I DUE COMPARI

ITALIA - 1955
Giovanni Bettini, venditore ambulante di penne stilografiche, è vedovo ed ha una figlia, Giulietta, ch'egli, a prezzo di gravi sacrifici, fa educare in un collegio signorile, alimentando in lei l'illusione di essere la, figlia di un ricco ed importante uomo d'affari. Ma viene il momento, in cui Giulietta, avendo terminato i suoi studi, deve lasciare il collegio. Giovanni, accompagnato dal suo aiutante, Ciccillo, si reca al collegio e durante la festa d'addio fa la conoscenza del ricco industriale Carletti, la cui figlia Albertina è amica della sua figliola. Suo malgrado, Giovanni si vede costretto ad accettare, per un giorno, l'ospitalità che l'industriale offre loro nella propria villa, dov'egli fa la conoscenza del figlio del suo ospite, Enrico, che da tempo nutre sentimenti d'affetto per Giulietta. Il giorno dopo in treno, Giovanni vorrebbe rivelare alla figlia la verità, ma ne è impedito da varie circostanze, mentre l'incontro con conoscenze di collegio di Giulietta lo obbligano a prendere con lei alloggio in un grande albergo. La mattina seguente, mentre per la strada cerca di vendere le sue penne per procurarsi il denaro per pagare il conto dell'albergo, Giovanni s'imbatte in Giulietta, che ha così la rivelazione della verità. Qualche giorno dopo Carletti va a trovare Giulietta nella sua povera casa, per dirle che Enrico gli ha parlato del loro amore e che egli approva la scelta del figlio; Giulietta però gli risponde che si tratta di ragazzate da non prender sul serio. Ma il dolore provato dalla povera ragazza è troppo forte ed essa s'ammala. Questa è una nuova fonte di amarezza e di preoccupazione per Giovanni, che un giorno, rientrando in casa, ha la sorpresa di trovarvi tutta la famiglia Carletti, occupata a preparare una buona cena. Giulietta è sorridente e felice in compagnie di Enrico. L'industriale s'avvicina a Giovanni, dicendogli che avrebbe dovuto dirgli la verità: egli stesso è felice che suo figlio abbia trovato una brava ragazza come Giulietta.

CAST

NOTE

MUSICA DIRETTA DA: ALBERTO PAOLETTI

CRITICA

<<(...) E' una storia brillante con spunti sentimentali e patetici e con un finale abbondantemente ottimistico (...) Borghesio ha realizzato il film con scioltezza, studiandosi di rendere per quanto possibile meno evidenti le numerose incongruenze del soggetto>>. (A. Albertazzi, <>, 19,15/10/1955).
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