I FIUMI DI PORPORA

LES RIVIERES POURPRES

FRANCIA - 2000
I FIUMI DI PORPORA
Due crimini atroci a chilometri di distanza, due casi in apparenza senza legami. A Grenoble un cadavere viene trovato orribilmente mutilato. Nello stesso tempo, nella campagna di Lot viene profanata la tomba di una ragazzina morta in un drammatico incidente nel 1982.. Esiste un legame fra i due avvenimenti? I due poliziotti incaricati del caso accettano, all'inizio con diffidenza, di lavorare insieme in un'indagine via via sempre più inquietante e ricca di pericoli.

TRAMA LUNGA
Sulle montagne sopra Guernon, paesino dell'Alta Savoia, viene trovato il cadavere di un uomo ucciso in modo violento, tra atroci torture. Accorso sul posto, il commissario Niemans appura che si tratta di Remy, il bibliotecario della locale università, una istituzione di antiche tradizioni molto radicata sul territorio ed anche collegata al vicino ospedale. Nello stesso momento in una località non molto distante la tomba di una bambina morta dieci anni prima viene trovata profanata. Max, della polizia, comincia ad indagare sul caso. Attraverso successivi interrogatori, Nieman e Max si trovano un giorno nello stesso luogo a cercare la stessa persona: i due fatti sono dunque collegati. Dopo un ulteriore omicidio, le indagini cominciano a restringersi intorno all'università. Niemans decide di tornare dal rettore, che però viene trovato morto crocefisso. Il figlio aveva preparato una tesi sull'eugenetica. Viene così alla luce la realtà della situazione locale, dove i responsabili dell'università, per avere elementi migliori, operavano scambi di neonati tra i loro e quelli dei figli dei contadini. E la bambina morta non era sola ma la prima di due gemelle. Dopo scontri ad alto rischio sulle montagne innevate, il turpe traffico viene infine interrotto.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION - TECHNICOLOR
  • Tratto da: ROMANZO OMONIMO DI JEAN-CHRISTOPHE GRANGE' (GARZANTI)
  • Produzione: GAUMONT, LE STUDIO CANAL+, LEGENDE ENTERPRISES, TF1 FILM PRODUCTIONS
  • Distribuzione: FILMAURO

CRITICA

"E' un bel thriller 'I fiumi di porpora', un thriller che fa paura. E non soltanto per le situazioni macabre e truculente, ma per il susseguirsi serrato degli eventi, ciascuno dei quali aumenta la voglia di conoscere quello successivo (...) per la regia di Kassovitz, efficace e potente. Altrove troppo compreso nel proprio ruolo di autore con qualcosa da dire qui il giovane Mathieu si mette al servizio del genere, deciso a rispettarne le regole piuttosto che a rivisitarle; come a dimostrare quel che è capace di fare nel cinema di puro intrattenimento. (...) Kassovitz dispone di un ottimo senso dello spazio e lo mette a profitto per rendere più appassionante l'intrigo. L'unico problema è l'intreccio assai complicato, che nell'ultima parte moltiplica le spiegazioni e le ellissi narrative imprimendo un'accelerazione eccessiva al film; senza, peraltro, che tutto risulti chiaro a chi non ha letto il romanzo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 ottobre 2000)

"Il protagonista Vincent Cassel, marito di Monica Bellocci, è pure la metà di una coppia di poliziotti impegnata in indagini affannose e frustranti (...). Il film è tratto dal romanzo di Jean-Christophe Grangé, gli avvenimenti sono spinti oltre il verosimile e al di là dell'eccesso: è abituale per il giovane regista francese di 'Assassins', Mathieu Kassovitz, che per la prima volta realizza un film da un soggetto non suo; se la storia è meno ardita e personale lo stile resta il più duro e contemporaneo". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 novembre 2000)

"Come qualcuno ha notato, 'I fiumi di porpora' ha qualche somiglianza con 'Seven', di David Fincher. Pur essendo l'ambientazione differente anche la pellicola francese è immersa in un'atmosfera plumbea e inquietante: e si respira un'aria quasi metafisica nella scoperta di una società non meno colpevole dei mostri che partorisce. Su questo piano, ben coadiuvato dall'ottimo direttore di fotografia Thierry Arbogast, Kassovitz si dimostra all'altezza". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 29 ottobre 2000)
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