I nostri ragazzi

ITALIA - 2014
2/5
I nostri ragazzi
Le famiglie di due fratelli - uno avvocato di grido, l'altro pediatra impegnato - verranno sconvolte da una bravata commessa dai rispettivi figli e ripresa da alcune telecamere di sicurezza. Come affronteranno i due uomini e le loro mogli, due famiglie tanto diverse che si frequentano poco e solo per tradizione, un evento tragico che li coinvolge così da vicino?
  • Altri titoli:
    The Dinner
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "La cena" di Herman Koch (ed. BEAT)
  • Produzione: MARCO POCCIONI E MARCO VALSANIA PER RODEO DRIVE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 5 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Due fratelli che non potrebbero essere più diversi, per statura e non solo: Paolo (Luigi Lo Cascio), chirurgo con mano ferma e schiena dritta, convinto che nella vita esista il bene e il male e non sia difficile scegliere da che parte stare, e Massimo (Alessandro Gassman), spilungone e fascinoso avvocato dai confini morali pià sfumati. E che dire delle mogli, Clara (Giovanna mezzogiorno) è una donna sobria e forse più raffinata della compagna di Massimo, Sofia (Barbora Bobulova), ma quest'ultima almeno non ha la stessa puzza sotto il naso della prima. In compenso a trovarsi alla perfezione sono i loro figli adolescenti, Michele (Jacopo olmi Antinori, già visto in Io e te) e Benedetta (Rosabell Laurenti Sellers), praticamente cugini inseparabili. Ma sarà proprio una loro "ragazzata" (eufemismo) a mettere in discussione gli equilibri tra le coppie e la tenuta dei rispettivi principi morali.
Dopo La bella gente e Gli equilibristi, Ivano De Matteo torna a indagare il microcosmo familiare, prendendo a soggetto stavolta l'alta borghesia romana e ispirandosi al romanzo La cena di Herman Koch. Bravo come sempre a mettere in scena il progressivo scollarsi delle pareti di cartapesta domestiche alla prima evenienza traumatica, De Matteo sa rendere con efficacia le dinamiche sotterranee e psicologiche che intercorrono tra i soggetti in causa, puntuale un'altra volta nel ribaltarle.
Emerge però rispetto ai lavori precedenti un eccesso di costruzione, una punta di artificiosità che impedisce di credere fino in fondo alla storia raccontata. La caratterizzazione dei personaggi è rigidamente simmetrica, il vuoto morale addebitato alla gioventù messo in vetrina, la cura del decor esagerata e smaccatamente metaforica: queste case troppo grandi, fredde e alla moda, con la loro infinità di spazi declinano architettonicamente la separazione e la solitudine dei loro abitanti, con un'ostentazione francamente fastidiosa. Stessa cosa dicasi della Roma resa nei toni di grigio e di blu, delle feste ordinariamente trasgressive dei liceali ricchi, dei ristoranti di classe che puzzano di muffa. C'è insomma tutto ciò che ci si aspetta di trovare in un ambiente simile, poco importa che poi ci sia davvero.
E a proposito di autenticità, pur non discutendo la chiave melo' scelta da De Matteo (legittima), si fatica a ritenere appropriate certe isterie recitative.
Fondamentalmente I nostri ragazzi è un film su una vicenda interessante raccontata nel modo meno interessante possibile. Più attento agli effetti macroscopici che alle cause più intime di una tragedia annunciata.
Con un finale sbagliato, moralistico e fondamentalmente diffidente della capacità di giudizio del pubblico. Peccato.

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON BANCA POPOLARE DI SONDRIO
SOCIETÀ COOPERATIVA PER AZIONI.

- PRESENTATO ALL'11. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2014) HA OTTENUTO IL PREMIO PASINETTI SPECIALE, IL PREMIO EUROPA CINEMAS LABEL, IL PREMIO AKAI INTERNATIONAL FILM FEST PER IL MIGLIOR ATTORE (JACOPO OLMO ANTINORI) E IL PREMIO CINECIBO.

- CANDIDATO AL DAVID GIOVANI 2015.

- NASTRO D'ARGENTO 2015 AD ALESSANDRO GASSMANN COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (PREMIATO ANCHE PER "IL NOME DEL FIGLIO" DI FRANCESCA ARCHIBUGI).

CRITICA

"Il nuovo film di Ivano de Matteo, (...) è ancora un ritratto della società italiana attraverso il passaggio generazionale, sociale e morale (...). In questo senso il film trapassa bene i confini della comprensione anagrafica e arriva a lambire (ma è toccata e fuga) il tema della reciproca comprensione che sta nella prestazione così sintonizzata e complice di tutta la compagnia di attori (...). Il film è molto commestibile, finge che abbiamo tutti capito tutti, le colpe degli uni e degli altri, ma proprio in questa generalizzazione sta il limite di una commedia scritta con molta intelligente furberia riguardo alle cose di oggi. La visione è un poco manichea: da una parte la famigliola progressista, dall'altra quella più reazionaria e di successo (...). Al punto che sembra tutto scritto nel destino del cinema di denuncia sociale, con il peccato mortale di razzismo ma soprattutto di noia e di indifferenza." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera Vivi Milano', 10 settembre 2014)

"De Matteo dirige un'opera che non arriva ai livelli del precedente «Gli equilibristi», non hai momenti molto intensi di quello pur restando sempre su livello medio interessante. Un dramma borghese molto ricorrente nel nostro cinema, ma di realizzazione un po' superiore alla media, anche se alcune soluzioni () funzionano poco. Gli attori sono convincenti, anche se nei momenti più drammatici gli adulti tendono a esagerare grida e faccette. Uno dei pregi maggiori è il non essere autoassolutorio, ma porre dilemmi morali fino in fondo. Se è cinematograficamente un gradino sotto la pellicola di Paolo Virzì, «I nostri ragazzi» ha più equilibrio tra i personaggi e forse dice qualcosa di più su ciò che accade nelle famiglie e sarebbe consigliabile per una visione congiunta tra genitori e figli." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 10 settembre 2014)

"(...) nuovo potente dramma di Ivano De Matteo, cineasta capitolino sensibile alle follie nascoste dentro la normalità. Perché il male è dentro di noi ma chiaramente fingiamo di non vederlo per pensarlo estirpato. II cast, notevolissimo e ben diretto, si arricchisce anche di due 'teen actors' di primario talento: Rosabell Laurenti Sellers e Jacopo Olmo Antinori, già il 'bimbo' di 'lo e te di' Bertolucci. Un film importante, equilibrato, fondamentale: da vedere con la famiglia (...)." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano", 5 settembre 2014)

"'I nostri ragazzi', di Ivano Di Matteo è interessante (...) per (...) l'angolazione particolare con cui illumina due stili di vita, due, come dire, ideologie. Il medico pietoso ha naturalmente una moglie colta, i gusti borghesi del cibo semplice e a chilometro zero, un ben mascherato complesso di superiorità proprio di chi si sente giusto, politicamente corretto, eticamente superiore. Rispetto a questa coppia, quella rappresentata dal fratello, rimasto vedovo e risposatosi con una donna che, naturalmente, non lavora, è vista come il concentrato della futilità femminile e del rampantismo maschile: troppi soldi, troppi lussi, troppi status symbol tipici di quella orribile «Roma bene» a cui guardare con il disprezzo sorridente, ci sono pur sempre dei legami di sangue, di chi sa di essere dalla parte del progresso e della giustizia sociale. In fondo, operare dei bambini vuol dire aiutare veramente i più deboli, mentre difendere degli assassini vuol dire contribuire al marcio della società. E invece, in maniera convincente, Di Matteo ci mostra che non è così, è tutta una sovrastruttura: al momento delle scelte, il più sensibile, quello moralmente più sano è lì dove non ti saresti mai aspettato di trovarlo. Costruito con un inizio adrenalinico, un litigio fra automobilisti finito in tragedia, e un finale a sorpresa che lascia qualche recriminazione nello spettatore, il film si segue con crescente interesse grazie soprattutto all'interpretazione di Alessandro Gassmann (Massimo), mai così in palla e così misurato, in grado di rendere con mutamenti quasi impercettibili il dramma interiore di chi non solo si rende conto di non conoscere sua figlia, ma ne avverte l'agghiacciante quanto insopportabile vuotezza. Luigi Lo Cascio (Paolo) è a sua volta bravo nel delineare la psicologia di chi nel gesto assassino del figlio vede in realtà andare in frantumi il proprio universo egualitario e solidale, dove il male non può introdursi, dove tutto è sempre e solo fatto a fin di bene. Così, salvare il proprio ragazzo significa soprattutto l'impossibile tentativo di salvare se stesso, i propri valori, la ragione stessa della sua esistenza. Vittoria Mezzogiorno e Barbara Bobulova sono le due madri, fra loro ostili perché troppo diverse l'una dall'altra, Rosabell Laurenti Selles e Jacopo Olmo Antinori i due giovani." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 3 settembre 2014)

"E alla fine è arrivato il giorno. Quello in cui l'avvocato dei Parioli si è guardato allo specchio, nel suo attico dei Parioli, e si è visto per la prima volta riflesso. Come un mostro. Doveva succedere, prima o poi. Diventato un genere a parte, frequentato con disinvoltura da più di una generazione di autori dai Muccino in poi, il 'cinema dei Parioli' si ripensa. A partire dalla narrazione. Tratto da 'La cena', best seller di Herman Koch già portato al cinema da Menno Meyjes, 'I nostri ragazzi' di Ivano de Matteo (...) racconta il dramma di due famiglie 'per bene' sconvolte da un'agghiacciante scoperta (...). Che Di Matteo sceglie di raccontare frequentando gli stessi luoghi che una generazione di epigoni di Muccino ha reso iconici: luminosi attici con terrazza, appartamenti opulenti e smisurati, ristoranti di lusso, strade infestate di Smart, incredibili festini adolescenziali. Tutto il campionario di location mocciane, insomma, al servizio di una storia che non vorrebbe fare sconti alla mostruosa umanità che li abita. (...) Peccato però che il film, nonostante le invitanti premesse, non riesca decollare davvero, imbrigliato nella rete di quel cinema che - più o meno consapevolmente - ne è primo e fondante riferimento. Il pregevole intento cade sul campo, sotto i colpi di un immaginario visivo privo di invenzioni e di una narrazione troppo presa dall'ansia di spiegare, terrorizzata dall'idea che lo spettatore possa 'non capire'. Di Matteo dice troppo, non semina indizi, non lascia crescere la tensione che avrebbe dovuto condurre il racconto fino al suo sorprendente finale. Spiega i suoi personaggi tratteggiandoli con eccessiva chiarezza, mette in tavola i caratteri e poi scombina goffamente le carte. Poteva essere un 'Carnage' all'italiana, e invece è il lato oscuro di Muccino. È pur sempre un inizio." (Ilaria Ravarino, 'Il Garantista', 3 settembre 2014)
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