Due partite

ITALIA - 2009
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Due partite
1966. Quattro amiche si incontrano con il pretesto di giocare a carte e si confidano speranze, successi e delusioni. Trent'anni dopo saranno le loro figlie a incontrarsi al loro posto mostrandoci quanto è cambiata la società italiana senza che i sogni delle madri si siano relizzati.
  • Altri titoli:
    L'uomo per me
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: dalla commedia teatrale "Due partite" di Cristina Comencini (Feltrinelli Editore)
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 6 Marzo 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Due generazioni di donne a confronto. La prima, maturata negli anni '60, è formata da quattro amiche che ogni giovedì si ritrovano attorno a un tavolo per giocare a carte. Sfumature dell'universo femminile: la sarcastica (Margherita Buy), l'avvelenata (Paola Cortellesi), la romantica (Marina Massironi) e l'ingenua (Isabella Ferrari), quest'ultima in dolce attesa. Sul tavolo, oltre alle carte, segreti e bugie del gentil sesso. Chi ha il marito con l'amante, chi l'amante e il marito, chi combatte con la distrazione degli uomini, chi con le preoccupazioni del parto, e tutte con la frustrazione latente. Passano 30 anni e intorno a quel tavolo si siedono le figlie (Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi e Alba Rohrwacher). I tempi sono cambiati, gli uomini hanno perso potere e gli angeli del focolare hanno fatto carriera. Ma il pianeta donna non ha ancora trovato la sua bussola… Tratto dalla pièce di Cristina Comencini, Due partite è Quello che le donne non dicono per immagini, con la fatica di durare molto di più. Monteleone, lontano dal cinema dai tempi di El Alamein (2002), ci mette la firma e nulla di più. Conserva il tavolo da gioco, i colori pop, la ferrea suddivisione in 2 atti: il primo finisce con una nascita, il secondo inizia con una morte. Ci spalma sopra canzoni d'epoca (3 sono di Mina: Se telefonando, E' l'uomo per me e Un anno d'amore, con l'aggiunta di un brano di Ludovico Einaudi che nei '60 avrà avuto dieci anni!), citazioni colte (Silvia Plath e Rilke), qualche rigurgito post-femminista, e la frittata è fatta. Insipida e indigesta. Un'ora e mezza di primi e primissimi piani all'interno di uno spazio unico, e interminabili monologhi su famiglia, figli e lavoro che, se esaltano tic e smancerie delle interpreti, stordiscono il pubblico. Dopo venti minuti manca già l'aria, ma a restarci secca è soprattutto la personalità della donna, capace di definirsi solo a partire da un paradigma maschile. Doppio equivoco, ideativo e formale, e un pessimo risultato: Due partite, zero punti.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE.

- RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI E MARCO CHIMENZ SONO CANDIDATI AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIORI PRODUTTORI (PER LA PRODUZIONE DELL'ANNO CHE COMPRENDE ANCHE: "QUESTIONE DI CUORE", "DIVERSO DA CHI?" E "SOLO UN PADRE""); TUTTE LE INTERPRETI SONO CANDIDATE COME MIGLIORI ATTRICI NON PROTAGONISTE; LE ALTRE CANDIDATURE SONO PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI.

CRITICA

"'Cinema teatrale', molto raffinato, ma la carne al fuoco è tanta e dalla convenzione scenica alla concretezza del cinema, dalla distanza fisica all'implacabile potenza del primo piano un po' di efficacia va persa, a favore dell'inventario."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 6 marzo 2009)

"Dal fortunato - perché ben scritto - testo teatrale di Cristina Comencini, regista/scrittrice figlia d'arte. (...) Giusto affidarsi ad attrici diverse (a teatro non era così): Valeria Melillo e Claudia Pandolfi sono molto brave, Carolina Crescentini molto migliorata, Alba Rohrwacher sempre molto. Cinema italiano da tinello, ma è film/palcoscenico, va bene così. Doppio poker di attrici eccellenti: molte dalla fiction vengono, ma nulla della bertuccia fiction nostrana portano qui. E quando ci ricapita?" (Alessio Guzzano, 'City', 6 marzo 2009)

"L'idea della messa in scena è quella di lasciare gli uomini fuori dal quadro ma di interrogarli silenziosamente per i loro comportamenti, ieri senza colpevolizzarli più di tanto (anche le madri malmaritate finiscono per accettare quel molo di cui si sentono in buona parte co-responsabili) e oggi chiamandoli in causa direttamente, chiedendo loro ragione delle proprie azioni, ma sempre senza nascondere le proprie responsabilità. Peccato che alla fine la sensazione sia più quella dell'esercizio d'intelligenza che d'introspezione, dove la prova d'attrice vince su quella di regia e l'atteggiamento che si chiede al pubblico sia quello di ammirare il funzionamento di un meccanismo ben oliato piuttosto che quello di immedesimarsi o di appassionarsi per qualcuna delle otto vite raccontate." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 marzo 2009)

"Brillante trasposizione di una commedia di Cristina Comencini, diretta da Enzo Monteleone. Mina impazza nelle colonna sonora. Otto attrici da elogiare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 marzo 2009)

"C'è un certo odore di vecchi merletti in questo film, un po' lo stesso che si respirava in 'scena, con la stessa carta vincente - è il caso di dirlo visto che le madri si vedono ogni giovedì per giocare a carte - è il cast: otto attrici tra le migliori del cinema italiano, cosa che però sottolinea ancora di più il senso di vuoto. Infatti con una materia così bella, dolorosa, eccitante, antica - il rapporto madrefiglia - le sfumature possibili erano infinite. Come le opportunità di giocarsi infiniti registri di personalità, paradossi, recitazione, sfumature di toni. Invece queste otto donne, madri&figlie, sono tutte un po' delle figurine, le prime con gli abiti vintage, le seconde tutte nerovestite, avvilite in ruoli incollati su di loro di noiosa superficialità. Di cosa parlano queste donne, anche la più fragile, che si suiciderà in vecchiaia, come la madre, come se fosse un destino delle donne di famiglia? Di maschi. (...) Roba da posta del cuore, di quelle trascinate Ma senza vivacità, con uno sguardo sulle donne che diventa persino irritante (e è una donna a averlo scritto!) in questa sua formattazione banale. Isteriche, crudeli, lacrime e baci. Che strazio." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 marzo 2009)

"'Due partite' era una pièce teatrale di Cristina Comencini, ora è un film di Enzo Monteleone, ma il passaggio di testimone (e di sesso) non aggiunge granché. Il film si accontenta di illustrare la commedia come le attrici si accontentano di recitare i dialoghi, spesso brillanti, anche molto bene, ma senza uscire dal bon ton." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 marzo 2009)
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