Il caso Martello

ITALIA - 1991
Il caso Martello
A Torino, il dottor Silvio Schiller, nuovo direttore della compagnia di assicurazioni Clessidra, affida al dottor Cesare Verra, assicuratore rampante, il caso Martello, che da 40 anni è in attesa d'essere liquidato, mentre ogni anno l'avvocato Bosco invia una raccomandata all'assicurazione per interrompere la prescrizione. La pratica sembra semplice: nella notte del 27 agosto 1950, mentre guida nei pressi di San Benedetto Belbo, Antonio Martello finisce con l'automobile in uno scavo mal segnalato e sua moglie muore sul colpo, ma lo strano è che il pagamento del premio non è stato mai richiesto. Adesso, per gli interessi composti, Martello deve avere oltre trecento milioni, che Schiller vuole pagare subito. Dice dunque a Verra, cui consegna anche il suo contratto da firmare, che se egli riuscirà sarà il nuovo direttore a Torino, altrimenti verrà licenziato. Cesare, ambizioso e spregiudicato, parte stizzito verso le Langhe, salutando Simona, con la quale ha uno stanco rapporto amoroso. Incontra per primo l'avvocato Bosco, il quale sa poco del caso, lasciatogli dal defunto padre, ex partigiano, poi parla con Cavagnero, che era l'agente liquidatore nel '55, ma questi gli racconta di aver ricevuto serie minacce perché abbandonasse la pratica. Pungolato da Schiller, Verra raggiunge, a San Benedetto Belbo, la cascina del Martello dove incontra i figli di Sebastiano: una bella ragazza, Pina (studentessa di lingue a Torino e contadina, quando occorre) e suo fratello Filippo, che scaccia l'intruso con violenza. Né il segretario comunale Natale Fresia, né i carabinieri gli sono utili, ma al catasto Verra apprende che Antonio Martello ha da tempo venduto la sua parte di terra. Poi ha un colloquio con l'ex partigiano Comandante Bill, Nello Baldini, che lo invita ad una caccia, durante la quale il giovane viene sfiorato da una fucilata. Finalmente il vecchio parroco don Nino Pilone gli spiega che i contadini (anche i Martello) erano contrari alla guerra partigiana, perché per loro contava solo la terra, e, dopo il conflitto, Antonio non voleva più fare il servo del fratello, ora che aveva comandato dei soldati. Venduta la terra, egli era andato a vivere lontano con la moglie Fulvia, dopo la morte della quale era tornato alla cascina per qualche mese, ma era molto cambiato, poi era scomparso. Aggredito ancora da Filippo, Cesare va a casa del Martello, dove accusa Sebastiano di aver ucciso suo fratello e minaccia di denunciare il figlio che gli ha sparato a caccia. Per salvare Filippo, il padre rivela dove si trova Antonio, e Verra, accompagnato da Pina, può raggiungerlo in una lontana frazione di montagna, fra la neve, dove l'uomo vive solo, pur sapendo d'esser prossimo a morire. Egli accoglie con simpatia la nipote, poi Verra rivela il motivo della sua venuta, e Antonio gli racconta che, dopo la guerra, non voleva andare in fabbrica, e, per fare felice Fulvia, aveva venduto la sua parte di terra, poi, finiti quei soldi, si era unito ad un gruppo di ex partigiani per estorcere denaro in Liguria ai ricchi ex fascisti. Fulvia aveva preteso allora che egli rendesse al fratello i soldi della terra. Per non perdere l'amata, lui è partito furioso quella notte, insieme a lei, guidando e litigando non ha visto i segnali: lei è morta e lui si considera il suo assassino. Per tale motivo non ha ritirato il premio dell'assicurazione, ma ora vuole che i trecento milioni vadano ai nipoti, purché non lascino il paese. Cesare gli assicura che Pina vuol vivere nelle Langhe. Più tardi i due giovani trovano Antonio morto improvvisamente e Verra manda Pina a chiamare i carabinieri, poi, rimasto solo, copia perfettamente la firma del defunto sulla quietanza di liquidazione, aggiungendo la data. Pina piange, tratta Cesare con disprezzo, accusandolo di essere soltanto un cinico assicuratore, ma lui non può rivelarle ciò che ha fatto. Poi la ragazza gli confida che suo zio ritrovava in lui se stesso giovane. I due sorridono debolmente; forse si rivedranno a Torino. Infine Verra parte. Più tardi sigilla la pratica Martello per l'assicurazione, poi, strappato il suo contratto di lavoro, ne manda i pezzi in una busta indirizzata a Schiller. Imbuca tutto e riprende il viaggio.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: AGNESE FONTANA E PAOLA ERIMINI PER BROOKLYN FILM SRL, FOMAR FILM SRL, SURF FILM SRL, RAI-RADIO TELEVISIONE ITALIANA (RAIDUE)
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1992) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

CRITICA

"Questo film di esordio del giovane regista Guido Chiesa, il quale rivela ancora qualche impaccio è però interessante per due motivi: l'ambiente che descrive, coi paesaggi nebbiosi delle Langhe, le vecchie case abbandonate e cadenti, la diffidente omertà degli abitanti e la storia, che narra, con la tecnica del giallo. Il mistero, che si svela alla fine è il dramma di coscienza di un vecchio partigiano. Ma il giovanotto, che risolve il caso, esce da questa esperienza completamente cambiato dentro, tanto da strappare un vantaggioso contratto di lavoro, rinunciando ad un brillante avvenire. I partigiani, che dominano la vicenda come ombre incombenti, si vedono all'opera soltanto in due brevissime sequenze (una al principio e una alla fine del film). Peccato che gli attori, compreso il protagonista Alberto Gimignani, non siano abbastanza espressivi nei loro ruoli; fa eccezione Felice Andreasi, che è invece efficacissimo, nella parte di Antonio Martello. ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 114, 1992)
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