Due vite x caso

ITALIA - 2009
Matteo Carli è un ragazzo di 24 anni, ma in questa storia il suo nome non ha importanza, potrebbe chiamarsi in qualsiasi altro modo. Quel che conta è che la vita per lui è un ventaglio aperto di possibilità, un supermercato pieno zeppo di articoli. Basta solo scegliere e allungare una mano per prendere ciò che si vuole. Una sera di pioggia, però, non riesce a frenare in tempo e con la sua auto tampona una volante della polizia. Gli agenti in borghese lo picchiano e, dal momento che lui oppone resistenza, lo trascinano in questura. Da quel momento la vita per lui non è la stessa. Niente ha più lo stesso sapore: neanche le serate al pub o la relazione con la barista più carina e corteggiata. Neanche con il suo migliore amico, quello che riesce a sdrammatizzare ogni situazione, o con i suoi genitori riesce a essere se stesso. Ha una rabbia che lo consuma e che gli urla di cominciare a scegliere.
Poniamo il caso, però, che quella stessa sera dell'incidente, la sua macchina abbia frenato in tempo e il tamponamento non sia mai avvenuto. Che lui abbia continuato a lavorare al vivaio, a frequentare il solito pub ma che, invece che con la barista, abbia iniziato una relazione con una cliente del vivaio, una ragazza di buona famiglia. Nessuno si accorgerebbe di niente. Da fuori nessuno avvertirebbe un cambiamento: neppure il suo migliore amico o i suoi genitori. La rabbia dentro di lui però continuerebbe a urlargli di scegliere. Non si può più aspettare.

CAST

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI (MIBAC), REGIONE LAZIO.

- PRESENTATO AL 60. FESTIVAL DI BERLINO (2010) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.

- NASTRO D'ARGENTO 2010 A ISABELLA RAGONESE (PREMIATA ANCHE PER "LA NOSTRA VITA" DI DANIELE LUCHETTI) COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (EX AEQUO CON ELENA SOFIA RICCI E LUNETTA SAVINO PER "MINE VAGANTI" DI FERZAN ÖZPETEK).

CRITICA

"'Due vite per caso' è piuttosto una riflessione sull'incertezza e persino sull'inedia che avvolge una generazione, quella dei trentenni che la società italiana vuole eterni ragazzi per meglio parcheggiarli in un limbo collettivo. (...) Il meccanismo narrativo è quello, persino abusato, delle 'sliding doors' - che un tempo avremmo chiamato pirandelliano - del caso che determina la catena degli eventi e con essi il destino (magari ugualmente banale) degli individui. Aronadio non si lascia travolgere dallo schema e chiude la partita con la ricomposizione, ovviamente infelice e assai dolorosa, delle due anime di Matteo in cui è possibile rintracciare l'eco di recenti tragici avvenimenti. Nonostante che il film sia sporco in molti punti e, a tratti trasandato, poco accorto in alcuni passaggi narrativi, e presenti qualche concessione di troppo alla cinefilia (Truffaut sta bene in cineteca e Sanguineti da Chiambretti) il fatto che il progetto originale emerga comunque, dimostra che l'originalità che si chiede a un'opera prima esiste e lascia ben sperare. Il doppio Matteo è ben sintetizzato da Lorenzo Balducci mentre Isabella Ragonese dà corpo non solo a una bella barista ma anche a qualche idea forte del film." (Andrea Martini, 'Nazione, Carlino, Giorno', 12 febbraio 2010)

"Un personaggio, due destini. Basta un attimo a cambiare un'esistenza e in 'Due vite per caso', come in 'Sliding Doors' (e prima ne 'Il Caso di Kieslowski'), il protagonista imbocca due strade opposte. (...) L'intenzione è chiara: in filigrana scorrono i troppi giovani morti per caso di questi anni, il clima di violenza latente l'autoritarismo vischioso di questi anni (si pensa al G8 di Genova e alla fine di Carlo Giuliani, ma non solo). Il risultato convince a metà. Il meglio è nel contorno le famiglie, gli amici, gli amori vissuti nelle due vite di Matteo. Il tutto però suona un poco timido per crederci fino in fondo. Sorprendersi per sorprendere, è la prima regola. Ecco, forse Aronadio non si è sorpreso abbastanza" (Fabio Ferzetti, 'Messaggero', 7 maggio 2010)

"Passato per Berlino, il film prende di mira poliziotti e carabinieri, che se ne infischieranno. Come la maggior parte del pubblico s'infischierà del film." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 maggio 2010)
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