Due amici

ITALIA - 2001
Due amici
Pino e Nunzio sono due siciliani che vivono e lavorano nella periferia di una grande città. Uno pescivendolo, l'altro operaio, condividono lo stesso tetto e poco più: le loro rare conversazioni, che avvengono in dialetto messinese, sono più che altro una serie di domande che Nunzio fa a Pino in maniera infantile e quasi ossessiva, cui Pino, però, non si sottrae mai, anche se le sue risposte sono molto stringate. Il loro abituale modus vivendi sembra messo in crisi a causa di due eventi: il licenziamento di Nunzio dalla fabbrica di vernici dove è impiegato ed il quasi contemporaneo irrompere nella sua vita della lavascale Maria. Ma il loro rapporto si rivelerà più solido del previsto.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: testo teatrale "Nunzio" di Spiro Scimone
  • Produzione: SCIARLO', MEDUSA FILM, TELE+
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 6 Settembre 2002

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: GIUSEPPE TORNATORE.

-FONICO D PRESA DIRETTA: MARCO TIDU, VITO MARTINETTI.

- PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA 'LUIGI DE LAURENTIIS' - LEONE DEL FUTURO ALLA 59MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2002).

CRITICA

"Pino è un killer silenzioso e scontroso. Nunzio è un operaio chiacchierone dal cuore d'oro. Sono siciliani e condividono un piccolo appartamento in una città del Nord. Nunzio cerca l'amore. Pino, solo il silenzio. Applaudito e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, 'Due amici' di Scimone e Sframeli è un'opera prima che mescola il teatro di Beckett con il cinismo televisivo di Ciprì e Maresco. E alla fine, c'è anche un tocco di ottimismo che non guasta affatto". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 settembre 2002)

"Una mirabile coppia di autori/attori provenienti dall'(ottimo) giro del teatro fuori dal grande giro porta sullo schermo un proprio surreale cavallo di battaglia che ha fatto parlare - tutt'altro che a sproposito - di 'Beckett alla siciliana'". (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2002)

"Strano film quest'esordio accolto nella Settimana della Critica a Venezia: sbilanciato, generoso, ambizioso, teatraleggiante. Arriva infatti da una fortunata pièce, 'Nunzio', che sul palcoscenico vantava la regia di Carlo Cecchi, ma, sorpresa, la cinepresa vola, il montaggio propone soluzioni non banali, la narrazione si nutre di tormentoni verbali e visivi che fanno pensare a un'idea di cinema solida e sicura, che sa bene cosa ottenere dal proprio sguardo. Ciò che convince meno e che, non di rado, infastidisce, è l'interpretazione di Sframeli, al quale il complice Scimone s'è clamorosamente dimenticato di ricordare le sostanziali differenze fra recitazione barocca, a uso e consumo di un pubblico costretto alla staticità, e recitazione cinematografica, aiutata dal movimento delle immagini e dunque votata all'accompagnamento. Importante il lavoro del direttore della fotografia, Blasco Giurato, già occhio di Giuseppe Tornatore. Autore evocato, curiosamente assieme a Gianni Amelio e al suo imprescindibile 'Così ridevano'. (Aldo Fittante, 'Film Tv', 10 settembre 2002)
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