le prova tutte, come un bambino in pasticceria. L'azione fracassona, il nido di vipere, l'horror-thriller alla 'Seven', il «polar» alla francese con battute sapienti e sotto testo politico. Ma senza mai dare spessore ai personaggi, malgrado attori del calibro di Auteuil e Olivier Gourmet. Decorative le partecipazioni di Violante Placido e Luca Argentero. Già di culto invece l'apparizione di Fanny Ardant. I romanzi, e il crimine, esigono qualche motivazione in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 novembre 2012)

"Che Placido si aa proprio agio nei film di genere lo dimostrano proprio le scene d'azione iniziali, ma il film procede a corrente alterna, colpa di una sceneggiatura che mette troppa carne al fuoco e di una regia che non riesce ad asciugare soprattutto nella parte centrale una materia troppo ridondante." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 novembre 2012)

"Rifacendosi alla tradizione tutta francese del polar, firma un film d'azione pieno di sparatorie, sangue e carico di tensione, persino un po' - troppo - splatter. Ma tant'è." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 13 novembre 2012)

"Con tocchi che ammiccano al cinema noir di Jean-Pierre Melville e, d'altro canto, echi non occasionali delle storie di Giancarlo De Cataldo. (...) questo Placido transalpino ad alto budget (...) risulta solo in parte avvincente e molto manierato con i suoi riferimenti espliciti ai cult di Ventura, Delon, Gabin... Buono il cast (...)." (Oscar Iarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 13 novembre 2012)

"Placido prova a fare un noir alla Marchal, ma gli esce fuori giusto una pallida imitazione. Ha pensato, il regista italiano, che un ottimo cast identificabile con il genere (Auteuil su tutti) e una fotografia seppia sarebbero bastati a far polar (così chiamano in Francia questo titpo di film), ma sbagliava. E questo nonostante la buona prova di Argentero e Kassowitz e qualche trovata anche buona, ma ben poco originale (...). nei momenti migliori, 'Il cecchino' è qualcosa di già visto, in quelli peggiori (vedi scena Placido-Ardant) si avvicina alla sua parodia." (Boris Sollazzo, 'Pubblico', 13 novembre 2012)

"Teso e ben diretto nonostante qualche difetto di sceneggiatura (...)." (Claudio Fontanini, 'Italia Sera', 13 novembre 2012)

"(...) un'opera tutto ritmo, thriller, sparatorie e poliziesco vecchia maniera, alla francese, del bravo Michele Placido (...)." (Dimitri Buffa, 'Opinione di Roma e del Lazio', 13 novembre 2012)
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