Grande, grosso e... Verdone

ITALIA - 2008
Grande, grosso e... Verdone
Primo Atto: Leo e Tecla Nuvolone, con i figli Clemente e Sisto, devono partecipare al raduno nazionale dei boy scout ma l'improvviso decesso dell'anziana madre di Leo, manda a monte il programma. Tra l'impresario di pompe funebri, il burrascoso viaggio fino al cimitero e l'improvvisa apparizione di Guerrino, il fratello di Leo giunto dall'Australia, quella che doveva essere una giornata di festa si trasforma per la famiglia Nuvolone in un vero e proprio supplizio.
Secondo Atto: Callisto Cagnato, illustre docente universitario di Storia dell'Arte, è rinomato per il suo carattere severo e dispotico che non esita a manifestare anche in casa, tanto che suo figlio Severiano, ventenne studente di pianoforte al conservatorio, è cresciuto con profonde paure e insicurezze che lo hanno fatto chiudere in se stesso. Convinto che per il figlio sia giunto il momento di rompere il ghiaccio con le ragazze, Callisto organizza un incontro tra Severiano ed una sua studentessa, Lucilla, anche lei molto timida e ben educata, orfana dei genitori e che vive presso delle suore. I due ragazzi entrano subito in sintonia con grande soddisfazione del professore, ma in breve tempo iniziano a desiderare più tempo per stare insieme da soli. Il loro desiderio sembra materializzarsi quando, durante una visita alle catacombe, Callisto scompare nei cunicoli labirintici...
Terzo atto: Moreno ed Enza Vecchiarutti, gestori di una catena di negozi di telefonia, sono sposati da tempo ma stanno vivendo una profonda crisi di coppia. Inoltre, il figlio Steven a soli 14 anni è già un ultrà bandito dai campi di calcio. Per ritrovare un barlume di equilibrio in famiglia, lo psicologo che ha in cura Steven consiglia ai coniugi Vecchiarutti di fare una bella vacanza tutti insieme. La scelta cade su un soggiorno al prestigioso Hotel San Domenico di Taormina, luogo di sobria eleganza ed antica tradizione. Moreno, Enza e Steven, però, sono decisamente diversi nei modi e nell'aspetto dalla normale clientela dell'albergo e la differenza non tarda ad emergere. Tra l'altro, con il passare dei giorni i conflitti familiari invece di placarsi si fanno più intensi, tanto che i coniugi non tardano a rivolgere altrove le loro attenzioni. Moreno è attratto dalla bella e sofisticata Blanche, mentre Enza, che per gelosia ha abbandonato l'albergo e si è trasferita in un altro posto insieme al figlio, è l'oggetto dell'interesse di Fabio Muso, un attorucolo diventato celebre dopo aver partecipato ad un reality show. Abbandonato a se stesso, Steven stringe invece un forte legame con Carmela, la ragazza della reception.
  • Altri titoli:
    Grande, grosso & Verdone
  • Durata: 131'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Produzione: AURELIO E LUIGI DE LAURENTIIS PER FILMAURO
  • Distribuzione: FILMAURO
  • Data uscita 7 Marzo 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dice che non avrebbe voluto, ma non poteva fare altrimenti. La richiesta dei fan, d'altronde, non poteva rimanere inevasa, e spinto da qualcosa come "1371 e-mail" Carlo Verdone - d'accordo con il produttore Aurelio De Laurentiis - ha deciso di misurarsi nuovamente con le maschere che fecero la sua fortuna sin dagli esordi in tv, in qualche modo riproposte nel '95 con Viaggi di nozze. Già allora, però, lo scarto con i cult del passato era lampante, e i veri puristi (imitatori più o meno occasionali capaci di riproporre nella vita di tutti i giorni battute e situazioni presenti in Un sacco bello o Bianco, rosso e Verdone, senza dimenticare i vari Borotalco, Acqua e sapone o Troppo forte) storsero un po' la bocca. Oggi, tredici anni più tardi, i tic e le nevrosi dei vari Leo, del nuovo Furio (ora professor Cagnato) o del coatto postmoderno Moreno, già Ivano, ancor prima Enzo, perdono ancor più in naturalezza, soccombono di fronte ad una programmaticità che spaventa, non riescono ad avere la meglio su un testo imbastito a tavolino, troppo pensato ma a ben vedere poco sentito: già la struttura di Grande grosso e... Verdone (titolo deciso dagli stessi ammiratori che tanto hanno spinto affinché il regista e attore romano tornasse a raccontare l'Italia attraverso i suoi personaggi più amati), non più ad incastro ma in tre episodi separati, potrebbe essere l'indizio - se non proprio una "prova" - di una difficoltà che, a conti fatti, costringe Verdone a dilungarsi oltre misura (131' sono davvero troppi), improvvisando "vezzi" nemmeno immaginati un paio di decenni fa (i figli di Leo doppiati dallo stesso attore, il duetto con l'amico d'infanzia Stefano Natale, fonte d'ispirazione, non solo per la voce, nel tratteggiare la figura dell'ingenuo "broccolone"), sforzandosi per inventare sviluppi narrativi o situazioni aderenti agli aspetti più "a basso costo" della nostra quotidianità (la Gerini moglie del coatto che a Taormina riconosce un vip protagonista dell'"Isola dei primitivi"...), impossibilitato - per una serie di motivi - a rapportarsi con attori/caratteristi indimenticabili (Mario Brega, la Sora Lella - riposino in pace - Angelo Infanti, lo stesso Christian De Sica, Renato Scarpa, Angelo Bernabucci e via discorrendo) oggi sostituiti da cabarettisti (Geppi Cucciari) o intrattenitori notturni (Massimo Marino), segno probabilmente che la "genuina professionalità" di quei tempi è oggi più che mai irripetibile, ricordo di un cinema che, volenti o nolenti, non tornerà più.

NOTE

- LE RIPRESE SONO INIZIATE IL 3 SETTEMBRE E SONO DURATE 11 SETTIMANE. IL FILM E' STATO GIRATO A OSTIA, ROMA E A TAORMINA.

- NASTRO D'ARGENTO DELL'ANNO 2008.

CRITICA

Dalle note di regia: "Negli ultimi due anni sono arrivate al mio Fun club quasi 1400 e-mail che chiedevano di riportare sullo schermo i miei personaggi più divertenti. Così Leo di 'Un sacco bello', Callisto di 'Bianco Rosso e Verdone' e Moreno di 'Viaggi di nozze', tornano invecchiati e peggiorati nei loro difetti. Le storie sono state concepite come se fossero tre differenti, piccole, pellicole. Anche la fotografia è stata concepita in maniera diversa per ognuna delle storie. Storie che non si incrociano mai, ma che 'hanno come comun denominatore l'immensa volgarità dei nostri tempi'."

"Verdone ritorna alla galleria dei tipi nazionali e ridà vita alle sue caratterizzazioni più applaudite facendone i protagonisti di tre episodi che formano il film. La capacità di leggere i tempi attraverso i personaggi funziona con Moreno ed Enza (...) Ci riesce meno con il candido Leo (...) e stenta decisamente col professor Callisto, il cui involontario sadismo è troppo monocorde per appassionare davvero lo spettatore. In tutti gli episodi ritrovi la forza mimetica dell'attore Verdone, la sua abilità di cogliere tic e manie nazionali, ma solo nel terzo c'è anche la capacità di leggere, attraverso i personaggi, il Paese che li ha generati e poi trasformati nei suoi paladini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 marzo 2008)

"E' un film per divertirsi, scritto e recitato per divertire (tuttavia non tutto il cast funziona a dovere), ma anche un allarme diciamo pure accorato su come vanno le cose nella convivenza in-civile e nella famiglia. Verdone cerca e in larga parte trova registri lontani dalla tradizione dei nostri più genuini mostri della commedia. Anche se rimane resistente il cordone ombelicale che lo lega al Sordi di 'mamma mia che impressione', del 'Moralista' o di 'dove vai in vacanza'. Meno feroce del suo predecessore, ma anche suo malgrado costretto a un maggior pessimismo, forse Verdone non è del tutto contento di questo pesante fardello del quale vorrebbe affrancarsi. Convinto che i tempi diversi richiedano uno sguardo diverso." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 7 marzo 2008)

"Ammesso che davvero 'Grande, grosso e... Verdone' chiuda un ampio ciclo di maschere cinematografiche, lo fa quasi a livello dell'apertura. Ma naturalmente manca l'effetto-novità." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 marzo 2008)

"Alla fine dei 131 minuti, forse si esce convinti di non aver riso come avremmo sperato, soprattutto dopo un film divertente come il precedente 'Il mio miglior nemico' con Silvio Muccino. Probabilmente Verdone ha bisogno di avere a fianco degli attori che gli trasmettano energia per farci davvero ridere. Ma forse in questo film voleva trasmetterci il malessere che proviamo rispetto alla volgarità della società dove viviamo. E questo non fa più ridere." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 7 marzo 2008)

"Il film realizzato con leggerezza e con segreta disperazione ha poi il vantaggio d'avere un protagonista quale Carlo Verdone: se come sceneggiatore o regista non ha fatto progressi straordinari, come interprete diventa, con mezzi sempre più espressivi e raffinati, sempre più bravo." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 20 marzo 2008)

"'Grande, grosso e ... Verdone' non manca di difetti (incongruenze, situazioni non credibili, lentezze) ma Verdone è un interprete sempre più bravo e straordinario. Per misurare il suo talento crescente basterebbero il modo rigido e saltellante di camminare, le spalle squadrate del professore, oppure la faccia appassita e imbarazzata del coatto arricchito. Verdone riesce sempre a esprimere la natura magari spregevole del personaggio, e insieme a farsi voler bene dagli spettatori per la sua genialità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 marzo 2008)
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