E la nave va

ITALIA, FRANCIA - 1983
E la nave va
"Il film è la storia di un viaggio, un viaggio per mare, per compiere un rito, un viaggio che si suppone sia avvenuto sessant'anni fa, alla vigilia della prima guerra mondiale". Così, molto dimessamente, Fellini presenta il suo film: "E la nave va". Siamo infatti nel luglio 1914. Il piroscafo "Gloria N" sta per salpare dal molo n. 10 di un porto italiano. E' una crociera omaggio-funebre alla cantante dalla voce divina Edmea Tetua, le cui ceneri saranno disperse sul mare, nei pressi dell'isola Erimo, dove la cantante è nata. Ci troviamo così sulla nave con un campionario di varia umanità: cantanti, impresari, maestri di canto, direttori d'orchestra, ammiratori, nobili, perfino un granduca prussiano, Harzock, con la sorella cieca veggente principessa Lherimia e la loro piccola corte, oltre agli ufficiali e marinai di bordo. Su tutti aleggia la grande cantante scomparsa, Edmea: di lei si parla, si tessono elogi, si cerca perfino di evocarla con una seduta spiritica. Fra questa folla s'insinua, compare e scompare, il giornalista Orlando, il quale si affanna a raccontare agli spettatori aneddoti, indiscrezioni, confidenze, presenta i vari personaggi, con le loro piccole storie e ridicole manie. Tutto prosegue fra le noie e le varietà del gran mondo, finchè il piroscafo accoglie a bordo dei serbi, naufraghi, sfuggiti agii orrori della guerra scoppiata con l'Austria, dopo l'uccisione del granduca Ferdinando a Serajevo. Il campionario umano della "Gloria N" si arricchisce del variopinto folklore popolare. Le due società, nobile e plebea, fraternizzano, finchè compare la nave ammiraglia austriaca a richiedere la consegna dei naufraghi. Solo per l'intervento del granduca Harzock è possibile completare la crociera funeraria e spargere le ceneri di Edmea in prossimità dell'isola Erimo. Quindi i naufraghi serbi vengono calati nelle scialuppe per essere consegnati agli austriaci; ma un giovane serbo lancia una bomba sulla ammiraglia austro-ungarica, la quale scarica i suoi cannoni sulla nave italiana e la "Gloria N" cola a picco. L'ultimo saluto agli spettatori lo darà, con uno sberleffo, il giornalista Orlando, mentre si mette in salvo con una scialuppa.
  • Altri titoli:
    AND THE SHIP SAILS ON
  • Durata: 132'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, 35 MM
  • Tratto da: Testi delle opere liriche di Andrea Zanzotto
  • Produzione: RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA, VIDES CINEMATOGRAFICA, GAUMONT, FILMS A2, S.I.M. SPA
  • Distribuzione: GAUMONT

NOTE

- PREMIO DAVID 1984 PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR SCENEGGIATURA (FEDERICO FELLINI E TONINO GUERRA), MIGLIORE SCENOGRAFIA (DANTE FERRETTI), MIGLIOR FOTOGRAFIA (GIUSEPPE ROTUNNO).

- ARREDAMENTO: FRANCESCA LO SCHIAVO, MASSIMO TAVAZZI.

CRITICA

"Lo stile al quale Fellini ricorre stavolta non è l'esuberante grottesco che l'ha reso famoso. E' lo stile dell'iperrealtà, il quale rifiuta la deformazione caricaturale e accentua i dati espressivi. E non soltanto dei personaggi: del cinema stesso che qui si interroga, per cui il film si finge girato, all'inizio, nell'epoca del muto, quasi fosse un vecchio reportage con debite didascalie, a poco a poco emergono i suoni, e passando attraverso il seppia e il bianco e nero, affiorano infine tutti i colori." (G.Grazzini - Cinema '83).

"Noi siamo stati aggrediti e coinvolti soprattutto dalla parti con musica, dal prologo dei coristi, dal pranzo con sfondo di Caikovskii, dall'epilogo melodrammatico. Nell'attesa che sta in mezzo il punto centrale non ci è parsa la cerimonia delle ceneri in mare, ma la sorprendente recita nella sala macchine. Come in un antro d'inferno, i cantanti in visita ai fuochisti ricevono la richiesta di una esibizione e si sforzano, in gara, di superare con gli acuti il rumore delle macchine e gli sbuffi delle caldaie. Bellissimo, un'illusione non poteva essere meglio parodiata." (Stefano Reggiani, "La Stampa", 11 settembre 1983).

"Con 'E la nave va' (1983) approdo di personaggi e situazioni tra melodramma e amarezza tragicomica,
Fellini torna a infilare nostalgie, ricordi, sogni, aneddoti, simboli, macchiette, incanalandoli in un racconto sontuoso d'artificio con musica operistica ottocentesca di convenzione, nell'inquieta speranza di poter ridominare un senso ormai immedicabile di angoscia e di morte con un affondo plateale, decadente e romantico insieme, nel gran fiume ampolloso della tradizione musicale d'opera italiana. Prova ne sia che ad ogni slargo delle immagini sul versante musicale, il film acquista di colpo un suo malioso mordente. Lo è agli inizi, quando il prologo, con immagini mute, fotogrammi seppiati, striati a pioggia, didascalie stile floreale, movimenti pupazzeschi, accelerati, dei personaggi che vengono ed escono dal quadro non senza cercare curiosamente l'impatto con l'obiettivo, senza rumori esterni se non quello di un fantomatico apparecchio di ripresa e proiezione, lascia gradualmente posto, con modifiche appena avvertite, prima a qualche intrigo sonoro, poi ad alcune battute, quindi a un avvio breve del mentore dell'azione scenica, un cronista d'epoca inviato sul posto, e infine al canto corale di tutti gli astanti." (Alberto Pesce, "Oltre lo schermo", Morcelliana, 1988).

"Il film piace per come individua le passioni sceniche di una stagione conclusa anche se non vi mancano allusioni a pericoli propri anche dei nostri giorni. Favorito da una suggestiva 'lettura' dei vezzi di un'epoca, alla cui nascita molto deve avere contribuito lo sceneggiatore Tonino Guerra. E la nave va si vale delle magistrali atmosfere fotografiche create da Giuseppe Rotunno e delle soluzioni scenografiche, anch'esse notevoli. di Dante Ferretti.Nonostante che quasi ogni scena - presa a sé - possa dirsi riuscita, il film di Fellini (specie a una seconda visione) coinvolge ora di più ora di meno. Buonissimi sono l'inizio e i primi capitoli. A metà film, a risarcimento di un'attenzione pretesa fin lì da ogni particolare, si corre il rischio di distrarsi. Ma il lungo brano della danza dei profughi ci riporta nel mezzo del gioco. E la nave va, è stato notato da alcuni critici, ha almeno tre o quattro finali. L'osservazione è esatta. Forse Fellini non ha avuto l'animo di congedarci con una nave (il nostro mondo. no?) che salta in aria. A mo' di consolazione ci ha mostrato il protagonista del film - il giornalista che, con le sue confidenze, ci ha avvicinato fin lì tutte quelle persone scomparse - che cerca scampo su una barca assieme al già ricordato e piuttosto sbalordito rinoceronte." (Francesco Bolzoni, "La barca dei comici", Ed. Ente dello spettacolo, 1986).


"Non spaventi il pessimismo felliniano e non suggerisca allo spettatore un film tetro e predictorio. E la nave va, infatti, è tutto il contrario: e una vena di divertimento lo percorre da capo a fondo e anima personaggi e situazioni, spesso irresistibili, sempre affascinanti nella genialità dell'invenzione e nello splendore della figurazione." (Paolo Valmarana, "Il Popolo", 8 ottobre 1983).

"In un contesto di generico catastrofismo, che si concede qualche pausa sarcastica e qualche simbolo di puro effetto fantasy, Fellini dispiega, naturalmente, la propria sapienza tecnico-formale; ma confessiamo di non apprezzare né le smorfie illusionistiche né gli apologhi iettatori né il gemito della macchina da presa furbesca. Non ci piace, insomma, la Pretestuosità Poetica di cui il grande riminese fa uso e abuso per proporre idee striminzite e angosce convenzionali." (Valerio Caprara, "Il Mattino", 7 ottobre 1983).

"La morte che nelle opere in costume o in Amarcord si era presentata con un volto familiare, con 'E la nave va' assume il carattere metaforico dell'incubo nucleare prossimo venturo. Però anche in questo film si apre una doppia linea di fuga: quella della finzione nella finzione e quella della possibilità per qualcuno di sopravvivere alla catastrofe ricreando, con due sole unità, l'uomo e il rinoceronte, la versione tascabile dell'arca di Noè. Un pericolo che non è certo esorcizzabile con un piccolo teatrino di figure cinematografiche." (Gian Piero Brunetta, "Cent'anni di cinema italiano", Laterza 1991).
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