Ho sparato a Andy Warhol

I Shot Andy Warhol

USA, GRAN BRETAGNA - 1996
Ho sparato a Andy Warhol
Il 3 luglio 1968 Andy Warhol - icona della pop art - viene ferito gravemente da Valerie Solanas, femminista militante e assidua frequentatrice della sua 'Factory', frustrata perché l'artista non prende minimamente in considerazione la sceneggiatura che lei ha scritto affinché lui ne faccia un film...
  • Durata: 93'
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Produzione: KILLER FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES - 2OTH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
  • Vietato 14

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.

CRITICA

" 'Ho sparato ad Andy Warhol' ci informa sotto brevità che il meschino artista morì una ventina d'anni dopo senza essersi mai rimesso dalle ferite riportate; e che Valerie, giudicata irresponsabile e reclusa per tre anni in manicomio, si spense per malattia nell'89. Opportunamente girato in un aspro bianco e nero (anche l'operatore è una donna, Ellen Kuras) il film nella sua programmatica sobrietà ha un impeto incalzante e persuasivo; e si raccomanda per la fermezza dello sguardo e l'equilibrio del giudizio". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 5 luglio 1997)

"Presentato l'anno scorso a Cannes, il film d'esordio della giornalista Mary Harron ricostruisce l'episodio' per ricostruire un mondo, che tuttavia non riesce a vivere completamente: per l'acerba direzione di un cast vastissimo, un coro di voci intorno a una protagonista eccessiva, dirompente, per la debole focalizzazione dell'antagonista, un Warhol che riesce assai imperfetto a Jared Harris, figlio di Richard (non regge il paragone con il Warhol di David Bowie in 'Basquiat'). Non ci sarebbe il film invece senza la giovane, bravissima Lily Taylor, fanatica e durissima Valerie, perfino insopportabile tanto è ostinata la sua inadattabilità al mondo, alla società americana, al liofilizzato estetismo di Wahrol. Vale il biglietto". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 6 luglio 1997)

"Affidandosi alla straordinaria interpretazione di Lily Taylor, il film pedina la Solanas nella spirale paranoica: peccato che manchi sullo schermo una vera drammatizzazione, il coraggio del punto di vista. Rimane tra le righe la bella intuizione della Harron, è cioè che la sparatrice e la vittima condividevano un comune fondo di autentica disperazione". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 5 luglio 1997)

"Singolare figura d'intellettuale dropout e marginale, la Solanas cercò di frequentare la Factorv, tentò invano di entrare nelle grazie del misogino e schizzinoso Warhol, di sottoporgli i suoi scritti, di avvicinarsi a quel mito in progress che lei, comunque, ammirava. Ma la regia insicura (che accentua soprattutto il "sordido" e che confrontare impietosamente due trasgressioni) e una sorta di disadorna comunione tra arte e morte rendono il film un po' sciatto, anodino, sprecato, drammaturgicamente inconsistente, nonostante alcune belle scene d'epoca. Tre le cose migliori: l'interpretazione di Lili Taylor, attrici off-off, Stephen Dorff nei panni della drag-queen Candy Darling e una splendida colonna sonora che rivisita gli anni '60 con brani dei R.E.M., di John Cale, Luna e Sergio Mendes". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 10 luglio 1997)
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